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Scritta da: Chiara Garbuglia

Lo sanno tutti

Come si fa?
È facile.
Allora ci prendiamo, io te e tu me,
e ci buttiamo sul letto. E ci baciamo. Eh sì, ci dobbiamo baciare!
Sennò non funziona, lo sanno tutti!

Poi, dato che baciamo,
ci abbracciamo anche
e poi,
tu mi togli la maglia e io pure.
Io la tua, ovvio, che la mia l'hai tolta già tu.

Ecco.

Adesso è un po' difficile da scrivere, perché
quando si arriva a quel punto io me ne vado.
Fisicamente sto la, te lo assicuro,
ma con la testa me ne vado un po' qua e un po' la,
e guarda un po',
qua e la ci trovo pure te.

Allora che fai quella faccia,
se dove vado io, ci vai anche tu?
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    Scritta da: Chiara Garbuglia

    Una, slesh due, lisce lingue

    Prima c'era il contatto di due occhi,
    che a distanza di metri
    e particelle d'ossigeno invisibili ma indispensabili,
    s'incontravano,
    e si guardavano
    ancora.

    Poi c'era il contatto di due nasi,
    ma solo le punte.
    Solo quelle.
    Solo.
    Quelle.
    Che s'accarezzavo,
    si strusciavano
    come fa un gatto contro una gamba.
    Contro una sedia.

    Poi c'era il contatto di quattro,
    e sottolineo quattro,
    labbra.
    Due sopra
    e due sotto.
    Quindi quattro.
    Che si bagnavano di un caldo Dna,
    che si cercavano,
    e venivano trovate,
    da altre labbra
    o da una, slesh due, liscie lingue,
    che quando i due occhi, i due nasi, le quattro labbra si stavano incontrando
    quelle due una, slesh due, lisce lingue
    erano nascoste
    dietro le due sopra e due sotto, quindi quattro, moride labbra.
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      Scritta da: Chiara Garbuglia

      Di cose mai dette rimasero muti

      Lei gli dava la mano
      Più stretta
      E sicura
      E parlava d'amore come di fortuna;
      Lui invece fissava quegli occhi capaci
      Di parlargli d'amore
      Di fughe
      Di baci.

      Furon tempi in cui quelli
      Innamorati, sperduti
      Di cose mai dette rimasero muti.

      E se è vero che tutto
      Giova e rafforza,
      Quella d'amarla
      Fu la sua ultima mossa.

      Li trovarono fermi
      Sorridenti
      Un po' tesi
      Sulla sponda di un fiume
      Senza cieli e pareti,
      A sussurrarsi promesse
      Parole
      E canzoni
      Ad urlare di sogni
      Sfregiando emozioni.
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        Scritta da: Chiara Garbuglia

        Talk.

        Credo nel latte e caffè la mattina
        Nella violenza di un bacio dato dalla disperazione; nel profumo che ti resta addosso dopo ogni sconvolgente contatto.

        Credo nel sorrido di tua madre che ti accompagna alla porta il primo giorno di scuola; nel soldi che tua nonna, svelta e di nascosto, ti infila nei jeans.

        "Comprati qualcosa che ti piace!"

        Credo nelle persone che riescono a parlare solo se scrivono, e in quelle che balbettano perché i pensieri vanno così veloci, che la lingua, per quanto esperta e fluida, non riesce a stargli dietro.

        Credo che le persone abbiano semplicemente bisogno di qualcosa da dire, perché se non sanno scrivere e se balbettano, allora sì che sono finiti.
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          Scritta da: Chiara Garbuglia

          Invece dovresti

          Ho deciso. Provo qui. Alzo le braccia, tese, distese in aria
          mentre guardo in basso. Ammorbidisco le gambe,

          mi spingo. Vado.

          Le mani entrano, sprofondano, abbracciano

          il verde per un attimo; pochi secondi. Le gambe, nell'aria,

          respirano lo stesso ossigeno che poco prima il mio viso
          assaporava; e mi ritrovo in piedi, di nuovo, con il mondo

          ancora dritto: eppure quella visione non troppo mi

          dispiaceva.

          La guardo, "Avanti, prova!", le urlo entusiasta mentre
          gocce verdi cadono giù dalla punta delle mie dita,

          baciano le mie scarpe; come se poi io fossi d'accordo.

          In fondo quel bianco mi piaceva.

          Mi ricorda
          il bianco dei tuoi occhi rivolto verso di me

          quando non mi guardi.
          E invece dovresti.
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