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Poesie di Charles Bukowski

Poeta e scrittore, nato lunedì 16 agosto 1920 a Andernach (Germania), morto mercoledì 9 marzo 1994 a San Pedro, Los Angeles, California (Stati Uniti d'America)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Partita a scopa

Una delle cose più terribili è
davvero
stare a letto
una notte dopo l'altra
con una donna che non hai più voglia
di scopare.

Invecchiano, non sono più tanto
belle – tendono persino
a russare, buttarsi
giù.

Così, a letto, a volte ti giri,
il tuo piede tocca il suo –
Dio, che orrore! –
e la notte è là fuori
dietro le tendine
e insieme vi suggella
nella
tomba.

E la mattina vai in bagno,
parli, attraversi il corridoio,
dici strane cose; le uova friggono,
partono i motori.

Ma seduti l'uno di fronte all'altro
hai 2 estranei
che si ficcano in bocca il pane tostato
che si bruciano col caffè bollente la gola risentita
e l'intestino.

In dieci milioni di case americane
è lo stesso –
vite stantie appoggiate
l'una all'altra
e nessun posto
dove andare.

Sali in macchina
e vai a lavorare
e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti
mogli e mariti di qualcun altro,
e oltre alla ghigliottina del lavoro,
flirtano, scherzano r si danno pizzicotti,
tendendo qualche volta
a farsi in qualche posto una rapida scopata –
a casa non possono farlo –
e poi
tornano a casa
ad aspettare il Natale o il Labor Day
o la domenica
o qualcosa.
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    Vivere

    Voglio dire, dormivo soltanto
    mi svegliai con una mosca sul gomito e
    chiamai la mosca Benny
    poi l'uccisi
    e poi m'alzai per guardare
    nella cassetta della posta
    e c'era una specie di avviso
    del governo
    ma siccome non c'era nessuno tra i cespugli
    con la baionetta
    lo stracciai
    e tornai a letto a guardare il soffitto
    e pensai: questo mi piace proprio,
    voglio starmene qui sdraiato per altri dieci minuti
    e rimasi lì sdraiato per altri dieci minuti
    e pensai:
    è assurdo, ho tante cose da fare
    ma voglio starmene qui sdraiato per un'altra
    mezz'ora
    e mi stirai
    mi stirai
    e guardai il sole tra le foglioline di un albero
    fuori, e mi vennero pensieri meravigliosi,
    non mi vennero pensieri immortali,
    e quello fu il momento migliore
    e cominciò a far caldo
    e buttai via le coperte e dormii -
    ma un sogno maledetto:
    ero ancora sul treno
    per le solite 5 ore di viaggio su e giù fino
    all'ippodromo,
    seduto accanto al finestrino,
    davanti al solito oceano malinconico, con la Cina laggiù che m'insinuava
    bizzarrie nel fondo del cervello,
    e poi qualcuno sedette accanto a me
    e parlò di cavalli
    una naftalina di parole che mi sventrarono
    come la morte, e poi ero là
    di nuovo: i cavalli che correvano come una cosa vista
    su uno schermo e i fantini pallidissimi in viso
    e non contava chi vinse
    alla fine e tutti lo sapevano,
    il viaggio di ritorno fatto in sogno era lo stesso
    della realtà:
    neri pesi di notte tutt'intorno
    alle stesse montagne vergognose
    d'essere là, e ancora il mare, ancora
    il treno come un gallo che passa la cruna
    d'un ago
    e mi toccò d'alzarmi per andare al gabinetto
    e non avevo voglia di andare al gabinetto
    perché qualcuno aveva gettato, qualche minchione aveva gettato della carta
    nel cesso, ingorgandolo di nuovo,
    e quando tornai fuori
    nessuno aveva altro da fare che guardare
    la mia faccia
    e io sono così stanco
    che lo sanno quando mi guardano in faccia
    che li
    odio
    e allora odiano me
    e vorrebbero ammazzarmi
    ma non lo fanno.
    Mi svegliai ma siccome non c'era nessuno
    vicino al letto
    per dirmi che
    sbagliavo
    dormii ancora
    un po'.
    Questa volta quando mi svegliai
    era quasi
    sera. La gente tornava dal lavoro.
    Mi alzai e sedetti su una seggiola a guardarli.
    Non avevano una gran bella cera.
    Anche le ragazzine non erano così attraenti come
    quando erano partite.
    E arrivarono gli uomini: sicari, assassini, ladri, truffatori,
    l'intero campionario, e i loro volti erano più orrendi
    di qualunque mascherone mai ideato.

    Trovai un ragno nell'angolo e l'uccisi
    con la scopa.

    Guardai la gente ancora per un po' e poi mi stancai e smisi
    di guardare e mi feci due uova fritte e sedetti a tavola
    con un pezzo di pane e annaffiai il tutto con un goccio di tè.

    Stavo bene.
    Poi feci un bagno e tornai
    a letto.
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      I lavoratori

      Ridono continuamente
      anche quando
      un'asse piomba giù
      e rovina una faccia
      o deforma
      un corpo
      loro continuano a ridere,
      quando il colore dell'occhio
      impallidisce da far paura
      per via della poca
      luce
      ridono ancora;
      rugosi e rimbecilliti
      ancora giovani
      ci scherzano sopra:
      un uomo che dimostra sessant'anni
      dirà
      ne ho 32, e
      allora rideranno tutti;
      qualche volta li fanno
      uscire per una boccata d'aria
      ma sono incatenati a ritornare
      da catene, che non
      spezzerebbero
      anche se potessero;
      anche fuori, tra
      gli uomini liberi,
      continuano a ridere,
      girano qua e là
      con un passo zoppicante
      e inane
      quasi non fossero più lì
      con la testa; fuori
      masticano un tozzo di pane,
      tirano sul prezzo, dormono, contano i soldi,
      guardano l'orologio
      e sono di ritorno;
      qualche volta nei confini
      addirittura si fanno seri
      un momento, parlano di
      Fuori, di come deve essere
      orribile,
      essere
      chiusi Fuori
      per sempre, e non essere mai più
      riammessi;
      fa caldo mentre lavorano
      e sudano
      un po',
      ma lavorano sodo e bene,
      lavorano così sodo
      che i nervi si ribellano
      e lì fanno tremare,
      ma spesso sono
      elogiati da quelli
      che tra loro si sono
      innalzati
      come stelle,
      e ora le stelle
      vigilano
      vigilano anche
      per quei pochi
      che potrebbero tentare
      un ritmo più lento
      o mostrare disinteresse
      o simulare
      una malattia
      per avere un po'
      di riposo (il riposo deve essere
      guadagnato per raccogliere le forze
      destinate ad un lavoro
      più perfetto).

      Qualche volta uno muore
      o impazzisce
      e allora da Fuori
      ne arriva uno nuovo
      per sfruttare la sua
      grande occasione.

      Io ci sono stato
      molti anni;
      in principio trovavo il lavoro
      monotono, stupido
      addirittura
      ma ora vedo
      che tutto ha un senso,
      e i lavoratori
      senza volto
      vedo bene che non sono proprio
      brutti, e che le teste
      senz'occhi –
      ora so che quegli occhi
      ci vedono
      e sono capaci
      di seguire il lavoro.
      Le donne che lavorano
      sono spesso le migliori,
      adattandosi con naturalezza,
      e con alcune
      ho amoreggiato nei momenti
      di riposo; in principio
      non sembravano molto diverse
      dalle scimmie
      ma poi
      grazie al mio spirito di osservazione
      mi son o reso conto
      che erano cose
      reali e vive
      come me.

      L'atra sera
      un vecchio lavoratore
      grigio e cieco,
      non più utile
      è stato mandato in pensione
      là Fuori.

      Discorso! Discorso!
      Abbiamo chiesto

      è stato
      un inferno, ha detto lui
      abbiamo riso
      tutti e 4000:
      aveva conservato il suo
      umorismo
      fino
      alla fine.
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        La tragedia delle foglie

        Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
        le piante in vaso gialle come grano;
        la mia donna era sparita
        e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
        mi cingevano con la loro inutilità;
        c'era ancora un bel sole, però,
        e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
        e senza pretese; ora quello che ci voleva
        era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
        sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
        perché esiste, solo per questo;
        sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
        l'uomo che un tempo era stato giovane e,
        così dicevano, geniale; ma
        questa è la tragedia delle foglie,
        le felci morte, le piante morte;
        ed entrai in una sala buia
        dove stava la padrona di casa
        insultante e ultimativa,
        mandandomi all'inferno,
        mulinando i braccioni sudati
        e strillando
        strillando che voleva i soldi dell'affitto
        perché il mondo ci aveva tradito
        tutt'e due.
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          Scritta da: mor-joy

          Confessione

          Aspettando la morte
          come un gatto
          che sta per saltare sul letto
          mi dispiace così tanto per
          mia moglie
          lei vedrà questo
          corpo
          rigido e
          bianco
          lo scuoterà una volta, e poi
          forse
          ancora:
          "Hank!"
          Hank non
          risponderà.
          Non è la mia morte che
          mi preoccupa, è lasciare
          mia moglie con questa
          pila di
          niente.
          Però vorrei che
          lei sapesse
          che tutte le notti
          dormite
          accanto a lei
          anche le discussioni
          inutili
          erano sempre
          cose splendide
          e le più difficili
          delle parole
          che ho sempre avuto paura
          a dire
          ora possono essere
          dette: "Ti amo".
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