Questo sito contribuisce alla audience di

Le migliori poesie di Charles Bukowski

Poeta e scrittore, nato lunedì 16 agosto 1920 a Andernach (Germania), morto mercoledì 9 marzo 1994 a San Pedro, Los Angeles, California (Stati Uniti d'America)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

RIMORCHIO

I fiumi dove i cani non si tuffano,
noi li attraversiamo.
Le donne che gli altri uomini non vogliono,
noi le amiamo.
Il cavallo con la fasciatura,
noi ci puntiamo sopra.
Mettetemi al bancone con 3 donne:
una, vagamente petulante;
una, sostanzialmente stupida;
e la terza,
uno schianto:
lo schianto si alzerà dallo sgabello
e verrà a sedersi vicino a me.
Gli dei se ne assicurano sempre.
Gli dei mi proteggono.
Mi sistemano
davvero mica male.
"Ciao, bello", mi chiede, "come
va?"
"Che ti bevi", domando.
Mi dici cos'è.
Ne ordino uno per lei e uno per
me.
Fuori, si sta molto meglio: le auto si
scontrano; i palazzi bruciano;
i futuri suicidi
fischiettano tra i denti mentre
camminano verso ovest o est o sud o
nord.
"A che pensi?, mi
chiede.
" Spero che i dodgers perdano, le
dico, poi mi
alzo, vado in bagno, sgattaiolo fuori,
e poi sparisco dall'uscita
posteriore.
C'è un vicolo lì fuori.
Mi incammino verso ovest
fischiettando tra i
denti.
Composta sabato 28 settembre 2013
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Andrew Ricooked

    Un albero, una strada, un rospo

    Un tavolo da 7, tutti
    che ridono forte, senza smetter,
    in modo quasi assordante,
    ma non c'è gioia nella loro
    risata, sembra
    meccanica.
    Finzione e falsità
    avvelenano l'aria.
    Sembra che gli altri avventori non lo
    notino.
    Sono asfissiato dalle risate,
    le viscere, il cervello, la mia coscienza,
    mi vanno di traverso.
    Sogno di prendere una postola, di
    avvicinarmi al tavolo
    e di far saltare le loro teste,
    una dopo l'altra.
    Naturalmente, questo mi renderebbe
    ancora più colpevole di
    loro.
    Eppure, continuo a fantasticare e
    poi capisco che pretendo
    troppo.
    Avrei già dovuto capire
    da un pezzo che è così
    e basta:
    che dappertutto ci sono tavoli da 2,
    3,7, 10 o anche più
    con gente
    che ride senza motivo e
    senza gioia,
    che ride per niente senza
    trasporto,
    e che questa è una parte inevitabile
    di tutto,
    come un albero, una strada, un rospo.

    Ordino ancora da bere e
    decido di non ucciderli, nemmeno
    nella mia immaginazione.

    Decido, invece, che sono un
    uomo davvero fortunato:
    il tavolo è a 7 metri di distanza.
    Potrei essere a quel tavolo, seduto
    con loro,
    vicino alle loro bocche,
    vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
    e alle loro mani,
    e sentire realmente la conversazione
    che provoca le loro risate
    senza gioia.
    Mi sono già trovato in molte situazioni simili
    ed è stata una dura croce,
    davvero.

    Così, mi accontento della mia buona sorte
    ma non posso fare a meno di chiedermi
    se al mondo sia rimasto un angolo
    con un tavolo da 7 dove
    si provano sentimenti autentici,
    dove c'è
    una bella risata vera.
    Spero di si.
    Devo sperare di si.
    Composta domenica 3 gennaio 2010
    Vota la poesia: Commenta

      La lettura di poesia

      Pieno pomeriggio
      in un college vicino al mare
      sobrio
      col sudore che mi cola sulle braccia,
      una goccia di sudore sul tavolo,
      l'asciugo col dito,
      per i soldi per i soldi
      mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
      mentre è per il pane e la birra e l'affitto
      per i soldi,
      sono teso faccio schifo mi sento male
      poveracci che fiasco, che disastro.

      Una donna si alza,
      esce
      sbatte la porta.

      Una poesia sconcia
      me l'avevano detto di non leggere poesie sconce
      qui
      troppo tardi.

      I miei occhi non vedono alcune righe,
      le leggo
      fino alla fine -
      disperato, tremante,
      che schifezza.

      Non possono sentire la mia voce
      e io dico
      basta, è finita, sono
      rovinato.

      E più tardi in camera mia
      trovo birra e scotch:
      il sangue d'un codardo.

      Questo dunque
      sarà il mio destino:
      scribacchiare per quattro soldi in stanze semibuie
      leggere poesie di cui da un pezzo mi sono
      stancato.

      E una volta credevo
      che gli uomini che guidano l'autobus
      o puliscono le latrine
      o ammazzano altri uomini nei vicoli
      fossero degli idioti.
      Composta mercoledì 25 settembre 2013
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Gianni Marcantoni

        Sommosse

        Ho guardato questa città bruciare due volte
        durante la mia vita
        e l'evento più rilevante
        è stato la reazione dei
        politici di fronte
        alle conseguenze
        quando hanno
        proclamato l'ingiustizia
        del sistema
        e hanno reclamato un nuovo
        patto sociale per i disgraziati e per i
        poveri.

        Niente è stato modificato la scorsa
        volta.
        Niente sarà cambiato questa
        volta.

        I poveri rimarranno poveri.
        i disoccupati rimarranno
        tali.
        Quelli senza casa rimarranno
        senza casa

        E i politici,
        ingrassati dal paese, prospereranno
        per sempre.
        Vota la poesia: Commenta