Questo sito contribuisce alla audience di

Le migliori poesie di Charles Bukowski

Poeta e scrittore, nato lunedì 16 agosto 1920 a Andernach (Germania), morto mercoledì 9 marzo 1994 a San Pedro, Los Angeles, California (Stati Uniti d'America)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Andrew Ricooked

Dove ero finito?

Non sapevo da dove venissi
o dove stessi
andando.
Ero perso.
Mi ritrovavo seduto
in strani ingressi
per ore,
senza pensare
semza muovermi
finché mi chiedevano
di andarmene.

Non voglio dire che ero
idiota o
stupido.
Quello che voglio dire è che
ero senza
interessi.

Non me ne fregava niente se cercavate
di uccidermi.
Non vi avrei fermato.

Stavo vivendo un esistenza che
non significava niente per
me.

Trovavo posti dove stare.
Stanzette in affitto. Bar. Prigioni.
Sonno e indifferenza sembravano
le uniche
possibilità.
Tutto il resto sembrava
privo di senso.

Una volta rimasi tutta la notte a guardare
il Mississipi.
Non so perché.
Il fiume scorreva lì accanto e
l'unica cosa che ricordo è che
puzzava.

Mi sembrava sempre di essere
su una corriera
che attraversava il paese
diretta
da qualche parte.
A guardare fuori da un finestrino
sporco
il nulla
assoluto.

Sapevo sempre esattamente quanti
soldi avevo
con me.
Per esempio:
un biglietto da cinque e due da uno
nel portafoglio
una moneta da venticinque, una da dieci e una
da due centesimi nella tasca
destra davanti.

Non avevo voglia di parlare
con nessuno e non volevo che nessuno
mi parlasse.

Ero considerato un
disadattato e un tipo
strambo.
Mangiavo pochissimo ma
ero incredibilmente
forte.
Una volta, quando lavoravo in una fabbrica
dei ragazzotti giovani, strafottenti,
stavano cercando di sollevare un pezzo
di macchinario pesante
dal pavimento.
Non ci riusciva nessuno.

"Ehi, Hank, provaci tu!" Dissero
ridendo.

Mi avvicinai, lo sollevai,
lo rimisi a terra,
tornai al
lavoro.

Mi valse il loro rispetto
non so perché
ma io non lo
volevo.

A volte abbassavo
le tapparelle nella mia stanza
e me ne stavo a letto per una
settimana o più.

Ero in uno strano viaggio
ma era
privo di senso.
Non avevo idee.
Non avevo progetti.
Dormivo.
Non facevo altro che dormire
e aspettare.

Non mi sentivo solo.
Non soffrivo di vittimismo.
Ero solo invecchiato in una
vita nella quale
non riuscivo a trovare alcun
senso.

Allora ero
un giovanotto di
mille anni.

Adesso sono un vecchio
che aspetta di rinascere.
Composta domenica 3 gennaio 2010
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Andrew Ricooked

    Un albero, una strada, un rospo

    Un tavolo da 7, tutti
    che ridono forte, senza smetter,
    in modo quasi assordante,
    ma non c'è gioia nella loro
    risata, sembra
    meccanica.
    Finzione e falsità
    avvelenano l'aria.
    Sembra che gli altri avventori non lo
    notino.
    Sono asfissiato dalle risate,
    le viscere, il cervello, la mia coscienza,
    mi vanno di traverso.
    Sogno di prendere una postola, di
    avvicinarmi al tavolo
    e di far saltare le loro teste,
    una dopo l'altra.
    Naturalmente, questo mi renderebbe
    ancora più colpevole di
    loro.
    Eppure, continuo a fantasticare e
    poi capisco che pretendo
    troppo.
    Avrei già dovuto capire
    da un pezzo che è così
    e basta:
    che dappertutto ci sono tavoli da 2,
    3,7, 10 o anche più
    con gente
    che ride senza motivo e
    senza gioia,
    che ride per niente senza
    trasporto,
    e che questa è una parte inevitabile
    di tutto,
    come un albero, una strada, un rospo.

    Ordino ancora da bere e
    decido di non ucciderli, nemmeno
    nella mia immaginazione.

    Decido, invece, che sono un
    uomo davvero fortunato:
    il tavolo è a 7 metri di distanza.
    Potrei essere a quel tavolo, seduto
    con loro,
    vicino alle loro bocche,
    vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
    e alle loro mani,
    e sentire realmente la conversazione
    che provoca le loro risate
    senza gioia.
    Mi sono già trovato in molte situazioni simili
    ed è stata una dura croce,
    davvero.

    Così, mi accontento della mia buona sorte
    ma non posso fare a meno di chiedermi
    se al mondo sia rimasto un angolo
    con un tavolo da 7 dove
    si provano sentimenti autentici,
    dove c'è
    una bella risata vera.
    Spero di si.
    Devo sperare di si.
    Composta domenica 3 gennaio 2010
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Gianni Marcantoni

      Sommosse

      Ho guardato questa città bruciare due volte
      durante la mia vita
      e l'evento più rilevante
      è stato la reazione dei
      politici di fronte
      alle conseguenze
      quando hanno
      proclamato l'ingiustizia
      del sistema
      e hanno reclamato un nuovo
      patto sociale per i disgraziati e per i
      poveri.

      Niente è stato modificato la scorsa
      volta.
      Niente sarà cambiato questa
      volta.

      I poveri rimarranno poveri.
      i disoccupati rimarranno
      tali.
      Quelli senza casa rimarranno
      senza casa

      E i politici,
      ingrassati dal paese, prospereranno
      per sempre.
      Vota la poesia: Commenta

        La lettura di poesia

        Pieno pomeriggio
        in un college vicino al mare
        sobrio
        col sudore che mi cola sulle braccia,
        una goccia di sudore sul tavolo,
        l'asciugo col dito,
        per i soldi per i soldi
        mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
        mentre è per il pane e la birra e l'affitto
        per i soldi,
        sono teso faccio schifo mi sento male
        poveracci che fiasco, che disastro.

        Una donna si alza,
        esce
        sbatte la porta.

        Una poesia sconcia
        me l'avevano detto di non leggere poesie sconce
        qui
        troppo tardi.

        I miei occhi non vedono alcune righe,
        le leggo
        fino alla fine -
        disperato, tremante,
        che schifezza.

        Non possono sentire la mia voce
        e io dico
        basta, è finita, sono
        rovinato.

        E più tardi in camera mia
        trovo birra e scotch:
        il sangue d'un codardo.

        Questo dunque
        sarà il mio destino:
        scribacchiare per quattro soldi in stanze semibuie
        leggere poesie di cui da un pezzo mi sono
        stancato.

        E una volta credevo
        che gli uomini che guidano l'autobus
        o puliscono le latrine
        o ammazzano altri uomini nei vicoli
        fossero degli idioti.
        Composta mercoledì 25 settembre 2013
        Vota la poesia: Commenta