Le migliori poesie di Charles Bukowski

Poeta e scrittore, nato lunedì 16 agosto 1920 a Andernach (Germania), morto mercoledì 9 marzo 1994 a San Pedro, Los Angeles, California (Stati Uniti d'America)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Gianni Marcantoni

Show business

Marty, ascoltami, tutte le star
saranno lì!
So che non ci guadagnerai nemmeno un soldo!
Ma sono ottime pubbliche relazioni!
Il pubblico ama queste serate
di beneficenza per i malati di aids, marty!
Così capiscono che hai
cuore, così capiscono che
hai anima!
Chiedi a qualsiasi p. R.!
tutti i loro clienti lo
fanno!
Prendi sammy d.! è tuo
amico, che cosa pensi che gliene freghi
se qualcuno muore di aids?
Sa che il guadagno arriverà
dopo
quando farà la prossima parte importante!
Svegliati, marty!
Lo fanno tutti!
Stai attento o il pubblico presto si
chiederà: "come mai marty mellon
non partecipa a nessuna serata di beneficenza per
i malati di aids?"
Quella è la fine, marty!
Per te!
Hai capito?
Eh?
Forza ragazzo!
Mi hai appena fatto cagare sotto
dalla paura!
Allora, la prossima è fissata per
il 20 giugno, ti metterò nella
lista, tutti i paraculi della città
saranno lì.
Charles Bukowski
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    Scritta da: Andrew Ricooked

    Un albero, una strada, un rospo

    Un tavolo da 7, tutti
    che ridono forte, senza smetter,
    in modo quasi assordante,
    ma non c'è gioia nella loro
    risata, sembra
    meccanica.
    Finzione e falsità
    avvelenano l'aria.
    Sembra che gli altri avventori non lo
    notino.
    Sono asfissiato dalle risate,
    le viscere, il cervello, la mia coscienza,
    mi vanno di traverso.
    Sogno di prendere una postola, di
    avvicinarmi al tavolo
    e di far saltare le loro teste,
    una dopo l'altra.
    Naturalmente, questo mi renderebbe
    ancora più colpevole di
    loro.
    Eppure, continuo a fantasticare e
    poi capisco che pretendo
    troppo.
    Avrei già dovuto capire
    da un pezzo che è così
    e basta:
    che dappertutto ci sono tavoli da 2,
    3,7, 10 o anche più
    con gente
    che ride senza motivo e
    senza gioia,
    che ride per niente senza
    trasporto,
    e che questa è una parte inevitabile
    di tutto,
    come un albero, una strada, un rospo.

    Ordino ancora da bere e
    decido di non ucciderli, nemmeno
    nella mia immaginazione.

    Decido, invece, che sono un
    uomo davvero fortunato:
    il tavolo è a 7 metri di distanza.
    Potrei essere a quel tavolo, seduto
    con loro,
    vicino alle loro bocche,
    vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
    e alle loro mani,
    e sentire realmente la conversazione
    che provoca le loro risate
    senza gioia.
    Mi sono già trovato in molte situazioni simili
    ed è stata una dura croce,
    davvero.

    Così, mi accontento della mia buona sorte
    ma non posso fare a meno di chiedermi
    se al mondo sia rimasto un angolo
    con un tavolo da 7 dove
    si provano sentimenti autentici,
    dove c'è
    una bella risata vera.
    Spero di si.
    Devo sperare di si.
    Charles Bukowski
    Composta domenica 3 gennaio 2010
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      La lettura di poesia

      Pieno pomeriggio
      in un college vicino al mare
      sobrio
      col sudore che mi cola sulle braccia,
      una goccia di sudore sul tavolo,
      l'asciugo col dito,
      per i soldi per i soldi
      mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
      mentre è per il pane e la birra e l'affitto
      per i soldi,
      sono teso faccio schifo mi sento male
      poveracci che fiasco, che disastro.

      Una donna si alza,
      esce
      sbatte la porta.

      Una poesia sconcia
      me l'avevano detto di non leggere poesie sconce
      qui
      troppo tardi.

      I miei occhi non vedono alcune righe,
      le leggo
      fino alla fine -
      disperato, tremante,
      che schifezza.

      Non possono sentire la mia voce
      e io dico
      basta, è finita, sono
      rovinato.

      E più tardi in camera mia
      trovo birra e scotch:
      il sangue d'un codardo.

      Questo dunque
      sarà il mio destino:
      scribacchiare per quattro soldi in stanze semibuie
      leggere poesie di cui da un pezzo mi sono
      stancato.

      E una volta credevo
      che gli uomini che guidano l'autobus
      o puliscono le latrine
      o ammazzano altri uomini nei vicoli
      fossero degli idioti.
      Charles Bukowski
      Composta mercoledì 25 settembre 2013
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        Mi vengono a trovare un editore e un poeta

        Avevo appena vinto 115 dollari dai succhiacervelli e
        stavo nudo sul letto
        ascoltando un'opera di uno degli italiani
        e mi ero appena liberato di una donnaccia
        quando bussarono alla porta,
        e visto che i piedipiatti avevano fatto irruzione circa un mese prima,

        urlai piuttosto irritato -
        chi diavolo è? Che vuoi amico?
        sono il tuo editore! Rispose qualcuno urlando,
        e io strillai, non ho un editore,
        prova qui accanto, e lui rispose urlando,
        sei Charles Bukowski, vero? Mi tirai su e
        sbirciai attraverso la grata di ferro per accertarmi che non fosse un piedipiatti,

        e coprii la mia nudità con una vestaglia,
        diedi un calcio ad una lattina di birra e li invitai ad entrare,
        un editore e un poeta.
        Soltanto uno prese una birra (l'editore)
        Così io ne bevvi due per il poeta e una per me
        e loro sedevano là sudando e osservandomi
        e io sedevo là cercando di spiegare
        che non ero veramente un poeta nel senso tradizionale,
        e raccontai loro dei recinti per il bestiame e del mattatoio
        e degli ippodromi e delle condizioni di alcune nostre prigioni,
        e l'editore improvvisamente tirò fuori cinque riviste da una cartella

        e le gettò tra le lattine
        e parlammo dei Fiori del male, Rimbaud, Villon,
        e di cosa sembravano alcuni poeti moderni:
        J. B. May e Wolf the Hedley sono molto puri, unghie pulite, ecc.;
        Mi scusai per le lattine di birra, la mia barba, e tutto quello che c'era sul pavimento
        e ben presto tutti stavano sbadigliando
        e l'editore improvvisamente si alzò e io dissi,
        andate via?
        E poi l'editore e il poeta stavano uscendo dalla porta,
        e allora pensai, beh, al diavolo può non essergli piaciuto
        quello che hanno visto
        ma io non vendo lattine di birra e opera italiana e
        calze di nylon strappate sotto il letto e unghia sporche,
        io vendo rime vita e versi,
        e mi alzai e mi scolai una nuova lattina di birra
        e guardai le cinque riviste con il mio nome in copertina
        e mi chiesi cosa significasse,
        mi chiesi se scriviamo poesie o se stiamo tutti ammucchiati
        in una grande tenda
        abbracciando teste di cazzo.
        Charles Bukowski
        Composta mercoledì 25 settembre 2013
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