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Scritta da: Julie Gensini

Elévation (Elevazione)

Au-dessus des étanges, au-dessus des vallées,
des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
par delà le soleil, per delà les éthers,
per delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilitè,
et, comme un bon nageur qui se pame dans l'onde,
tu sillonnes gaiement l'immensitè profonde
avec une indicible et male voluptè.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
va te purifier dans l'air supérieur,
et bois, comme une pure et divine liqueur,
le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
qui changent de leur poids l'existence brumeuse,
heureux celui qui peut d'une aile vigoreuse
s'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
vers le cieux le matin prennent un libre essor,
- qui plane sur la vie, et comprend sans effort
le langage des fleurs et des choses muettes!

Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

Tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col loro peso la nebbiosa vita,
felice chi con ali vigorose
si eleva verso campi sereni e luminosi;

Chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso il cielo del mattino,
- chi si libra sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
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    Scritta da: 164gio51vi

    Una carogna

    Ricordi tu l'oggetto, anima mia, che vedemmo quel mattino d'estate così dolce? Alla svolta d'un sentiero un'infame carogna sopra un letto di sassi,
    le gambe all'aria, come una femmina impudica, bruciando e sudando i suoi veleni, spalancava, con noncuranza e cinismo, il suo ventre pieno d'esalazioni.
    Il sole dardeggiava su quel marciume come volendolo cuocere interamente, rendendo centuplicato alla Natura quanto essa aveva insieme mischiato;
    e il cielo contemplava la carcassa superba sbocciare come un fiore. Il puzzo era tale che tu fosti per venir meno sull'erba.
    Le mosche ronzavano sul ventre putrido donde uscivano neri battaglioni di larve colanti come un liquame denso lungo gli stracci della carne.
    Tutto discendeva e risaliva come un'onda, o si slanciava brulicando: si sarebbe detto che il corpo gonfio d'un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.
    E tutto esalava una strana musica, simile all'acqua corrente o al vento, o al grano che il vagliatore con ritmico movimento agita e volge nel vaglio.
    Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno: schizzo, lento a compiersi, sulla tela (dimenticata) che l'artista condurrà a termine a memoria.
    Dietro le rocce una cagna inquieta ci guardava con occhio offeso, spiando il momento in cui riprendere allo scheletro il brano abbandonato.
    - Eppure tu sarai simile a quell'immondizia, a quell'orribile peste, stella degli occhi miei, sole della mia natura, mia passione, mio angelo!
    Sì, tu, regina delle grazie, sarai tale dopo l'estremo sacramento, allora che, sotto l'erba e i fiori grassi, andrai a marcire fra le ossa.
    Allora, o bella, dillo, ai vermi che ti mangeranno di baci, che io ho conservato la forma e l'essenza divina di tutti i miei decomposti amori.
    Composta martedì 13 dicembre 2011
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      Scritta da: rainbow

      Tristezze della luna

      Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
      come una bella donna su guanciali profondi,
      che carezzi con mano disattenta e leggera
      prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

      lei su un serico dorso di molli aeree nevi
      moribonda s'estenua in perduti languori,
      con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
      che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

      Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
      lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
      nottambulo raccatta con mistico fervore

      nel cavo della mano quella pallida lacrima
      iridescente come scheggia d'opale.
      e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Tristezza della Luna.

        Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
        bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
        prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni,
        e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
        a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
        bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.

        Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
        terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,

        accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
        dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
        nel suo cuore agli sguardi del sole.
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          Scritta da: Anna Pacelli

          L'albatro

          Per dilettarsi, sovente, le ciurme
          catturano degli àlbatri, marini
          grandi uccelli, che seguono, indolenti
          compagni di viaggio, il bastimento
          che scivolando va su amari abissi.
          E li hanno appena sulla tolda posti
          che questi re dell'azzurro abbandonano,
          inetti e vergognosi, ai loro fianchi
          miseramente, come remi, inerti
          le candide e grandi ali. Com'è goffo
          e imbelle questo alato viaggiatore!
          Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
          e comico! Qualcuno con la pipa
          il becco qui gli stuzzica; là un altro
          l'infermo che volava, zoppicando
          scimmieggia.
          Come il principe dei nembi
          è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
          si ride dell'arciere: ma esiliato
          sulla terra, fra scherni, camminare
          non può per le sue ali di gigante.
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