Area Riservata

Poesie di Caterinanicoletta Accettura


Artefici maldestri

L'autunno mi riporta parole tue,
canzoni come poesie spose del canto.
Svanisce la tristezza all'ascolto
e suoni impercettibili ripetono
labbra accese al sogno perduto
Unisco percorsi, in uno stesso viale
di alberi spogli, ammutoliti
tenui colori, dissolte armonie
pianti brucianti all'addio,
inconsulti e fragili ritorni.
Incanto dolcezze per te,
portate in salvo al trascorrere del tempo.
Noi, soffi di vita ancora
e fioca luce soffusa attendono,
che bruci il sole più alto
o spenga il vento per sempre...

per sempre, di noi artigiani inesperti,
artefici maldestri di suoni, creduti eterni.
-- Caterinanicoletta Accettura (scheda)


Rischiara la volta celeste

Rischiara la volta celeste l'ala dell'alba.
Un lume acceso, troppo presto, spalanca
la notte e il ticchettio ritmato dei tasti.
Anche questa è musica, a tanti -
Amo l'aria frizzante della notte interrotta
la brina di settembre sul viso, la finestra
dischiusa al brusio delle stelle, il ritorno
al viandante.
Apro gli occhi nel buio, respiro libera
un mondo che sogna sotto tetti spioventi di rosso.
Dietro persiane tinteggiate di verde palpita un respiro,
ondeggia calma una tenda, scopre e nasconde.
Sui balconi qualcuno ha lasciato gli oggetti del giorno
Non finisce la vita di notte, occhieggia tra i fiori dischiusi
e filari di cipressi su declivi di colline. Lontane
Vi sento accanto a me compagni di viaggio,
presenze serene, sedute al mio fianco, venite a trovarmi.
Ognuno ha qualcosa da dirmi, nel silenzio che è voce
che all'alba scolora e svanisce.
-- Caterinanicoletta Accettura (scheda)
Riferimento:
Firenze, settembre 2008.

Al balcone

Al balcone affacciata aspetto e guardo
in lontananza che il fiume dei fari inondi
il giorno.
E tu, tornavi a casa all'alba ed io
rigiravo sorrisi nel fondo di un caffè.
Il tuo apparire improvviso portava mani
sulle rotonde vanità dei fianchi
rassettava la veste, il trucco in fretta
braccialetti ai polsi teneri e catene
Sentirmi bella al tuo ritorno, amata
tra le volute pigre dei capelli
da dita frettolose al pettine d'argento.

Sono tutte uguali le albe di Settembre
quando il sole pigro trapassa foschie
scioglie nubi tra il rosso cupo dei tetti
a rianimare nella guazza un'agonia di foglie.

Estate torna, riporta frutta e fiori
toglimi quest'ambascia dal cuore,
dalle mani strette alla ringhiera
da quelle dita che scorrono solchi
sul viso e adombrano gli specchi.

Fa scoppiare il sole.
-- Caterinanicoletta Accettura (scheda)

Ti aspetto, qui.
Poi non mi hai parlato più
il mio tempo si è fermato
a quell'istante e quelle parole
a lungo ho sentito nelle orecchie
trapanarmi il cervello
vite di metallo a tormento
una promessa non mantenuta
un lampione che fissa luce,
fredda alla notte lo sguardo
al selciato, al portone di casa
ed il buio, quanto buio
non riesco ad aprirlo con le mani.
A volte sbatto contro le pareti
le dita temerarie cercano ancora
il tuo volto da accarezzare.
Logore attese di niente
Mai più, mi ripetono le strade
sotto i passi impazziti
i mobili di casa, quell'orologio
che tonfa in un vuoto assoluto.
Vorrei dire basta anche io,
come te fermare questo pensiero
è danno per gli uomini, tortura tremenda.
Secchi specchi riflettono immagine
sbiadita i nostri sogni smunti.
Con te il tempo si è fermato, amore.
Ed io non ritrovo te, non ritrovo neppure me
Ti aspetto, qui.
Non passi.
-- Caterinanicoletta Accettura (scheda)

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