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Poesie di Carmelo Ferrè

Questo autore lo trovi anche in Racconti.

Scritta da: Carmelo Ferrè
Ti sei spogliata,
nel gelido letto d'ombre,
mi hai guardato
con quello strano sguardo
misterioso e accattivante,
non hai detto niente,
ma almeno spiegami come mai
tutto a un tratto mi sorridi,
sei cosi bella e io non posso non pensare
come fai ad essere cosi sexy,
come fai a essere cosi maledettamente indifferente
ai miei sbalzi cronici.

Mi Stringi tra le tue braccia,
accarezzandomi dolcemente,
il profumo del tuo sudore
si confonde con il mio mentre
posi le tue piccole mani sul mio viso
senza pudore ti mostri nuda
ai miei sguardi allibiti.

So riconoscere il tuo felino
senso del piacere,
i sospiri della carne acerba
che si infiamma al mio sguardo,
solo un'ora di estremo piacere
avrò dalle tue trepidante e
calorose labbra di fuoco.

Tu che un tempo non dimenticato,
eri sola mia
ora sei solo un'idea
che non può ritornare,
respirare la tua pelle ora
è veleno per la mia anima,
i tuoi baci sono amari e
amari sono i tuoi sospiri.

I tuoi occhi mi parlano,
celati nei tuoi oscuri segreti
mi rivelano tutto quello
che vuoi nascondere al mio cuore,
rifletti al freddo specchio
il tuo nudo corpo illibato
nascondendo nei riflessi di luce
la falsa dea della tua bellezza ingorda.

Fermati, dimmi cosa sei,
spiegami il senso del tuo amore,
dimmi se hai un'anima
o se hai solo questa bellezza
che ti fa cosi sexy,
svuota il tuo cuore e
lasciami immaginare e sognare
ancora una volta di più
il tuo amore di ieri,
lasciami entrare
nel tuo immaginario amore,
tu che un tempo eri mia.

Tu che ora sei solo l'ombra
dei miei passi presenti
lasciami morire per l'ultima volta
tra le tue ingannevoli abbracci d'estasi.
Tu che un giorno eri mia
ora sei solo un vago ricordo
che il tempo strappa via
dai miei occhi il tuo nudo freddo corpo...
carmelo ferrè... 11/10/2013.
Composta venerdì 11 ottobre 2013
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    Scritta da: Carmelo Ferrè
    Una debole luce
    nell'angolo della stanza
    rischiara sulle parete umide
    una fotografia di altri tempi,
    la musica accompagna
    miserabilmente pensieri
    vecchi di cento anni fa.
    Occhi immobili penetrano
    nel cuore atrofizzato,
    scrutano silenziosi
    pezzi di carne acquosa
    fulminando senza pietà
    l'ultimo battito di vita.
    Le membra di un corpo
    si abbandonano lentamente,
    si distendono al ritmo miserabile
    di suoni e voci estranei,
    tutto l'essere si rianima
    di una essenza vagamente umana.
    Sente di essere ancora vivo,
    sente in se la materia vitale
    scorrere nelle vene bucate,
    alza lo sguardo vitreo
    alla solitudine di un estasi,
    poi china il capo su assi di ossa e
    boccheggiando nelle spire
    del suo paradiso artificiale
    si lascia andare.
    Composta giovedì 20 maggio 2010
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