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Scritta da: Carlo Tracco

Qual tua beltà si possa dire - 30/09/2005

Appassita la voglia dell'autunno,
I venti estivi e i nostri cuori giovani.
Maturi ora come rei di peccato che la vita ci ha fatti dividere,
il tuo sorriso che coglie la brama dell'amore
e le tue labbra che si schiudono come un fiore
tra quest'angolo di modo il paese sembra più giocondo.
Struzzo fui io che nascosi la testa per non dire l'addio.
Parola del toccante sentimento, che nascose al mondo le
Rime che pascevo con anima ricolma di speme.
A te ora queste consonanze e il bacio che unisce questi versi
Devoti a noi eterni.
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