Gli arancini

Due arancini e un tè
sono il mio pranzo:
per cinque giorni, in piedi,
tra ambulanti cinesi
e colletti tesi tra cravatte e giacche.
Come si ingoia male un arancino
se pensi che a Montalbano
li fecero diversi ed eminenti.
Diversi come i suoi i giorni
alle prese con cadaveri eccellenti;
intarsiati da misteri da sbrogliare
per menti che odiano dormire.
Qui è diverso: le nostre vagano
sul peggio del sopore,
tra il bicarbonato
del primo pomeriggio.
Antonio Sammaritano
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    Per zia Palmina

    I criminali muoiono da vecchi
    con secchi ai piedi
    sbavanti di peccati.
    A te, un piede, l'han portato via
    e ironica hai sorriso al tuo risveglio
    per il tuo senno dentro la demenza.
    Pietosi parassiti, facce verdi,
    Topi nascosti nella tua incerta nave,
    cominciano a defilarsi addolorati.
    M'hai insegnato che le pie creanze
    S'imparano tra un sermone e l'altro.
    Eretiche, remote stravaganze:
    dadi che nessuno vuol lanciare
    perché si perde quello che si perde.
    Quello che s'ha e non s'è mai sognato
    Quello negato a te per controparte:
    Una famiglia e due belle labbra.
    Una vita che non si può sposare
    con pie creanze, remote stravaganze
    e bianchi dadi in un tappeto verde.
    Antonio Sammaritano
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      Il tuo compleanno

      Che vuoi m'importi del tuo compleanno.
      Dei tuoi regali, degli snervanti auguri,
      della appuntita torta e delle foto
      che senti da quel giorno più pesanti.

      Trucchi il tuo volto e non senza sforzo
      per non rimpiangermi,
      se non altro questa notte,
      e stare a galla sino a domattina,
      dopo aver spento l'ultima candela
      senza soffiarvi sopra ad occhi chiusi.

      Dall'appannato specchio del make up
      vedrai il superstite da dentro la gabbia
      volar lontano come un canarino.
      E i regali e la squallida candela
      doppioni lerci di rare figurine,
      ti angosciano promettendo di tornare.

      Non mi diverte questa allegoria:
      ma la tua poesia
      non posso più cambiarla,
      per rovinarla e farmi male ancora.
      Antonio Sammaritano
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        La filastrocca della mucca

        Quando voi ancor dormite
        e di favole sognate,
        io son desta e lesta lesta,
        il mio latte vi preparo.
        Certo, adesso è un caso raro,
        che vedermi voi possiate
        pascolare senza grate
        in un bel prato fiorito
        dove anche mio marito
        bruca erbetta nella quiete;
        Ma se forse mi vedrete,
        con le corna e la campana,
        di paura non ne avrete
        poiché presto capirete,
        e i miei cuccioli diranno,
        che le mamme anche grosse
        danno amore e rose rosse.
        Solo in cambio io vi chiedo
        e, attenzione che vi vedo,
        il mio latte non sciupate
        e le tazze sempre... vuote.
        Antonio Sammaritano
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