Scritta da: Antonio Recanatini

Dimmi

Dimmi dove sei diretta o dimmi ancora
dove siamo diretti e poi dimmi quanti
baci dovrò darti per far tornare il sorriso
Prima che quel velo amaro ristagni
dimmi che ballo vorrai fare, io sono qui.
Da lassù provengono le nuvole e allora
dimmi dove potremo ripararci ancora,
dimmi quante volte mi hai sognato,
dimmi quanti pianti hai versato e
ancora dimmi se la notte dormi,
ma continua a ballare con me.
Sto virando verso mete immense,
sto deviando il senso di marcia
quindi dimmi se mi sorreggerai
se qualche volta sarò distratto,
se qualche volta non potrò ascoltare.
Vorrei sempre girarmi ed incontrarti
non guarderemo la cima ma il passaggio,
non guarderemo i confini ma l'essenza
veglieremo ogni passione nella notte
perché per tutto il giorno vorrei
ascoltarti e sempre ballare con te.
Dimmi quando arriverai perché
verrò ad accoglierti in tutti i luoghi
mia laconica incertezza.
Antonio Recanatini
Composta venerdì 10 dicembre 2010
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    Scritta da: Antonio Recanatini

    Giorni e giorni

    Ci sono giorni che
    non si possono raccontare
    perché il sogno ha sottratto
    vita alla realtà.
    Ci sono giorni che non
    si possono raccontare
    perché ogni passo è contraddistinto
    dall'impossibilità del volo.
    Ci sono giorno bastardi
    destinati
    alla discesa perché
    il volo è compiuto
    ogni cosa
    ha un valore inconsueto
    inutile, superfluo e inefficace.
    Ci sono giorni in cui vivere
    non è un desiderato destino e
    chiudere gli occhi è un modo
    per non ammirare.
    Ci sono giorni in cui i pennelli
    non riescono a dipingere
    uomini senza tempo.
    Ci sono giorni in cui
    la corsa non ha ostacoli
    e ogni pericolo è superato
    prima di essere notato.
    Ci sono giorni che non si
    possono raccontare
    perché hanno tolto vigore
    al tormento.
    Antonio Recanatini
    Composta mercoledì 14 gennaio 2009
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      Scritta da: Antonio Recanatini

      Il mio paese, la mia tragedia

      Colline, montagne e
      spiagge ridicole e
      abbietti sulla scena,
      tanto meno paese,
      tanto meno nazione
      ma di certo
      un putrido misfatto irrisolto.
      Un attentato alla civiltà e
      imbiancato
      da vesti sacerdotali
      con turpi tappeti
      a copertura
      di squallidi e
      convulsi trattati.
      Un sangue acido e corrosivo
      tra Europa e Africa,
      armata e
      mai e poi mai
      distinta in evoluzione.
      Lasciarti è dovere
      per chi ama,
      lasciarti è il giusto rimedio
      per non incontrarti più e sola
      e funebre
      tra briganti collusi
      e oscurantismo assicurato
      per memoria e cultura.
      Un popolo assetato
      di giustizia ma
      imprigionato e manipolato
      da contrabbandieri
      della verità e
      della passione venduta
      per un posto dove il sole non arde.
      Non servi a te,
      non servi al tempo
      che una rivolta possa
      colpirti di notte
      e ritornare
      a splendere come stella
      nell'universo che
      ti ha scordato.
      Il mio paese è la mia tragedia.
      Antonio Recanatini
      Composta lunedì 3 gennaio 2011
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