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Poesie di Antonio Recanatini


La dimora della solitudine

Vivace e accorta come una bambina
rincorre e ammira le sfumature dell'alba,
sapiente e sventurata come la sera...

Solitudine della mia notte
tra appunti, fogli e pagine di fuoco,
inebriata dal fascio di luci del martirio.

Logorante come cento giravolte e
il minuto d'attesa per fermare il mondo,
roboante e virtuosa come la marea.

La mia solitudine rotola nell'animo e
s'arroga il diritto di segnare il giorno
tra squallide e onorabili speranze.

Fuorviante come il mistero conosciuto,
rattoppata come una vecchia gonna
idealista come l'introverso cantore.

Innocente e maledetta amica,
comprimaria del mio vivere incessante
lodevole con l'aspirazione a riprendere il volo.
-- Antonio Recanatini (scheda)
Composta
lunedì 1 gennaio 2001



A DIRE IL VERO

A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
la storia è in bilico tra lumi e tradimenti epocali.
A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
ho visto straccioni divenire faraoni e sputare dall'... alto.
Quando depongo la passione in un tiretto o nell'armadio,
eccelle la sensazione di smarrirmi nella ragione e nelle foto.
L'ipocrisia non è un bisogno, par sia una necessità
appostata ai fianchi della virtù, nei paraggi della solitudine,
solo un'accezione di striminzito valore.
A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
avvampa spesso il nervo teso, malaria nel cervello, ira da svendere
quando torno sconfitto nello scontro quotidiano con la slealtà,
in fondo la fiducia perde perché non valuta la chiacchiera.
A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
l'ideale non si consacra di fronte alla mania di prevaricare
e quando depongo l'anima e lo spirito voglio rallegrarmi col piacere.
Scelsi di attraversare il fiume in piena senza motivo
tanto per vedermi inconsueto di fronte all'adeguamento,
ignoravo la devozione carnale della umana specie al cielo
e il rispetto perverso all'ingiustizia progettato per non volare.
A dire il vero rimane un motivo essenziale alla portata della delusione,
ancora tremo quando intravedo una sirena nei pressi della stazione,
temo l'urlo di un barbone calpestato dall'osceno individualismo
e soffocato dentro un bagno con il fetore del perbenismo isterico.
Non sono indifferente, però non sovviene l'ansia e nemmeno tremo
se la sirena sosta sotto il portone di una villa o di un lusso.
-- Antonio Recanatini (scheda)

poesia postata da: Antonio Recanatini, in Poesie (Poesie d'Autore)
Tra l'arido e sontuoso trono
io mi sporgo e alzo l'indice
verso il tempo, verso il mondo.
Cerco brividi nei sogni e rallento
il mio passo verso quelle lacrime azzurre,
e ammirarmi nelle mie folgoranti fughe,
indolenti e oscene come le maree.
Guardarsi dentro ed impazzire
tra profezie e credo, solitudine e follia,
fingersi ancora cieco e chiudere il cuore.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
mi trapassi, mi percorri e mi logori
con la violenza di uragano.
Vola basso e avrai la vita eterna,
vola in alto e guarderai da vicino
i falchi, pensa: potresti seguirli.
Siedo ancora, dormo ancora.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
Che vigili attraverso il tempo e nutri
gioie e dolori, apatia e sconcerto,
follia e paura, non mantieni i patti.
Corri forte prima degli altri,
corri lento e fermati a guardare,
osserva quanti residui lasciano
le tue malefatte e le tue vittorie,
non ci saranno storie, ma opinioni.
Ancora, maledetta vita che nulla hai di eterno!
Soggiorni nelle mie stanze e m'insegui
mi trastulli come una dea bendata,
volti pagine lasciando rughe e pene.
-- Antonio Recanatini (scheda)

poesia postata da: Antonio Recanatini, in Poesie (Poesie d'Autore)

Il mare va

Sali sul trono sorseggiando petali di momenti intensi
accompagnato da progetti e mille bisce che raccolgono
scarti dei tuoi sogni, e procedono adagio dietro te
per non perdere attimi intesi come unici ma ma... i
giocando per prima, mai un volo come protagonisti.

Il mare va e non si ferma e mentre la mia barca ondeggia
sfidando tempeste, rotolando nella sabbia bagnata,
mille donne che si affacciano a consolare ogni peccato,
massaggiando le mie fatiche raccogliendone i frutti.
Il mare porta con se i rumori del mattino nella luce.

Duro come un asse di cristallo e svenato come un lombrico
la mia strada che giunge sul divieto di entrata e uscita,
alla porta le mille bisce che dimenticano l'inutile;
poi provare a ricucire i mille buchi rimasti,
poi provare a curare i mille mali che perseguono.

Nessun rimpianto, nessuna vendetta,
nessuna paura perché il mare va e quantunque
la tempesta ti trascini l'importante è riprendere il timone
che sia volto a rientrare prima dell'alba.
-- Antonio Recanatini (scheda)