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Scritta da: Antonio Recanatini

Il mondo che verrà

Il mondo che verrà sarà una corrida,
la ricchezza vestirà i panni del torero
la povertà quelli del toro sanguinante.
Il mondo che verrà sarà una festa nazionale,
i ballerini danzeranno con le catene
i poliziotti spareranno dove il potere scricchiola.
il mondo che verrà sarà un incendio doloso
l'operaio diventerà una commedia teatrale,
l'opportunismo distruggerà il sapere.
Il mondo che verrà sarà una guerra di dipendenza,
gli uomini difficili inghiottiranno i semplici
il potere mostrerà la corona.
Il mondo che verrà sarà un orfanotrofio,
i bambini fungeranno da pezzi di ricambio
il sole eviterà di illuminare la terra,
i mercanti venderanno incubi per sogni.
Quel mondo sarà il risultato dei bei ricordi.
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    Scritta da: Antonio Recanatini

    Intensamente vivo

    L'aver vissuto intensamente
    non rende migliori,
    semmai più malati degli altri
    più irrequieti,
    perché non credevamo potessimo bruciare il tempo.
    Non un giorno di rimpianti,
    ma una rincorsa a conoscere ciò che manca;
    non un momento di nostalgia,
    ma un profondo pozzo dove pescare immagini.
    L'aver vissuto intensamente
    non porta grandi risultati,
    ma cuore e fegato esausti
    perché non credevamo potessimo morire.
    Non una svolta desiderata,
    ma dei binari dove fissare il fermento;
    non una discesa dopo il volo,
    ma un vero e proprio tonfo nella realtà.
    L'aver vissuto intensamente
    non dona sconti
    semmai una dura accortezza
    perché speravamo nella filosofia dello squilibrio.
    Non un tempo di sensatezza,
    ma la ragione stessa della critica;
    non un bersaglio predefinito
    ma il tempo sufficiente per mirare senza distrarsi.
    La disputa rimane nel groviglio di sensazioni
    sulle tele da colorare e sulle pagine da inventare,
    nelle vittorie e nelle sconfitte fin troppo congiunte.
    I saggi non bruciano il tempo
    essi programmano e marciscono dentro un altro uomo.
    Composta giovedì 30 novembre 2006
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      Scritta da: Antonio Recanatini

      L'amore dannato

      Chiudimi la porta e allontanami
      spingimi via, così come ti viene.
      Toglimi il saluto, toglimi lo sguardo
      non leggere più le mie parole,
      non rispondere più quando ti chiamo.
      Sparami come ti riesce meglio
      cospargi di benzina ogni mia idea
      e accendi quel fiammifero risparmiato,
      rilancia le tue occhiatacce e urtami.
      Giura sulla tua inquietudine, sul tuo odio
      e ripetimi ancora che vuoi partire,
      che questo amore non funziona
      che non funzionano più i lamenti.
      Abbandonami per strada sotto il diluvio
      perdimi e mostrami la tua decisione,
      dammi le tue ragioni e dimmi
      "da domani non voglio nemmeno
      sapere che esisti o che respiri da re".
      Ma lasciami le medicine sul comodino
      e lascia un po' di disordine in giro,
      il bicchiere di vino appena assaggiato e
      il pane morsicato e le briciole sotto il tavolo,
      Non chiudere la porta dello stanzino e
      di notte, se piove, se fuori c'è la guerra
      fammi sentire che sei rientrata.
      Non abbassare le serrande e
      non chiudere le tende, mi basta l'ombra,
      mi basta un soffio per sapere del tuo amore.
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        Scritta da: Antonio Recanatini

        Chi sei tu per me

        A te basterebbe che io ti dicessi semplicemente "ti amo",
        ma non basta a me, non direi tutto,
        non direi tutto nemmeno se dicessi che ti amo alla follia.
        Tu sei le mie braccia, le mie gambe, il mio sangue,
        tu non rappresenti l'amore, tu rappresenti me,
        il mio disastro, la mia inquietudine, la mia poesia.
        Sposa, amante, sorella, figlia, mamma e
        non direi tutto, perché se ti perdessi
        sarebbe come rimanere nudo per sempre.
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          Scritta da: Antonio Recanatini

          La dimora della solitudine

          Vivace e accorta come una bambina
          rincorre e ammira le sfumature dell'alba,
          sapiente e sventurata come la sera...

          Solitudine della mia notte
          tra appunti, fogli e pagine di fuoco,
          inebriata dal fascio di luci del martirio.

          Logorante come cento giravolte e
          il minuto d'attesa per fermare il mondo,
          roboante e virtuosa come la marea.

          La mia solitudine rotola nell'animo e
          s'arroga il diritto di segnare il giorno
          tra squallide e onorabili speranze.

          Fuorviante come il mistero conosciuto,
          rattoppata come una vecchia gonna
          idealista come l'introverso cantore.

          Innocente e maledetta amica,
          comprimaria del mio vivere incessante
          lodevole con l'aspirazione a riprendere il volo.
          Composta lunedì 1 gennaio 2001
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