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Scritta da: Antonio Recanatini

L'amore dannato

Chiudimi la porta e allontanami
spingimi via, così come ti viene.
Toglimi il saluto, toglimi lo sguardo
non leggere più le mie parole,
non rispondere più quando ti chiamo.
Sparami come ti riesce meglio
cospargi di benzina ogni mia idea
e accendi quel fiammifero risparmiato,
rilancia le tue occhiatacce e urtami.
Giura sulla tua inquietudine, sul tuo odio
e ripetimi ancora che vuoi partire,
che questo amore non funziona
che non funzionano più i lamenti.
Abbandonami per strada sotto il diluvio
perdimi e mostrami la tua decisione,
dammi le tue ragioni e dimmi
"da domani non voglio nemmeno
sapere che esisti o che respiri da re".
Ma lasciami le medicine sul comodino
e lascia un po' di disordine in giro,
il bicchiere di vino appena assaggiato e
il pane morsicato e le briciole sotto il tavolo,
Non chiudere la porta dello stanzino e
di notte, se piove, se fuori c'è la guerra
fammi sentire che sei rientrata.
Non abbassare le serrande e
non chiudere le tende, mi basta l'ombra,
mi basta un soffio per sapere del tuo amore.
Antonio Recanatini
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    Scritta da: Antonio Recanatini

    Chi sei tu per me

    A te basterebbe che io ti dicessi semplicemente "ti amo",
    ma non basta a me, non direi tutto,
    non direi tutto nemmeno se dicessi che ti amo alla follia.
    Tu sei le mie braccia, le mie gambe, il mio sangue,
    tu non rappresenti l'amore, tu rappresenti me,
    il mio disastro, la mia inquietudine, la mia poesia.
    Sposa, amante, sorella, figlia, mamma e
    non direi tutto, perché se ti perdessi
    sarebbe come rimanere nudo per sempre.
    Antonio Recanatini
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      Scritta da: Antonio Recanatini

      La dimora della solitudine

      Vivace e accorta come una bambina
      rincorre e ammira le sfumature dell'alba,
      sapiente e sventurata come la sera...

      Solitudine della mia notte
      tra appunti, fogli e pagine di fuoco,
      inebriata dal fascio di luci del martirio.

      Logorante come cento giravolte e
      il minuto d'attesa per fermare il mondo,
      roboante e virtuosa come la marea.

      La mia solitudine rotola nell'animo e
      s'arroga il diritto di segnare il giorno
      tra squallide e onorabili speranze.

      Fuorviante come il mistero conosciuto,
      rattoppata come una vecchia gonna
      idealista come l'introverso cantore.

      Innocente e maledetta amica,
      comprimaria del mio vivere incessante
      lodevole con l'aspirazione a riprendere il volo.
      Antonio Recanatini
      Composta lunedì 1 gennaio 2001
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        Scritta da: Antonio Recanatini

        A DIRE IL VERO

        A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
        la storia è in bilico tra lumi e tradimenti epocali.
        A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
        ho visto straccioni divenire faraoni e sputare dall'... alto.
        Quando depongo la passione in un tiretto o nell'armadio,
        eccelle la sensazione di smarrirmi nella ragione e nelle foto.
        L'ipocrisia non è un bisogno, par sia una necessità
        appostata ai fianchi della virtù, nei paraggi della solitudine,
        solo un'accezione di striminzito valore.
        A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
        avvampa spesso il nervo teso, malaria nel cervello, ira da svendere
        quando torno sconfitto nello scontro quotidiano con la slealtà,
        in fondo la fiducia perde perché non valuta la chiacchiera.
        A dire il vero non ho molti motivi per essere comunista,
        l'ideale non si consacra di fronte alla mania di prevaricare
        e quando depongo l'anima e lo spirito voglio rallegrarmi col piacere.
        Scelsi di attraversare il fiume in piena senza motivo
        tanto per vedermi inconsueto di fronte all'adeguamento,
        ignoravo la devozione carnale della umana specie al cielo
        e il rispetto perverso all'ingiustizia progettato per non volare.
        A dire il vero rimane un motivo essenziale alla portata della delusione,
        ancora tremo quando intravedo una sirena nei pressi della stazione,
        temo l'urlo di un barbone calpestato dall'osceno individualismo
        e soffocato dentro un bagno con il fetore del perbenismo isterico.
        Non sono indifferente, però non sovviene l'ansia e nemmeno tremo
        se la sirena sosta sotto il portone di una villa o di un lusso.
        Antonio Recanatini
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