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Tienimi
con te nel tempo del giorno,
come
l'incanto di un sogno che vela la tua vestaglia
come
il sapore della notte mangiata assieme
come
i resti dell'amore che bacio sul tuo corpo.
Tienimi
con te nel tempo della notte,
come
la bocca riarsa dalla tua bocca
come
il segno della fame lasciato sull'aura dei seni
come
l'ultima goccia partorita dalla tua pelle.
Tienimi con te
come
la luce dei tuoi occhi
rivisti allo specchio,
in orbita sul tuo viso come lune nascenti.
Tienimi
con te nel tempo del tempo
come
un uomo remoto
che ha scoperto il fuoco
dal
tuo fuoco.
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    Chi sei da lassù o asola di luce?
    tu occhio socchiuso sul tempio notturno,
    celi lo sguardo, come d'una bestia in felino agguato.
    Ti sperdi nella luce, riaffiori nelle tenebre e
    così ricurva a mezza bocca,
    riluci come il bagliore ritrovato
    d'una via smarrita.
    Chi sei da lassù o falce sospesa?
    tu palpebra d'un cielo che riposa,
    pupilla che illumini il viandante e
    le mura dell'ombra come sua dimora.
    Sorridi a volte triste, come d'un mistero
    dissimulato nel taglio della tua stella,
    ove traspare il vuoto dell'inconoscibile o
    forse la vita d'un altro mondo.
    Chi sei da lassù o ciglio di donna?
    arco teso che scocchi dardi d'infinito,
    tu passaggio tra il visto e
    il vedibile, tu passeggera d'un viaggio senza fine,
    tu regina velata, che sussurri il tempo alla terra,
    tu questa sera, poggi sul tetto stellato
    il corpo tuo inafferrabile e
    sinuoso il bel seno mi sveli.
    Come d'un beffardo miraggio
    ai miei occhi ne fai mostra.
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      Ho veduto il tuo viso senza guardarti.
      T'ho seguito in passi altrui,
      consapevole io,
      non il cuore, della tua assenza.
      Tua non era la schiena, che la terra ha curvato,
      né la nuca, che il sole ha frustato.
      Non erano tuoi i solchi, che la luna ha guarito.
      Ma sembrava tuo il braccio infelice,
      a mezz'aria, sospeso, perenne.
      Suo il muscolo teso,
      verso la vita, lottando.
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        Ombra d'amore

        Cadono,
        ripetutamente
        gli occhi inciampano
        tra frammenti di lettere
        che mai bussarono alla tua porta,
        come un sogno svanisti
        scappando via da quella notte
        così breve.
        Da allora,
        continuo a morire,
        il mio destino era lì
        in fondo ai tuoi occhi.
        Da allora,
        come una sfinge,
        sei vissuta nei miei pensieri.
        Mai finiranno
        queste mani di cercarti,
        mai,
        questa voce di tremare...
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