Scritta da: Hannele
Soccorso, soccorso
quando ormai è troppo tardi.
Rimasta è la carcassa,
una non più implorante massa
di figli di Dio o della natura
lasciati morire nella tortura
che il viaggio di speranza
verso la fine del mondo che avanza
forma nella mente con la paura.

Parlate, parlate
figli di Dio
sempre che voi siate
in questo regno di Dio.
Una benda invisibile
avete sugli occhi
che vi rende impossibile
vederne gli specchi
tragici e desolanti,
urlanti e piangenti
ma almeno coscienti
della rovina del mondo.

Riposate, riposate
miei sacri figli di Dio
chiunque esso sia,
dovunque esso sia.
Di certo non pio
per queste ossa
cadute in miseria
prima che si possa
regalarvi un viso,
un mondo e un riso
per assaporare il paradiso.

Hannele.
Anonimo
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Hannele
    Tempesta, vortice, alluvione
    riconoscimento, anima, esplosione.
    Una vita accesa,
    Un'esistenza sospesa,
    Un eterno momento
    un potente sentimento.

    Cammino a tentoni
    Respiro a pieni polmoni
    Attendo un'eclissi
    Che mi conduca i passi
    Verso un infinito giorno
    Dopo tutto questo riposo notturno.

    Ora che questa mano di rosa
    Mi ha raccolta da terra e mi posa m'immergo nel morbido tepore
    di questo contatto, di questo splendore,
    Mi faccio frugare
    Le molte anime rare,
    Mi faccio colmare
    dall'intenso e caldo mare,
    mi faccio attraversare
    dal vento dolcemente polare.

    E infine, leggera, di peso, mi dono
    solo a te, tenero profondo sogno.

    Hannele.
    Anonimo
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Hannele
      E tu, soldato, per che padrone urli? Per che padrone spari?
      Chi ti ordina di far questo a un tuo pari?
      Quale ragione, accusa o Dio
      vai proclamando credendoti pio?
      Cosa sognavi, bambino felice?
      Cosa cantavi, perduto amico?
      Occhi, cuore, fegato e pelle
      sorreggono le anime in quello scialle.
      E tu non sai che ti hanno aperto,
      prelevato ragione e di colpo coperto.
      Tu non conosci il feroce nemico
      come si insinua nel tuo intimo amico:
      Lo spreme, lo tiene, lo zittisce e sviene.
      Ma svegliati e riattiva le vene
      il tuo corpo ha un colore, un suono, un volo.
      Tu sei padrone del tuo perdono.
      Anonimo
      Vota la poesia: Commenta
        Questo sito contribuisce alla audience di