Scritta da: Livido Nero
Piomba forte al suolo
tutta quest'acqua sporca,
violenta la solenne calma del mare,
spezza la resistenza di ogni stelo,
spoglia ogni albero di se stesso,
alimenta la malinconia dietro ai vetri.
Neanche l'acuto suono d'un violino
riesce a coprirne il rumore,
neanche la voglia di non sentirlo più.
Piove dentro e fuori questa notte,
non c'è riparo, non c'è via di fuga
quando s'allaga l'anima,
non c'è salvagente che tenga a galla,
non c'è mano tesa ad aiutare,
solo il gocciolante riflesso
in un vetro bagnato, gelato, incorruttibile.
Anonimo
Composta martedì 19 novembre 2013
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    Scritta da: Hannele
    Senza parole
    queste parole
    infami parole
    vuote parole
    inutili parole
    flebili parole.
    Senza parole.

    Senza parole
    quest'oceano zitto di parole,
    questo vento muto di parole,
    questo taciturno eco di parole,
    questo silenzioso pianto di parole.
    Un corpo stanco e dolore, di assenza di parole.

    Senza parole
    una finestra riflessa e accesa,
    una luce spenta e gialla,
    una strada nuda e cruda,
    una sedia rotta e arsa,
    una palla bucata e sgonfia,
    una parola usata e infranta.

    Senza parole
    foglio bianco di parole,
    biro nera di biancore,
    occhiali soli di pallore,
    Viso scarno di - furore di parole.
    Anonimo
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      Scritta da: Hannele
      Sono il tempo,
      sono un rapace,
      sono la gabbia per topi
      più sanguinante e veloce.

      Solo il tuo presente,
      il tuo futuro, il tuo mentire
      e il tuo scappare.

      Sono il vecchio passante,
      il neonato scoprire
      e dimenticare.

      Sono una calibro nove,
      un fucile o un pugnale.
      L'arma più potente
      di secoli lacerante,
      di amanti urlante,
      di madri speranti.

      Speranza frattura nei tempi.
      Anonimo
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        Scritta da: Hannele
        Pablo testimone di rabbia,
        testimone di sabbia,
        testimone di intemperie,
        testimone di barbarie.

        Una pioggia di sangue,
        un delitto di carne
        bianca latte
        senza parte.

        Un fiume di sangue,
        un terreno di carne
        rosso latte
        senza parte.

        Una storia di sangue,
        una piazza di carne
        verde latte.
        Speranze infrante.

        Un paese di sangue,
        una madre di carne
        nero latte.
        Nazioni infrante.
        Anonimo
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          Scritta da: Hannele
          Dio,
          dicci dove sei nostro dio,
          dicci come fai a restare fermo,
          immobile, inerme, stoico, esterno.
          Dicci come fai a vedere
          questo tuo sacro mondo cadere,
          distruggersi, cospargersi
          in pezzi ridicoli e sparsi.
          Quest'africa sfruttata, odiata, maltrattata,
          amata, adorata, venerata, giocata
          a dadi o in un'unica estrema puntata.
          Quest'America che si stende
          come un velo bianco e congiunge
          i due poli che reggono il mondo.
          Ma di poli in realtà nel profondo
          ne ha miliardi e continua a deteriorarsi
          nel nome di un baratto d'oro e intarsi.
          Quest'oriente e la cara mezzaluna
          solo i telegiornali al chiaro di luna
          occupa costante senza turbare
          nessuna mente che vada a pensare
          nel buio di una stanza al male che canta.
          Quest'infanzia lasciata e compianta:
          protezione, amore, luce, candore,
          dolcezza, arcobaleno, sole, tepore,
          Spariti rubati svaniti o devastati?
          Assenza di verbi e piccoli pianti
          di pace e abbracci fortificanti,
          tutto ribellato a questi falsi cantanti.
          La fame nei campi, la sete sui ponti,
          la stanchezza sui letti e la disillusione.
          Questa vecchiaia in contemplazione
          della morte e della pensione:
          le giunture si spezzano,
          la dignità spazzano,
          la passata felicità dimenticano.
          Questi valori imprescindibili
          sotto culi deplorevoli.
          Il nostro sangue svergognato
          una volta così rosso ambrato.
          Il nostro tono imbarazzato
          ferito e derubato,
          una voce squillante,
          quella del potere sfavillante,
          del petrolio culminante,
          del denaro o l'Aspromonte,
          del dolore mio regnante,
          del candore più buio e urlante.
          Dio, dicci dove sei,
          dicci come fai
          dicci se ci sei,
          dicci se farai.
          Dacci almeno il tuo stoico immobilismo
          o tienitelo quest'ultimo,
          siamo già barricati nel vittimismo,
          un orrido cannibalismo
          di futuro e nuovo umanismo.
          Anonimo
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