Scritta da: Silvana Stremiz

Anima

A volte sento di non appartenere a questo mondo;
l'anima mia vaga senza posa tra deserti vasti
e praterie.
Il tempo trascorre e vola via senza spazio
per i sogni,
e scorre sulle mie stagioni ingiallite
così come la mia mano su questi versi
inutili.
Di fronte a me la città illuminata a giorno,
nella notte.
Le infrastrutture d'acciaio,
le auto veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,
nella notte.
Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza
milioni di anime che passano lentamente
nella notte.
Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto randagio.
Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.
Forse per questo mi sembra d'essere
un poeta.
Anonimo
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Biografia della parola rivoluzione

    Parola che nacque in un vomito di sangue
    Parola che il primo a dirla affogò in essa.
    Parola sempre in piedi.
    Parola sempre in marcia.
    Parola contumace nella modernità.
    Parola che si pronuncia coi pugni.
    Parola grande fino a traboccare dai margini dei dizionari.
    Parola di affetto facile come una curva.
    Parola di quattro frecce sparate verso i punti cardinali.
    Così rimase sradicato d'oblio ogni aneddoto
    su uno dei vertici più remoti del tempo
    i dolori umani fecero campi di concentramento
    per intraprendere la strada, verso quale cielo?
    Ognuno secondo la sua intensità prese un diverso carattere
    alfabetico e la parola rimase scritta:
    rivoluzione
    Poi il sole passando attraverso di essa per sprofondare
    nella notte accese le sue undici lettere:
    rivoluzione.
    E fu la prima insegna luminosa del mondo.
    Adesso è nell'uomo così come è nell'ossigeno dell'acqua.
    Campi, città, mari, contano una popolazione nei suoi
    echi.
    Ha sottratto lo spazio ai corpi che si dilatano.
    Ha violenza e distruzione di onda di vento.
    Penetra nelle anime con una sensualità di aratro.
    Cartello scritto nello spazio di due braccia erette,
    alziamolo con la vita.
    Anonimo
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Corpo felice, acqua tra le mie mani,
      volto amato dove contemplo il mondo,
      dove graziosi uccelli si riflettono in fuga,
      volando alla regione dove nulla si oblia.

      La forma che ti veste, di diamante o rubino,
      brillio di un sole che tra le mie mani abbaglia,
      cratere che mi attrae con l'intima sua musica,
      con la chiamata indecifrabile dei denti.

      Muoio perché m'avvento, perché voglio morire
      o vivere nel fuoco, perché quest'aria che spira
      non mi appartiene, è l'alito rovente
      che se m'accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

      Lascia, lascia che guardi, infiammato d'amore,
      mentre la tua purpurea vita mi arrossa il volto,
      che guardi nel remoto clamore del tuo grembo
      dove muoio e rinuncio a vivere per sempre.

      Voglio amore o la morte, o morire del tutto,
      voglio essere il tuo sangue, te, la lava ruggente
      che bagnando frenata estreme membra belle
      sente così i mirabili confini dell'esistere.
      Anonimo
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