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Scritta da: Silvana Stremiz

Al mio angelo

Fingevo di ammalarmi e tu venivi
dal cielo, angelo mio, per consolarmi;
mi provavi la febbre e trepidante
mi rimboccavi bene le coperte
e mi baciavi, lieve, sulla fronte.

Di colpo io fingevo di guarire,
ti prendevo sul letto e ti baciavo
e poi ti penetravo tutta notte.
Ma, al primo canto del gallo, tu sparivi.

Adesso io mi sento proprio male,
la falce della morte mi accarezza
e i diavoli stanno attorno al letto
aspettando la mia anima dannata.

Ti chiamo disperato e tu non senti.
Angelo mio, perché tu non mi credi?
Io non sono capace di mentire,
sto morendo e il mio cuore già non batte.
O mio angelo, tu devi venire,
hai dimenticato qui le tue ciabatte.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Ultima poesia

    La lebbra ha devastato il tuo bel volto
    che ora è nascosto da una pezza,
    ti conosco soltanto dai tuoi occhi
    miopi che mi guardano con astio.

    Il tarlo del tempo corrode i miei ricordi
    e di ciò che mi fu speranza e amore
    rimane un pugno di cenere amorfa
    spazzata via dal vento inesorabile.

    Oh il vento! Porti via anche la polvere
    del mio corpo corrotto dalla morte,
    mulinando cancelli ogni mia traccia.
    Di me più non rimanga nulla.

    Soltanto quando avrai dimenticato
    la mia bocca piena di vermi,
    tu riderai fuggendo il mio ricordo
    fastidioso come insetto da schiacciare.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Il piccolo viaggio del dr. Schmidt
      Nei calcoli, nelle medie,
      in un turbinio di dati,
      il dr. Schmidt è morto!
      Impossibile! Lui era
      il più preparato,
      previsioni esatte,
      calcoli millimetrici, eppure...
      Il dr. Schmidt è morto!
      Lo piangono le sue macchine,
      gli ingranaggi, i monitors,
      nessuno poteva immaginarselo.
      Il dr. Schmidt è morto,
      seppellito in un giardino di silicone,
      lo vegliano quattro cipressi sintetici,
      ed era un grand'uomo
      il dr. Schmidt...
      Morto suicida,
      senza saperlo.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Anima

        A volte sento di non appartenere a questo mondo;
        l'anima mia vaga senza posa tra deserti vasti
        e praterie.
        Il tempo trascorre e vola via senza spazio
        per i sogni,
        e scorre sulle mie stagioni ingiallite
        così come la mia mano su questi versi
        inutili.
        Di fronte a me la città illuminata a giorno,
        nella notte.
        Le infrastrutture d'acciaio,
        le auto veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,
        nella notte.
        Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza
        milioni di anime che passano lentamente
        nella notte.
        Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto randagio.
        Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.
        Forse per questo mi sembra d'essere
        un poeta.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Biografia della parola rivoluzione

          Parola che nacque in un vomito di sangue
          Parola che il primo a dirla affogò in essa.
          Parola sempre in piedi.
          Parola sempre in marcia.
          Parola contumace nella modernità.
          Parola che si pronuncia coi pugni.
          Parola grande fino a traboccare dai margini dei dizionari.
          Parola di affetto facile come una curva.
          Parola di quattro frecce sparate verso i punti cardinali.
          Così rimase sradicato d'oblio ogni aneddoto
          su uno dei vertici più remoti del tempo
          i dolori umani fecero campi di concentramento
          per intraprendere la strada, verso quale cielo?
          Ognuno secondo la sua intensità prese un diverso carattere
          alfabetico e la parola rimase scritta:
          rivoluzione
          Poi il sole passando attraverso di essa per sprofondare
          nella notte accese le sue undici lettere:
          rivoluzione.
          E fu la prima insegna luminosa del mondo.
          Adesso è nell'uomo così come è nell'ossigeno dell'acqua.
          Campi, città, mari, contano una popolazione nei suoi
          echi.
          Ha sottratto lo spazio ai corpi che si dilatano.
          Ha violenza e distruzione di onda di vento.
          Penetra nelle anime con una sensualità di aratro.
          Cartello scritto nello spazio di due braccia erette,
          alziamolo con la vita.
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