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Scritta da: Silvana Stremiz

Miei quarant'anni

I miei quarant'anni...
tra le mie mani di ragazzo.
E voi non datemi un posto tra le vostre cronologie temporali...
ho solo giocato con la farina se ho dei capelli bianchi...
ho solo corrugato il viso per farti una smorfia...
non è certo una ruga quella che vedi.
I miei quarant'anni...
spettinati in un maglione che mi fece mia madre...
contati come soldatini...
mangiucchiati... sputati...
I miei quarant'anni ...
che giocano coi tuoi seni ...
che girano in tondo nella stanza
ubriachi di dolore e di nostalgia...
I mie quarant'anni...
simili alle gocce che ora rigano i vetri...
cosi tanti e cosi pochi...
con la tua anima a decidere
se ha diluviato...
o se è stata solo pioggia sottile...
quella che scende...
senza far male.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    È l'alba, un nuovo giorno nasce
    porta con se gli incubi notturni...
    e... le dolci parole sussurrate

    porta anche me in questo nuovo giorno
    senza che io le avessi chiesto niente
    sarà un regalo o giusta punizione
    vivere ancora un giorno in questo "orrore"

    ed impotente vivo queste ore
    pensando a tutto ciò che non è stato
    alle promesse che mi sono fatto
    a quante infine... non ho mantenuto

    ed a te penso fanciullo sorridente
    che nella vita muovi i primi passi
    ti chiedo scusa per ciò che non ho fatto

    volevo prepararti... un... mondo migliore
    con tanta presunzione ci ho provato
    e solo quando guardo nei tuoi occhi
    mi dico bravo... si... ci sei riuscito.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      È l'alba, un nuovo giorno nasce
      porta con se gli incubi notturni...
      e... le dolci parole sussurrate

      porta anche me in questo nuovo giorno
      senza che io le avessi chiesto niente
      sarà un regalo o giusta punizione
      vivere ancora un giorno in questo "orrore"

      ed impotente vivo queste ore
      pensando a tutto ciò che non è stato
      alle promesse che mi sono fatto
      a quante infine... non ho mantenuto

      ed a te penso fanciullo sorridente
      che nella vita muovi i primi passi
      ti chiedo scusa per ciò che non ho fatto

      volevo prepararti... un... mondo migliore
      con tanta presunzione ci ho provato
      e solo quando guardo nei tuoi occhi
      mi dico bravo... si... ci sei riuscito.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        S'aprono i sipari
        sulle ardenti giornate
        giocate
        dalle corse nevrotiche
        della gente
        illusa di tornare
        alla normalità.

        Quale normalità?
        Crediamo veramente
        che agitarsi e smaniare
        sia un vivere quotidiano?
        Crediamo davvero
        che tornando a casa
        possiamo essere sereni?

        Quante tossine accumuliamo
        durante le nostre giornate
        "serene" di stress?
        Quale felicità
        ha il colore del sangue?
        Guardando la nostra società
        sembra normale.

        Quesiti irrisolti…

        Con le parole
        tutti alzano i toni,
        non si rendono conto
        della vuotezza
        del loro essere.

        Parole accomunate
        alla pochezza
        che inneggia
        orde barbariche
        annunciando
        lo sgretolio del mondo
        delle idee.

        Forse è proprio così
        é una società barbara
        la nostra
        occultata dall'ombra di simboli,
        di parole vuote
        prive di realizzazioni.

        Esistono parole
        di azioni concrete
        almeno così ci pare –
        effigi della Società
        ad alti livelli
        con termini ridondanti
        che riempiono le bocche,
        di difficile comprensione…
        e di pronuncia
        per conferire un crescendo
        a questa inconsistente vita.

        Qui nasce il problema:
        vivere d'immagine.

        Abbiamo smarrito
        il senso della realtà
        già oggi
        tutti credono di conoscerne
        il significato
        ma nessuno osa pronunciarsi.

        Non aiuta a nessuno
        essere ciò che non si è,
        ma è più comodo.
        Possiamo nasconderci
        senza ascoltare
        la nostra coscienza.

        Termini come Etica e Morale
        diventano una favoletta per bambini.
        Si genera il pensiero
        d'inutilità pubblica:
        a concretizzare la nostra vita
        ci vuole ben altro.

        Ma cosa?
        nessuno mai
        lo ha ancora
        scoperto…

        Così nascono i mostri
        dentro di noi:
        il lato oscuro dell'uomo.

        Vien da rabbrividire
        quando si scorgono persone
        meravigliate
        nel leggere la cronaca nera.

        Ecco presentarsi
        innanzi ai loro occhi
        la cruda realtà
        della società in cui viviamo:
        dove vivono
        queste persone?

        Noi generiamo cultura
        tanto quanto la uccidiamo.

        Se qualcuno mi chiedesse
        di dar definizione
        del genere umano
        potrei solo dire:
        "è un'anima contraddittoria".

        È difficile comprendere
        il genere umano
        che è tanto attaccato alla vita
        al punto d'amarla
        tanto intensamente
        da compier la folle gesta
        d'interromperla bruscamente.

        Ovunque andiamo
        non tolleriamo
        i nostri simili
        eppur noi
        vogliamo essere tollerati.
        È questo che vuol dir tolleranza?

        Spero che non siamo confusi
        fino a codesta maniera!

        In ogni società
        si nascondono spiriti buoni.

        È una gioia
        accorgersi
        che potenzialmente
        siamo tutti buoni…
        quando siamo soli.

        Il dover apparire
        ad ogni costo
        ed in ogni situazione
        minimizza
        la nostra essenza
        fin quasi a farla scomparire.

        Se avessimo il coraggio
        d'essere introspettivi
        leggeremmo talune faccende
        che non ci piacerebbero affatto.

        Eppur siamo tutti criticoni,
        polemici e sentenziatori,
        se solo ne avessimo sentore
        credo che nessuno parlerebbe più.

        Abbiamo la malfatta abitudine
        di non pensare ciò che diciamo.
        Spesso la pensiamo
        credendo che pensare
        sia la prima cosa
        che ci viene in mente.

        C'era una volta…
        o forse non c'è mai stata
        quella volta
        che abbiamo creduto
        ad una favola realtà.

        Oh, una favola… che orrore!

        Il sol pensiero
        di vivere una favola
        ci spaventa.

        Non abbiamo più
        il gusto del bello:
        abbiamo deformato
        un intero sistema
        per eliminarne ogni traccia.

        Rompere un sistema
        non è un cedimento
        dell'esistenziale
        che annichila il decoro:
        ci facciamo usare
        da un sistema generato
        dal consumismo,
        da un credo
        che nasce in noi
        propulso dalla voglia
        di emergere
        da un mondo
        che ci calza
        un po' stretto.

        Il sistema generato
        porta a vantaggio
        una cerchia ristretta di persone
        che possono soggiogare
        una società intera
        strumentalizzandola
        creando stereotipi plasmabili.

        Così nascono le mode
        di varia natura e genere.

        Un mondo subdolo
        che fa di noi
        una massa informe
        monòtono.

        Non siamo noi
        a voler tutto questo?
        Allora perché
        sento tanti lamenti?
        Forse è meglio chiedersi
        chi sono
        questi "Noi"!

        Ci accorgeremmo
        che due anime
        vivono
        nello stesso corpo
        come fossero due persone
        sotto lo stesso tetto.

        Allor si pone
        un dilemma:
        e se esistessero
        due mondi paralleli
        per le nostre anime?
        Non è che per caso
        le abbiamo solo invertite?

        Questo nostro dilemma
        lasciamolo scorrere
        ripromettendo un'analisi
        in un altro tempo.

        Per ora rimane
        capire
        qual è
        il senso della realtà,
        e se mai
        l'accettiamo così
        come la reazione
        dei nostri comportamenti
        che l'ha generata.

        In questo opaco mondo
        c'è la possibilità
        di far risplendere i colori
        per la loro naturale bellezza
        se solo ci fermassimo
        un attimo a pensare
        scavando dentro di noi
        nel pozzo
        dei nostri desideri,
        dei nostri sogni.

        Vivere in una favola
        non è difficile
        basta uscire
        da un mondo
        che non senti tuo.

        Per necessità
        vivere marginalmente
        la società
        senza distaccarsene.

        Ai confini della realtà
        delle volte
        si è
        quando la si vive
        intensamente.

        Riscoprire l'Amore
        in tutte le sue forme…
        e colori.

        Riesumare la propria anima
        riaccendendo la passione
        ci farà scoprire
        un mondo apparentemente nuovo,
        ma che è sempre stato il nostro.

        La vita di società
        eticamente e Moralmente
        perfetta
        non esiste,
        ma esiste
        un'Etica morale
        e una Morale etica
        ai quali siamo inclini:
        fa parte della nostra natura.

        L'uomo è contraddittorio
        ma è pur sempre un'anima
        dal candore maculato:
        nessuno è perfetto!

        Dosare le informazioni,
        leggere fra le righe
        l'immagine che ci vogliono imporre
        traccerà il cammino
        di uomini liberi.
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