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Scritta da: Silvana Stremiz
Gli amici sorridono in questa casa sorda,
intrecciamo le nostre malinconie, le nostre paure,
le nostre speranze giganti a due accordi di chitarra,
a un bicchiere di vino che brilla nel buio
straniero di questo giorno senza coraggio che è nato.

Sono per ora lontani gli affanni, i sospiri sognati,
gli occhi che non abbiamo il coraggio di guardare,
gli occhi che non vogliamo dimenticare,
i silenzi carichi di angosce forse già vissute,
oppure di gioie da cogliere nel soffio dello scirocco.

Questa terra non è nostra, ci culla e ci respinge,
torniamo alla pianura senza orizzonte dell'inverno,
alla neve che buca la nebbia dei nostri minuti strani,
alle usate preoccupazioni dell'oggi senza tempo
lontani da quel vento di scirocco che ci seduce e ci abbandona.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Teatri

    Quando, con infantile e spietata ironia,
    mi svelano innanzi i protagonisti monchi del mio passato
    come spade, come lance
    essi penetrano nel mio cuore
    come se io fossi l’unica colpevole disposta e destinata a pagare.
    La vergogna e l’inferiorità insensate crescono
    mio malgrado, ma col mio permesso,
    ed io stessa in un istante spaventoso
    percepisco ciò che fino a quel momento
    mi curavo di ignorare
    sistematicamente.
    La mia mente è squassata da ciò che altri dipingono e costruiscono
    su di me senza curarsi o domandarmi nulla.
    La loro ingenua e sagace crudeltà,
    più o meno consapevole,
    più o meno giustificata o colpevole,
    gioca a ridurmi in silenzio:
    un goffo pagliaccio, una marionetta senza nerbo né arbitrio
    che s’agita ed arrossisce
    tentando di non attirare attenzione
    sola sul palcoscenico.
    Le risate e la pietà del pubblico
    di cui fino a quel momento non ero cosciente
    risuonano invadenti nella mia testa,
    violentandola e lasciandola stordita da un imbarazzante inettitudine
    per cui, malgrado tanti sforzi,
    non trovo colpevoli.
    E mentre cala il sipario
    sulla mia commedia inconsapevole
    resto seduta, immobile nel buio aspettando il Secondo Atto
    e riflettendo amaramente
    sul fascino dell’ignoranza e sulla sua forza,
    sulla cattiveria dei punti di vista e del relativismo esistenziale
    che contemporaneamente mi costringe ad odiare comprendere e invidiare
    gli atteggiamenti pseudospensierati
    del mio pubblico
    umanamente pettegolo
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Assenzio

      Abbiamo costruito templi dorati
      abitandoli di variopinte divinità,
      cerchiamo rifugio,
      ovunque,
      in terra e in cielo,
      con ogni mezzo ed ogni fantasia;
      rifugio da noi stessi,
      dagli altri,
      dalla vita e dalla morte.
      Ci inebriamo di conoscenze
      illudendoci d’immortalità.
      Desolati frammenti organici,
      non capiamo cosa siamo
      né come sia possibile la nostra esistenza.
      Entriamo in chiese e laboratori
      con le stesse paure e le stesse speranze.
      Temiamo di essere disillusi
      e invochiamo una qualche certezza
      comoda al nostro futuro.
      Ogni giorno ci ubriachiamo di professioni di fede,
      e ci sentiamo protetti,
      ci sentiamo conquistatori.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Nei tuoi occhi io rifletto la mia vita
        rispecchio ciò che è stato il mio passato
        e intravedo in lontananza il mio destino
        accorgendomi in questo modo
        che ogni istante della mia vita
        è vissuto assieme a te.
        Tu sei la mia droga più pesante
        la mia sorgente di vita
        vado a dormire solo per sognarti
        inesorabilmente tra le mie braccia.
        Uscivo per vederti e aprivo bocca per parlarti
        e d'improvviso sei svanita nel nulla più glaciale.
        L'illusione d'averti era una visione onirica
        senza la notte per poterla vivere.
        La vita è grande, tu sei grande
        ma non può basarsi sui sogni e tu sei un sogno.
        Rimugino i lemmi che da qui a poco hai pronunciato
        frasi lasciate all'aria in balia del vento
        scolpite su lastre di ghiaccio all'inferno.
        Mentre rifletto su cosa dirti domani
        trovo ciò che avrei potuto dirti ieri
        mentre cercavo di cogliere al volo
        un'ennesima occasione persa.
        Non faccio altro che cercare parole
        parole che non capirai mai
        sono frasi e cenni d'amore
        che nessuno ti ha detto e perciò non sai.
        Tu che rispondi e mi chiedi:
        perché Il sole non'è così caldo
        immenso e misterioso come te
        che nella vita ti tiene saldo
        a terra, luna e forse me.
        Tu sai che io non sono
        non sono chi pensi possa essere
        ma potrei essere meglio di ciò che sembro
        e do ciò che pensi non abbia dentro
        quel cuore che batte d'amore
        per amare chi non ti capisce
        e non rispetta e percepisce il valore
        del sentimento che ora svanisce
        e ferisce quel cuore d'amore
        che altro non fa che recepire e conservare
        ogni singolo dolore.
        Non so che pensare per cantarti dei versi
        che non saprei pronunciare in quest'alba d'amore
        durata per poche ma interminabili ore.
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