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Guardavi

Guardavi la madre nel suo dolore.
Nel silenzio cercavi uno sguardo,
quello che da bambino leniva il tuo, di dolore.
Non ho visto lacrime, eppure piangevi.
Non ho visto le tue mani, ma tenevi le sue.
Non ho sentito le tue parole, ma urlavi
con la voce del cuore.
Hai ascoltato il frusciare del tempo,
sei tornato bambino,
cercando un abbraccio,
per contenere un amore immenso.
Composta martedì 2 marzo 2010
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    Scritta da: Syndy Arts

    La leggenda delle zeppole di San Giuseppe

    La bottega era in fondo alla via,
    tutti quanti sapevano dove.
    Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
    molto presto sarà il diciannove;

    vola il tempo, a gran passi s'appresta.
    Invitiamo qui a casa gli amici.
    È il mio nome, lo sai; la mia festa.
    Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

    Alza gli occhi Maria dal ricamo,
    risplendenti di grazia divina.
    "Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
    però sono un disastro, in cucina.

    Ti ricordi dell'ultima volta?
    Mi ci sono davvero impegnata,
    ma mi venne uno schifo, la torta,
    e alla fine l'abbiamo buttata.

    Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
    lo vedrai: non ti dico di più.
    Voglio farti davvero contento,
    con il nostro figliolo Gesù!"

    E così ci provò. Poveretta,
    ben tre giorni passò a cucinare,
    ma non era una cuoca provetta
    (era molto più brava a pregare).

    Questa volta riuscì! Nella stanza
    in cui stava la Sacra Famiglia
    si diffuse una dolce fragranza.
    Che languore! Che gran meraviglia!

    Su un vassoio fan mostra di sé
    (beh, Maria, certe volte sei in vena!)
    Zeppoloni di pasta bignè
    ben guarniti di crema e amarena.

    San Giuseppe però storce il naso.
    "Moglie mia, chi può averti aiutato?
    Non mi dire che è frutto del caso;
    tu lo sai, la menzogna è peccato.

    E non fare quel viso contrito!
    Dai, sorridi, mia cara Maria:
    l'aiutante, l'ho bell'e capito,
    si nasconde costì, in casa mia.

    Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
    I miracoli son limitati,
    vanno usati per cose importanti;
    se li impieghi così, son sprecati!"

    Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
    lo guardò con grandissimo amore,
    e gli disse: "Mio caro papino,
    stai facendo – perdona – un errore:

    questa zeppola dolce, squisita
    da gustare in un giorno di festa
    rende un poco migliore la vita:
    la magia quotidiana è anche questa.

    È un miracolo lieve, leggero;
    una semplice, morbida cosa,
    che anche al giorno più cupo e nero
    dà una piccola mano di rosa".

    Il papà sentì in gola un magone.
    "Caro figlio, non critico più.
    Su'sti zeppole hai proprio ragione:
    io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
    Composta mercoledì 17 marzo 2010
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      Scritta da: Poetessa innamorata

      Con lui

      Con lui, starei in mezzo ad una tempesta...
      Con lui, starei sotto alla grandine senza nessun riparo...
      con lui, rimarrei immobile all'ipocentro di un terremoto...
      Con lui resterei al centro più caldo dell'inferno...
      e altro ancora, perché con lui tutto ha un aspetto diverso...
      Una tempesta sarebbe soltanto un pizzico di venticello e qualche gocciolina di pioggia;
      La grandine si trasformerebbe in morbidi cubetti di zucchero filato;
      Insieme a lui, un terremoto sarebbe solo una vibrazione leggera,
      un piccolo brivido e l'inferno potrebbe essere paragonato a una casa accogliente
      riscaldata dal dolce calore di un camino acceso.

      Si con lui tutto sarebbe diverso, più bello... lo sarei anche io.
      Composta giovedì 4 marzo 2010
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