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Scritta da: marianna

Anima mia

Ispeigabile follia la mia mente...
un mondo invivibile dentro che preclude la mia pace...
un mondo giudice fuori che mi ha reso insicura...
Anima mia, sei tu la mia nemica?
Tormento unico, persistente, che strazia il mio cuore stanco ormai di battere veloce, perennemente...
Ci si cheide perché? Tante le risposte, le cause
ma infine... il vuoto...
Inetta in questi nuovi giorni,
l'apice del nulla il mio pensiero di cui non posso fare più a meno... e ora cos'è cambiato?
Nuove strade sembrano prostrarsi dinnanzi a noi, nuove occasioni... uniche... irripetibili...
Ma Anima mia perché non mi consenti di viverle?
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Amore
    parola semplice...
    luce e buio
    felicità... disperazione...
    Lamore non chiede
    l amore vuole
    razionale a volte...
    tormento ed estasi
    ma tutto vince l amore.
    Desideriamo l amore
    ma a volte si affronta con
    paura e riluttanza.
    É' aria fresca del mattino...
    fuoco di passione ...
    l amore si puo avere
    non si deve incatenare...
    Ma quando l amore chiama
    gli rispondi sempre si.
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      Scritta da: Elisabetta

      Il passero ferito

      Era d'agosto. Un povero uccelletto
      ferito dalla fionda di un maschietto
      andò, per riposare l'ala offesa
      sulla finestra aperta di una chiesa.

      Dalle tendine del confessionale
      il parroco intravide l'animale
      ma, pressato da molti peccatori
      che pentirsi dovean dei loro errori
      rinchiuse le tendine immantinente
      e si rimise a confessar la gente.

      Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
      diceva ogni fedele le preghiere,
      una donna, notato l'uccelletto,
      lo prese, e al caldo se lo mise in petto.

      Ad un tratto improvviso un cinguettio
      ruppe il silenzio: cìo, cìo, cìo, cìo.

      Rise qualcuno, e il prete, a quel rumore
      il ruolo abbandonò di confessore;
      scuro nel volto, peggio della pece
      s'arrampicò sul pulpito, poi fece:
      "Fratelli, chi ha l'uccello, per favore
      vada fuori dal tempio del Signore".

      I maschi, un po' stupiti a tali parole,
      lesti s'accinsero ad alzar le suole,
      ma il prete a quell'errore madornale,
      "Fermi, gridò, mi sono espresso male!
      Rientrate tutti e statemi a sentire:
      sol chi ha preso l'uccello deve uscire!"

      A testa bassa, la corona in mano,
      cento donne s'alzarono piangendo.
      Ma, mentre se n'andavano di fuora
      il prete rigridò: "Sbagliato ho ancora;
      rientrate tutte quante, figlie amate,
      che io non volevo dir quel che pensate!"

      Poi riprese; "Già dissi e torno a dire
      che chi ha preso l'uccello deve uscire.
      Ma mi rivolgo, a voce chiara e tesa,
      soltato a chi l'uccello ha preso in chiesa!"

      A tali detti, nello stesso istante,
      le monache s'alzaron tutte quante;
      quindi col viso pieno di rossore
      lasciarono la casa del Signore.

      "Oh Santa Vergine! - esclamò il buon prete -
      Sorelle orsù rientrate e state quiete,
      poiché voglio concludere, o signori,
      la serie degli equivoci ed errori;
      perciò, senza rumori, piano piano,
      esca soltato chi ha l'uccello in mano".

      Una fanciulla con il fidanzato,
      ch'eran nascosti in un angolo appartato
      dentro una cappelletta laterale,
      poco mancò che si sentisser male.
      Quindi lei sussurrò col viso smorto
      "che ti dicevo, hai visto? Se n'è
      accorto!"
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