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Scritta da: Silvana Stremiz
Amarti è piangerti,
non c'è amore che non viva un pianto!
... amarti è guardarti,
per perdermi nei tuoi occhi e non far più ritorno!
... amarti è sognarti,
per stare con te anche nella fantasia!
... amarti è parlarti,
per dirti in poche parole ciò che il cuore mi sussurra!
... amarti è toccarti,
per capire se sei un sogno o realtà!
... amarti è baciarti,
per essere catapultata in paradiso!
... amarti è onorarti,
per i miracoli che hai fatto alla mia vita!
... amarti è fidarmi,
per lasciarmi andare a occhi chiusi restando sempre a alta quota!
... amarti è tutto,
tutto mi riconduce a te!
... amarti è viverti,
per dare un senso alla mia vita!
E per me amore mio amarti
vuol dire infinito...
ti amo con tutta me stessa.
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    Da solo

    Nell'oscuro cielo dell'infinito
    ci guardiamo allo specchio e più lo facciamo
    più ci rendiamo conto di quanto sbagliamo.
    Più lo facciamo, più capiamo quanto nella
    vita, nella grossa valle di lacrime che nello spazio
    acceso aggrada, abbiamo fallito e spensierati cerchiamo
    una soluzione.
    Mentre altri non se ne rendono conto, invano cerchiamo
    di risolvere i nostri errori.

    Invano cerchiamo ci mettere un punto a dolori incontenibili,
    che dentro di noi accendono il fuoco di una riluttanza
    immane.
    Più siamo soli, più ci sentiamo soli, e gli altri non capiscono
    il dolore che proviamo.
    Gli altri non sentono, non perché non hanno orecchie
    per farlo, ma perché guardano, senza sentire.

    Si sentono diversi, isolati, nel mondo esclusi, e nell'universo
    superiori.
    Feriscono, e velocemente fuggono, senza lasciare tempo a noi
    di reagire, di pensare, di chiedere scusa, di provare a
    stare bene.
    Perché tu hai voluto così, perché tu ci hai creati così.
    Forse per vivere, forse per farci soffrire.
    Nell'oscuro cielo dell'infinito io ci sono.
    E sono solo, nato piangendo con già l'immagine di questa
    vita impressa negli occhi rossi dalle lacrime.
    E tu altro invece, giaci nelle nuvole sognando, dormendo, anche te
    ferito, ma incapace di guardare anche gli altri, senza capire
    che chi tiene a te sta lentamente morendo.
    Composta domenica 11 maggio 2014
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      Scritta da: Sarah Sullivan
      La mia mente pare un libro aperto
      riesco ad afferrare ogni mio pensiero,
      ogni sfumatura della mia mente è ora visibile;
      gioie passano soavi
      donando toni chiari,
      delusioni rotolano
      a volte provocano dei solchi che
      altre felicità riescono a colmare
      o, almeno, a nascondere.
      Qualche colore deciso appare
      magari se penso a situazioni di cui è imbarazzante parlare.
      Ma all'improvviso...
      un rosso intenso piomba su me.
      Rumore.
      Musica.
      Non è possibile non accorgersene.
      Se Tu angelo mio...
      voli leggero, dolce
      come danzando tra i miei pensieri.
      Ti percepisco, non ti sento
      ci sei.
      Come un lenzuolo di seta che
      mi sfiora il corpo in una notte d'estate,
      provochi in me brividi d'Amore.
      Vorrei stringerti al cuore
      Angelo giocoso.
      Saranno mai le tue ali stanche di dimenarsi per le vie?
      Dimmi si.
      Dimmi che scenderai dal tuo piedistallo profumato.
      Prendimi le mani.
      Portami con Te.
      Non desidero più che sia
      solo un oscuro pensiero luminoso.
      Ma sono incapace di lavorare
      come creta il mio presente.
      Siedo sulle scale dei miei pensieri.
      Aspetto Te...
      Come una rondine
      attendo la primavera.
      Il respiro dei colori della mia pace
      che forse mi donerai.
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        Non incolpare nessuno,
        non lamentarti mai di nessuno, di niente,
        perché in fondo
        Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
        Accetta la difficoltà di costruire te stesso
        ed il valore di cominciare a correggerti.
        Il trionfo del vero uomo
        proviene delle ceneri del suo errore.
        Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
        affrontala con valore e accettala.
        In un modo o in un altro
        è il risultato delle tue azioni e la prova
        che Tu sempre devi vincere.
        Non amareggiarti del tuo fallimento
        né attribuirlo agli altri.
        Accettati adesso
        o continuerai a giustificarti come un bimbo.
        Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
        e che nessuno è così terribile per cedere.
        Non dimenticare
        che la causa del tuo presente è il tuo passato,
        come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
        Apprendi dagli audaci,
        dai forti
        da chi non accetta compromessi,
        da chi vivrà malgrado tutto
        pensa meno ai tuoi problemi
        e più al tuo lavoro.
        I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
        Impara a nascere dal dolore
        e ad essere più grande, che è
        il più grande degli ostacoli.
        Guarda te stesso allo specchio
        e sarai libero e forte
        e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
        perché tu stesso sei il tuo destino.
        Alzati e guarda il sole nelle mattine
        e respira la luce dell'alba.
        Tu sei la parte della forza della tua vita.
        Adesso svegliati, combatti, cammina,
        deciditi e trionferai nella vita;
        Non pensare mai al destino,
        perché il destino
        è il pretesto dei falliti.
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          Scritta da: Dora
          Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: - Signore,
          mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
          Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
          Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
          Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda.
          Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
          Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
          Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
          Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po',
          ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.
          Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: -
          Hai appena visto l'Inferno. Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
          Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
          C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire l'acquolina.
          Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
          Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
          Il sant'uomo disse a Dio: - Non capisco! - è semplice, rispose Dio, dipende solo da un'abilità.
          Essi hanno appreso a nutrirsi gli uni gli altri, mentre gli altri non pensano che a loro stessi.
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