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Poesie di Anna Marinelli

Operatrice culturale, nato a San Giorgio Jonico.TA (Italia)

Scritta da: annysea

Ansia di cielo mi prende

Ansia di cielo mi prende
tra le pareti ottuse,
ignoro sempre che sapore avrà
quel quadrato d'azzurro
oltre le nubi.
Il cuore m'arde
nella gabbia di un petto
e immensi orizzonti attendono
il tocco lieve delle mie dita.
Ma questa notte
s'è compiuto un prodigio,
ho sentito nel silenzio
i battiti appassionati del mio cuore,
e ne ho avuto timore!
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    Scritta da: annysea

    Se avessi un paio di ali

    Se avessi un paio d'ali le vorrei forti, possenti,
    capaci di sopportare
    le fatiche di una trasvolata....
    Volerei in cerca di terre e di luoghi immateriali
    dove non vige la dittatura del tempo.
    Raccoglierei le stelle con la pertica del solo pensiero
    arriverei a toccare la linea di discrimine
    dell'inarrivabile orizzonte.
    Mi trastullerei sui crinali delle onde più altezzose.
    Planerei in picchiata a mescolarmi con un mare di delfini...

    Vorrei essere angelo e gabbiano,
    Piume bianche indosserei, avrei nell'armadio una sola livrea,
    una impalpabile di spirito e seta
    una di piuma e sale,
    quello che si raccoglie nelle vigne del mare.
    Composta martedì 10 gennaio 2012
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      Scritta da: annysea

      L’uomo degli aquiloni

      L'uomo che imitava gli aquiloni
      aveva braccia grandi di sequoia.
      Si misurava in gioco, ogni giorno, verso sera
      con gli uccelli migratori.
      Attraversava nubi di brina
      E si bagnava le piume dell'anima
      Con le gocce cadute dagli arcobaleni sbiaditi
      Si dava appuntamento nel bosco delle betulle
      Ad imitare il rosso del fogliame.
      Scricchiolava la sua anima
      come ramo spezzato
      che ardeva di gemme inesplose
      Contava quanti passi lo separavano
      Dallo sguardo delle sue amate ninfe.
      L'uomo che imitava gli aquiloni
      Non aveva un nome proprio,
      si chiamava da solo con un nome nuovo
      ogni primavera.
      Quando s'innalzava troppo in alto
      Soffriva di vertigini
      Sognava di vedere cose nuove,
      cose che sulla terra non esistono,
      Cose che destavano di stupore alle sue stesse pupille,
      socchiudeva le palpebre e vedeva paradisi di braccia tese.
      Braccia come ramaglie di querce ed ulivi
      Braccia come grovigli di nasse

      Come reti che sognano mari aperti e pescosi.
      Braccia come baci che ti stringono.
      Braccia come catene che ti legano,
      braccia come passaporti aperte alle frontiere dell'amore,
      braccia come lasciapassare in un mondo di accoglienza.
      L'uomo che imitava gli aquiloni si assentava spesso,
      metteva il cartello "closed" e spariva per mesi interi.
      Era naufrago su rive azzurre e piane.
      Era seduto sotto palmeti di quiete.
      L'uomo non ricordava mai il suo nome,
      se glielo chiedevi ci doveva pensare su qualche momento,
      poi scrollandosi le ali coperte di brina
      ti fissava dritto negli occhi e ti diceva un nome,
      uno di un altro, un altro e non il suo.
      L'uomo che imitava gli aquiloni era un mistero persino a se stesso,
      non aveva nome, né carta d'identità, ne domicilio, né dimora,
      né cane, né donna, né amori.
      L'uomo che imitava gli aquiloni abita nel mio sogno ricorrente.
      Io lo chiamo con un nome misterioso
      Il suo nome è quello di un principe, un principe folle,
      di nome Wolfang.
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        Scritta da: annysea

        L'ultima canzone

        Mi rincorre l'ombra del Tempo
        e mi proietta viali di gattici
        sotto una coltre di silenzio.

        - Ma non ho scritto ancora
        l'ultima canzone,
        sul dondolo della luna
        pende l'ultimo verso –

        Mi attanaglia l'ansia del domani
        quando, spento il video del giorno,
        rincorrerò aquiloni sfuggitimi di mano.

        - Ma non ho scritto ancora
        l'ultima canzone,
        sul labbro tumido d'innocenza
        intingo pennini prosciugati –

        Nel giardino d'inverno c'è del filo spinato....
        Chi coglierà la rosa ch'è sul ramo più alto?
        Solo un passero amico me la chiede in sposa.

        - Ma non ho scritto ancora
        l'ultima canzone
        in un labirinto di parole
        il mio verso rimane prigioniero –

        Il mio pendolo antico
        mi scandisce ultimatum.

        "Ho deciso, svendo tutto.
        Chi vuol cantare girotondi
        con le rime delle mie poesie?"

        - Avrò scritto per i bimbi
        la mia ultima canzone -.
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