Le migliori poesie di Anna Marinelli

Operatrice culturale, nato a San Giorgio Jonico.TA (Italia)

Scritta da: annysea

L’uomo degli aquiloni

L'uomo che imitava gli aquiloni
aveva braccia grandi di sequoia.
Si misurava in gioco, ogni giorno, verso sera
con gli uccelli migratori.
Attraversava nubi di brina
E si bagnava le piume dell'anima
Con le gocce cadute dagli arcobaleni sbiaditi
Si dava appuntamento nel bosco delle betulle
Ad imitare il rosso del fogliame.
Scricchiolava la sua anima
come ramo spezzato
che ardeva di gemme inesplose
Contava quanti passi lo separavano
Dallo sguardo delle sue amate ninfe.
L'uomo che imitava gli aquiloni
Non aveva un nome proprio,
si chiamava da solo con un nome nuovo
ogni primavera.
Quando s'innalzava troppo in alto
Soffriva di vertigini
Sognava di vedere cose nuove,
cose che sulla terra non esistono,
Cose che destavano di stupore alle sue stesse pupille,
socchiudeva le palpebre e vedeva paradisi di braccia tese.
Braccia come ramaglie di querce ed ulivi
Braccia come grovigli di nasse

Come reti che sognano mari aperti e pescosi.
Braccia come baci che ti stringono.
Braccia come catene che ti legano,
braccia come passaporti aperte alle frontiere dell'amore,
braccia come lasciapassare in un mondo di accoglienza.
L'uomo che imitava gli aquiloni si assentava spesso,
metteva il cartello "closed" e spariva per mesi interi.
Era naufrago su rive azzurre e piane.
Era seduto sotto palmeti di quiete.
L'uomo non ricordava mai il suo nome,
se glielo chiedevi ci doveva pensare su qualche momento,
poi scrollandosi le ali coperte di brina
ti fissava dritto negli occhi e ti diceva un nome,
uno di un altro, un altro e non il suo.
L'uomo che imitava gli aquiloni era un mistero persino a se stesso,
non aveva nome, né carta d'identità, ne domicilio, né dimora,
né cane, né donna, né amori.
L'uomo che imitava gli aquiloni abita nel mio sogno ricorrente.
Io lo chiamo con un nome misterioso
Il suo nome è quello di un principe, un principe folle,
di nome Wolfang.
Anna Marinelli
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    Scritta da: annysea
    I miei pensieri come viticci inanellati
    ti afferrano e ti avviluppano al mio sguardo
    ma tu non indugiare
    allontanati in fretta,
    Non volgerti indietro,
    non porgermi l'appiglio dei tuoi occhi...
    lasciami nel mio equinozio d'autunno
    dove le passioni sono tenute al guinzaglio
    come cani levrieri ansiosi di correre senza freni.
    Ma tu non volgerti.
    Non offrirmi liane di desideri
    alle quali mi aggrapperei
    con uncini di sogni
    per sottrarre al mio tempo
    un ultimo scampolo di felicità.
    Anna Marinelli
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      Scritta da: annysea

      Le donne di Tagore

      Le donne di Tagore
      hanno caviglie leggere
      e un tremito fugace
      nelle pupille cerbiatte.

      Le donne di Tagore si cingono i fianchi
      con fiori di mango e di ibisco
      e adornano i loro lobi rosati
      con la luce di fuggenti mattini

      Camminano lungo i sentieri
      con le palpebre socchiuse
      celando il loro cristallino
      più nero delle nubi in tempesta.

      Non lasciano mai il loro mantello
      sulle rive di fiumi sconosciuti,
      o il loro velo ai bordi della notte misteriosa.

      Camminano come sospese,
      facendo tintinnare i loro monili,
      ma non fanno troppo caso
      alla rosa che si schiude sopra il seno.

      Sono avvezze alla luce della lampada,
      riparano il loro incarnato d'avorio
      dal sole dei meriggi.

      Ma, alla fine del giorno
      non hanno vergogna a mostrare
      l'incantato giardino
      al loro giardiniere
      che gentilmente
      l'uscio bramato sospinge
      con nocche di dita leggere...
      Anna Marinelli
      Composta sabato 8 marzo 2008
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        Scritta da: annysea

        melagrana d'oro

        A volte mi chiedo se esisti davvero
        o sei ectoplasma pulsante
        oppure cristallo di neve
        che volteggiando s'annulla
        senza riuscire a posarsi.

        Sei tormento che si fa quiete
        e delirio che si muta in estasi.

        Mi percorri
        senza lasciare traccia,
        ma vestigia di candore deponi
        nel palmo della mia mano.

        Se tu fossi vero
        tenderei le braccia a saggiare la tua stretta,
        a percepire l'alito di vita che ti illumina le pupille.
        A me, gli dei concessero un solo sguardo appena
        un sorriso che mi rese prigioniera,
        in quel castello merlato di ricordi
        e mi consegnò al tuo dominio d'amore
        per il resto dei miei giorni...

        Se tu fossi vero capirei
        il sole che si ostina ad abbagliare il tuo ricordo
        fino a farlo coagulare nella mente
        come una melagrana d'oro.

        Che non posso gustare se non con gli occhi.
        Anna Marinelli
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