Scritta da: Anna Maria D'Alò

Il lungo inverno

Vite spezzate dalla Follia,
dall'onnipotenza del Potere
di scempiaggini assurde
senza coscienza, senza umano volto:
era il demone che imperava!

Tappeto di ossa consunte
denudate della loro dignità,
distese sulla polvere
per essere polvere, fiori recisi
dall'uragano della follia collettiva,
della razza perfetta, dei macelli
orditi dalle insane menti dell'omofobia,
del razzismo, dei delitti d'innocenti.

Il tempo si era fermato nel gelido inverno
più lungo dell'umanità e la primavera
tardava ad arrivare: le rose avevano lasciato
solo le spine sui maledetti recinti
che separavano dai fratelli, le rose
non erano sbocciate, la morte uccideva
ciò che toccava, soffiava forte il vento
che spazzava sogni e speranze.

Dov'eri uomo? Ti sentivi Uomo
con il fucile in mano?
Ti sentivi forte nello specchio
di occhi spauriti e di mani tremanti?
Dov'era il tuo cuore nell'acro odore di gas
penetranti e di gratuite sofferenze?

A te che che hai deriso il dolore inferto
la morte ha ombrato in eterno la Luce,
ma le stragi d'innocenti vedranno sempre il Sole
perché sono fiori... in eterno!
Anna Maria D'Alò
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Anna Maria D'Alò

    Una madre

    Forse non ci sarò più
    quando spunterà l'alba del domani,
    ma mi vedrai sempre nel sole
    quando vorrai cercarmi
    e nella pioggia quando
    vorrai bagnarti ancora di me.
    Sarò nel vento quando
    desidererai una carezza
    sarò nei fiori quando
    vorrai ancora baciarmi
    e sentire il mio profumo.
    Sarò le tue ali e il tuo cammino
    sempre... quando sarai stanco
    figlio mio, ti appoggerai ancora
    al mio ventre chiuso alla vita
    ma ascolterai i battiti non del cuore
    ma del mio amore che non morrà mai.

    Una madre è sempre viva,
    anche quando lascia il suo giaciglio,
    un angelo che veglia
    i passi dei suoi cuccioli,
    perché i figli anche con i capelli bianchi
    sono sempre piccoli per un cuore grande
    di una madre, respiro dell'Universo.
    Anna Maria D'Alò
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Anna Maria D'Alò

      Ci sono i fiori

      Ci sono fiori ovunque
      nei giardini, nelle case
      nei boschi, nelle campagne
      odorano, colorano
      allietano, riempiono
      illuminano e indossano
      le rugiade dell'alba
      fino al bacio del sole.

      Ci sono piedi pesanti
      che calpestano prati,
      mani che strappano
      e recidono i gigli
      candide nuvole tra l'erba,
      unghie che graffiano le pareti
      di case ornate di fiori d'arancio,
      d'innocenza lacerata
      al solo sguardo torvo
      nell'inganno beffardo
      dell'amore stuprato
      e poi buttato...
      fiore appassito.

      Una donna è un giardino fiorito,
      è terra fertile di nuove gemme,
      coglile con amore...

      non strappare la Primavera!
      Anna Maria D'Alò
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Anna Maria D'Alò

        Come pesano le tue mani!

        Rammenti quel tramonto
        che incendiava il cielo?
        E quell'alba che aveva il sapore
        del mare e dei miei capelli?
        Le tue mani, lievi farfalle
        carezzavano i miei seni e
        il mio corpo che si stringeva al tuo.
        "Amore eterno" ci siamo giurati
        sotto le stelle, sotto la luna
        che danzava sulle onde.

        Come pesano le tue mani oggi!
        Non le avevo mai sentite così forti
        così nemiche: mi sanguinano il naso
        e le labbra, ho gli occhi gonfi senza lacrime
        strano ... ho terrore di chi un giorno ho amato,
        sono stata regina di un despota
        di un regno in un castello di sabbia
        e tu chi sei? Non ti conosco!

        Non può l'amore avere due facce:
        una d'angelo e l'altra diavolo,
        non può l'amore essere macchiato
        di sangue, se prima si è tinto di rosso
        dell'ardente passione ...
        non può l'amore uccidere

        eppure ci siamo detti più volte
        "Ti amo!"
        Anna Maria D'Alò
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Anna Maria D'Alò

          Ciò che Caino compie.

          Dolore sul volto scavato e orbo,
          gelo nell'anima trafitta
          deturpata della bellezza
          che fu l'anello della tua fierezza
          sconfitta da vili mani onnipotenti
          dell'uomo padrone e schiavo di se stesso
          dei suoi infimi istinti di bestia feroce, inferiore
          alla dea che ha bendato per annientare
          la sua presenza che lui non più indossava.

          Cosa poteva renderlo ancora più forte?
          Cosa lui non possedeva?
          L'anima che gli occhi parlavano
          dell'innocenza dipinta e statuaria
          sul lungo collo di gazzella
          di donna inerme e altera,
          senza parola, senza volto ai suoi occhi
          di maschio prepotente che s'arroga il diritto
          di acidificare l'intelaiatura
          di quel ricamo della natura.

          Distruggere se non si può possedere
          di nessuna se non sua,
          punita se ha guardato oltre se stesso
          e in un istante si cancella il volto, l'anima
          deturpandola a vita, ma quell'occhio cieco

          dà la vista al mondo del tuo orrore
          del tuo non essere uomo.
          Anna Maria D'Alò
          Vota la poesia: Commenta
            Questo sito contribuisce alla audience di