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Scritta da: Anna De Santis

Solitudine

Tra maschere di cartapesta
e facce di gomma, cammino,
trascinando i miei passi ormai stanchi,
solitudine è mia compagnia,
è la sola e non va più via,
sogno ancora qualcuno
che parli la mia stessa lingua.
Parole inutili, dette solo per...
incomprensibili per non capirci più.
La speranza, tra l'indifferenza,
e mille soprusi, è andata via,
e trascino i miei passi ormai stanchi,
ricercando un vero dolore,
un forte di cuore, capace di piangere,
ma tra maschere di cartapesta
e facce di gomma è ormai quello che resta.
Solitudine è mia compagnia.
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    Scritta da: Anna De Santis

    È l'amore più grande che c'è

    È l'amore più grande che c'è,
    non svanisce, non tradisce,
    è per sempre e finisce con te.

    È la guida dei tuoi passi incerti,
    la tua ombra anche quando non c'è
    il suo sguardo ti segue dovunque,
    anche quando non senti che è lì,
    vive solo del tuo respiro,
    vive solo perché vivi tu.

    È l'amore più grande e profondo,
    non svanisce, non tradisce,
    è per sempre e finisce con te.

    Ha speranza che i tuoi sogni si avverino,
    ha speranza di felicità,
    quando cresci e vai via,
    quando spicchi il tuo volo
    e raggiungi la maturità;
    lei ti guarda andar via
    ma c'è sempre lo sai
    a mostrarti la via,
    nonostante tristezza nel cuore
    sempre ti accompagnerà con tutto il suo amore.

    Solo amore profondo,
    il più grande del mondo,
    non tradisce, non svanisce,
    è per sempre e finisce con te.
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      Scritta da: Anna De Santis

      Rosa bianca

      Oggi è na giornata fredda e uggiosa
      stò drentro casa
      cor naso spiaccicato dietro ai vetri della finestra
      me meravija la mia bianca rosa
      s'è fatta na veste pomposa
      me pare na sposa.
      In mezzo alla nebbia ed al gelo
      s'è messo quer velo
      il sole de tutti sti giorni un po' dietro
      de sto mite inverno
      me l'hanno svejata, che voja
      è rimasta da sola
      sulli arberi nemmanco na foja.
      Quarche goccia è rimasta der gelo de questa mattina
      cor sole se scioje, na lacrima score
      s'è accorta che ha sbajato stagione
      e presto s'arrende.
      Dar vento se lascia spojare der bianco vestito
      se piega sur suo ramo secco
      e se ne fa na ragione.
      Composta nel 2009
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        Scritta da: Anna De Santis

        Ancora e sempre

        Quando ti svegli ogni mattina, dopo tanti anni
        forze dimentichi di fare una carezza
        guardi il suo viso
        è un po' cambiato e ti fa tenerezza
        quella sua ruga in più.
        Mentre dorme, vorresti parlare
        forse rimproverarlo per quel suo trascurare
        ma poi lasci stare.
        Ancora e sempre, pensi
        che dovrebbe stare zitto ed ascoltare
        senza ribadire.
        Ricordo che bastava solo lo sfiorarsi, per morire
        noi due soltanto, innamorati da impazzire
        poi l'abitudine, tutto passa e ti ritrovi qui a dormire...
        La passione e la voglia, sono affievoliti
        ma senza parlare ci siamo sempre capiti.
        Ora è tardi per ricominciare
        ma è rimasta la stima e la complicità, per continuare
        i figli ed i nipoti che crescono ti fanno pensare
        che il tuo tempo ora corre e non lo puoi fermare
        quando bastava soltanto poco
        per fermarsi un attimo
        ed assaporare fino all'ultimo minuto
        ma in quel momento non abbiamo capito
        quei momenti belli che pure abbiamo avuto.
        Ora la vita è un ricordo, che è passato in fretta...
        Ma nonostante tutto, è stata bello da morire.
        Composta nel 2009
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          Scritta da: Anna De Santis

          C'ero anch'io.

          Fuori si sentiva l'eco dei fucili,
          grida per noi incomprensibili,
          dentro questo vagone merci,
          eravamo stipati come porci.
          Non c'erano più mamme, né figli
          né famiglie da riunire,
          sicuro c'era un popolo da salvare.
          Distrutti, in quel lungo viaggio,
          mentre la neve cadeva
          e copriva quel treno che lento ci conduceva,
          dove non c'era più ritorno,
          dove finisce il mondo... la frontiera,
          quella linea per noi infinita,
          da dove ogni cosa non è più tornata.
          Bambini che piangevano,
          attaccati alle gonne ed al seno,
          scaldati da quella calca umana,
          che ancora di più stringeva
          e non se ne curava.
          Qualche preghiera, mista ad imprecazioni,
          urla e mortificazioni.
          Qualcuno è tornato dal mondo dell'oblio,
          mi ha raccontato... c'ero anch'io.
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