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Disvela gli umori del tuo cuore

Disvela gli umori del tuo cuore
e sulle labbra umettati li sparge
il bacio improvviso che mi dai.
È in quell'atto, nella frescura
che giunge, che si disincaglia
la mia vita, chiglia in avaria
arenata tra sirti di malinconie.
È la tua bocca: ampia, sensuale,
ineffabile dolcezza colta
nel protrarsi di un abbandono,
che mi sospinge fuor dalla secca
e per il petto diffonde aromi
e tintinnio di emozioni,
che l'anima insuffla all'esaurirsi
di ansanti frammenti di respiro.
Non più vago sfuggente precario
un amor di essere ritrovo,
al suo braccio forte mi avvinghio
per lasciarmi condurre festoso
nel piazzale della meraviglia
alla sagra di nuovi sapori di vita.
Insaturo di te, non potrò mai dirti:
arresta i tuoi baci. Bagnami di essi!
Rovescia il mare del tuo amore
sulla secchezza delle mie pieghe
allegra conduttrice del mio destino.
Trasvoliamo, cogliamo sogni per noi
allo sfiorare soave di labbra
che anelano albe di focosi baci.
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    Puoi tu impedire al flutto

    Puoi tu impedire al flutto
    di non lambire la proda
    a una brezza serale
    di non accarezzare una chioma
    o al calore di non abbandonare
    il ceppo che brucia?
    Così si manifesta il respiro
    del vivente: è nello svolgersi
    del suo fluire che scrive la matrice
    degli atti del suo essere;
    la vita sempre irrompe se non è quiescente
    e la morte sgambettata solo tardi trionfa!
    E così ti telefono a mitraglia
    ti scrivo come un condannato
    incessante ti penso, ti riproduco
    invaso di dolcezza, rinnovo
    con un ritmo forsennato
    la volontà e il piacere di esserti accanto;
    non è una pressione, un incalzare
    un attrito che vuole affaticare il tuo viaggio
    ma il dispiegarsi raggiante di un'anima,
    l'amore che, come acqua nella conduttura
    di due vasi comunicanti, fluisce
    per raggiungere livelli uguali.
    È come il miracolo del seme
    che vuol farsi gemma e frutto nel deserto
    e porta dentro di sé altra vita.
    Segregare l'istinto lo spirito o un pensiero
    è la più gratuita assurda violenza
    commessa contro sé stessi:
    replicare la nostra genuinità
    e mai stupirci del suo perpetuarsi
    è la complessa meccanica
    con cui impedire epiloghi non voluti
    all'inevitabile svuotarsi della clessidra
    che misura il lasso di tempo che ci è dato.
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      È quando la vita
      qual carcassa di sogni e di speranze
      orrida appare e mi spaventa
      che al rifugio del tuo amore
      corre il cuore mio tremante.
      Fuor di esso non troverei nulla:
      uomo, finito, consapevole di essere
      per caso a questo mondo,
      oscurati agli occhi l'erba, i monti
      il cielo e il mare
      corpo in attesa di essere calato
      in un sonno profondo,
      stramazzerei all'insensato e disumano.
      È accanto a te, reale o immaginata,
      che come nuvole al sole
      si disciolgono i miei grumi di paura
      e l'animo ritrova accenti note e toni;
      è come un risveglio, più di un altro nascere,
      da cui sia bandita l'irragionevolezza
      del vivere, il ritrovarti e sentir che sono.
      A te mi appoggio come ad un muro
      quando il peso dei pensieri mi stanca:
      poi s'appressa si erge e urge
      il bisogno incessante di toccarti
      di avvertire uno sfioro di carne viva
      che mi risparmi da un annichilire.
      È codesta possibilità di amare
      che mi offri che divino scrolla
      l'improvvisa paura di svanire
      e inficia le malefatte del tempo.
      Angelo salvifico, non si dispiumi
      come flabello al vento il prodigio
      che ci bacia, fasci di luci
      intensi giungano dalle tue pupille
      e tutto ancora non ci sia negato
      nella inauspicata congettura
      che si acceleri il passo della vita.
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