Se è in bianco e nero e non a colori

Se è in bianco e nero
e non a colori che ti ho ritratta
sul frontespizio da quattro soldi
della silloge che ti ho dedicato
che importa: acceso e smagliante
il tuo sorriso per me mai muta:
mirando la donna amata,
rapido giunge e riparte
fischiettando e svaporando
sempre un treno
strapieno di emozioni!
Magnificata dal cuore,
solare e bella più che mai
incessante in me amor t'effonde
nessun spessore ci separa:
la tua pelle è la mia. Anime fuse
in uno stesso corpo chi può disunirle!
Lievitate e alate, in volo
su nel cielo azzurro
se abbiano insieme un peso
poi è ancora da vedersi!
Amore, ultima corda della mia cetra
bisogna pure che ti persuada del tutto
che non nel sonniloquio
ma è nel giorno che sei il mio pensiero,
il mio necessario, il fuso su cui avvolgo
la speranza, la mano che allontana
le forbici di Atropo dall'invisibile filo
a cui tremante è sospesa ogni vita
la gattona senza unghie con occhi dolci
che accarezzo e invispita mi fa le fusa.
Angelo Michele Cozza
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    Un'auto al primo appuntamento mi portava

    Un'auto al primo appuntamento mi portava,
    quante raffiche di dubbi feroci spiravano
    sul mio cuore mentre alla meta mi avvicinavo.
    Giunto che vi fui, stordito da emozione,
    la tua figura poco distante mi additavi.
    Il tempo di guardarti, due baci
    veri sulle tue guance scoccai
    Mi si strinse il cuore:
    anche per me nel mondo
    qualcuno c'era che mi cercava!
    Non disagio, non stupore
    al primo abbraccio quasi nell'ombra:
    se vero fosse il sogno più non dubitai!
    Ah qual trapasso di gioia
    al batticuore che al tuo si accordava!
    Occhi addolciti i tuoi e i miei,
    inteneriti ascoltavano stupiti
    il cuore cantare a squarciagola:
    un attimo cancellò anni amari da ricordare
    l'aria curante della vita ricevemmo in viso
    si scrostò il dolore e pentito scappò via.
    Labbra mute da anni divennero ciarliere
    aride si inumidirono per scrosci di baci.
    Nell'attesa di un giorno d'amore autentico
    si può morire di illusione molti dicono:
    noi lo smentimmo, fu lo sguardo
    della gente su noi rivolto a dirlo
    quando la mia e la tua mano si strinsero
    e in una intuizione ci mossero ad altra vita.
    Licenzierò per sempre la serva illusione
    or che da sogno ti sei fatta carne viva.
    Ti tocco ti vedo ti ascolto:
    bella più di un sogno
    ti percorrono i miei sensi
    più non lotta l'ammalata speranza
    tra vita e la morte. Seduci il mi corpo,
    accarezzalo con l'anima tua amore,
    non volger la pupilla altrove,
    fissa l'uomo che ti sorride
    con occhi abbelliti e grati
    che come rugiada brillano
    quando le tue labbra posi sulle mie!
    Muori e scompari menzogna, via
    all'incedere dei passi dei nostri cuori.
    Nessuno più ci riconosca qual fummo
    e si soffermino su quel che ora siamo.
    Vieni diletta, svaghiamoci tra i colori
    del mare e del cielo, oltrepassiamo
    il limite in cui si incontrano baciandosi
    il cielo e il mare, andiamo
    là dove l'orizzonte non arriva mai.
    Angelo Michele Cozza
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      Non so cosa io sia o sembri

      Non so cosa io sia o sembri
      non mi congratulo con me stesso
      né mi infirmo o mi confermo
      appena mi riconosco
      talvolta fuscello trasportato
      dal vento sui pendii del tempo.
      So, a mie spese, che il vivere
      è un grattacapo da vertigini
      e distinguere, se sei stato
      fosti o diverrai è impresa
      impossibile e avventata.
      Senza orientamento si ondeggia
      tra intrighi di supposizioni
      con altri te stessi mai compresi.
      Imperfetti o perfetti ci si declina
      a secondo del momento
      e il distinguersi nella chiarità
      è solo l'ameno artificio
      per raggirare un nulla opaco
      che senza fisionomie ci ritrae.
      Se ritrovi e fissi il verso
      della tua vita svalutata
      c'è sempre poi qualcuno
      pronto a mostrarti il recto
      e così tra conversioni
      per riapprezzarti ti esamini;
      ma il titolo non cambia
      a seconda del contesto
      e per la precarietà pregnante
      non ci sono cure salvifiche
      né le parole ancor dispongono
      dell'obiettivo con cui scattare
      l'istantanea che mostri integre
      le luci, le ombre e i colori
      dei paesaggi attraversati dal cuore.
      Angelo Michele Cozza
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        All'appello dei vivi

        All'appello dei vivi
        già da tempo molti risultano assenti.
        Un giorno, anch'io di sicuro
        sollevato dall'onere di apparire
        riceverò un biglietto di solo andata
        e certo non potrò rifiutarlo.
        Afferrati per fato
        nella rete strapiena dei vivi
        reclamati da chissà chi
        bisognerà andare non so dove.
        Alla lotteria della terrenità
        nessun numero finito
        può evitare di essere estratto:
        è solo questione di indovinare
        quanto prossima o remota
        sia la probabilità dell'evento:
        cabala non vi è che lo escluda!
        Pure è da scartare che abbia un senso
        ma, ineluttabile, prima o poi
        il boomerang della vita ritorna
        al punto da cui venne lanciato.
        Il corpo, ossia il Tutto
        alla stracca, costretto sarà
        a varcare l'atra linea
        che lo separa dalla morte:
        nulla scongiura il benservito del tempo
        ed evita lo sbarco sul molo delle ombre.
        Almeno per questo e per una volta
        finalmente non potremo non dire
        di non essere tutti uguali.
        Per un frangente, rinsaviti
        smetteremo di azzuffarci
        per sostenere, falso, il contrario.
        Angelo Michele Cozza
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          Vita flagellante

          Vita flagellante, placa e sospendi
          la furia delle spume di agro-oscuro
          che martellano assidue e furiose
          le deboli fiancate del mio cuore!
          Riposami, non ne posso più
          di vivere nella tempesta
          con mille falle, incagliato, impedito
          a poche miglia dal bagnasciuga
          ove forse vano mi aspetta un amore.
          Su frangiflutti d'incomprensione
          troppe volte la prua del destino
          è sbattuta e pur sono stato
          risparmiato dal gorgo:
          ne rammento l'inferno attorno!
          Ah riverso, inane fossi affondato
          in quello sbattimento di acque intorte
          annegata anche sarebbe l'illusione
          di una scialuppa di salvataggio
          svanita la linea dell'orizzonte
          da dove estenuato la luce di un faro
          tante volte invocai e mi promise salvezza.
          Vita, vita vestimi di ali o di vele
          ingaggiami nell'impresa di essere
          per intero, un istante rendimi pace
          nel convulso tempo che scorre fugace!
          Malasorte che t'avventi mai stanca
          su me ridotto a ben poco
          non scandire più gli istanti che vivo:
          troppo langue il cuore smarrito
          un uomo senza futuro né ricordi
          si tramuta a fantoccio senza volto
          al mesto avvicendarsi dei giorni!
          Angelo Michele Cozza
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