Poiché si dice

Poiché si dice
che tutto venga dal mare
e ognuno sempre torna dove è nato,
taglia gli ormeggi
e scosta cuore timoniere!
Sotto voce abbandoniamo
questo attracco di malinconie,
via da questa terra ferma
ricoperta di secce aride
or che alta è la marea!
Addio terra ferma,
coste di tenebre
montagne d'angoscia
dinieghi di germogli
acque morte
mattatoio di sogni!
Mare, primigenio nascere,
se rigenerato ti solco
mostrami i tuoi confini,
dal vento mi giunga
un soave eco qual ammalio
di mitiche sirene;
riflesso dal tuo specchio
riappaia il biavo firmamento!
Cuore, raccogli la bottiglia
entro cui è scritto il tuo destino:
pompa il mio sangue nelle vene
al par di un rabido vortichio
che s'avventi e speroni rocce,
cavalca questi flussi,
danza su queste crespe:
tra le schiume e i fiocchi
di neve degli spruzzi
ritrova la felicità del sughero
che sui marezzi fluttua!
Abbacinato da scotoma
scintillante, al risveglio
di una luce mattutina,
non ti smarrire:
bussola e timone riprendi
segui tra apriche volte
la scia di raggi dorati
naviga allo zenit e non voltarti!
Procellarie, portatemi
lontano dalle burrasche.
Guidate la mia prima rotta
diretta al sereno di altri giorni!
Angelo Michele Cozza
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    La città del sole

    La ruota del tempo
    ne ha fatto di giri
    da quando lasciai
    la città del sole
    e delle canzoni!
    Il clamore delle voci
    nel budello dei vicoli
    che ti soffocano,
    la miseria che vi ha fissa dimora,
    i bassi angusti affollati da nugoli
    di fanciulli senza avvenire,
    una gioventù che sfiorisce
    per orditi di strade sconnesse
    lastricate di sogni stroncati,
    la tristezza che scolorisce
    il volto di chi non trova
    la mano tesa della speranza,
    dalla memoria, da allora
    che via me ne andai,
    più non si invola!
    Là, una canzone zittisce
    ogni dolore, una pizza sazia
    un pinzare di fame,
    un mandolino in dolcezze
    scioglie il cuore come il burro
    se esposto a calura eccessiva!
    Sotto il Parco delle rimembranze,
    il progresso e il tornaconto di pochi
    da tempo hanno dato un colpo
    di spugna all'altoforno e alle ciminiere!
    Effeminati ed esotiche clacson girls
    come cavallette, in una nuova apocalisse
    la notte hanno invaso; la polvere
    bianca con i suoi annessi dilaga:
    a venti anni la vita già si perde
    in un pronto soccorso finale!
    Neanche il mare
    è lo stesso dall'ultima volta
    che azzurro lo vidi!
    Da quei moli, quante navi
    sono salpate negli anni
    trasportando destini
    quante vite sono state traslate!
    I distacchi, le partenze forzate
    la malinconia di chi rimane,
    la nostalgia che addentella il cuore
    di chi va lontano, per ressa di ricordi,
    addosso mi ripiombano
    come una grandinata improvvisa!
    È vero, sulla collina,
    tra i quartieri buoni,
    là dove affacciandoti a un balcone
    il pino ripiantato, i panfili
    e uno scenario disegnato
    su un lenzuolo di mare
    si mostrano, tutto diverso
    e trasformato t'appare.
    Ma ciò appaga l'occhio e non il cuore:
    la bassura dove si affonda conosce
    l'indifferenza che viene dall'alto!
    Vorresti le cose diverse, una chiarìa
    che non fosse mero vaneggio;
    vorresti la gente tutta felice
    e che sotto il bistro e il belletto,
    sotto il sudore e lo sconforto
    tutti i sogni fossero uguali!
    Oh i guasti antichi del mondo,
    la pena che il cuore distilla
    e amara s'affolta nel tempo
    che fugge senza rinascimenti.
    Angelo Michele Cozza
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      Nessuno mi chiama

      Nessuno mi chiama
      nessuno mi aspetta
      nessuno mi ascolta:
      ogni sponda è deserta
      e deluso io vi guardo.
      Solo sono io, ripa arsa
      solo come i viali dei cimiteri
      nei meriggi assolati;
      solo come le cime innevate
      che riverberano di lontano
      al venire del giorno;
      solo come petraia di fiume
      che da millenni
      abbia perso le sue acque;
      solo più del passero solitario
      del recanatese che in primis ammirai.
      Morto, già mi riconosco...
      Io sono la zolla tutta asseccata
      a cui pioggia
      non ridarà mai più vita
      e che aspetta di essere interrata;
      nessuna altro risvolto sospiro
      all'impigrire del giorno che rintomba.
      Non ti avvicinare illusione!
      Dileguati, perderesti il tuo tempo
      non potrei battere al tuo ritmo
      l'anima chiusa non ti apre
      se vi bussi: nel vuoto
      sono da tanto svanito
      corporeo fantasma,
      indarno mi attardo
      per un mondo che mi ignora!
      Brezza d'amor più non dubito
      che possa increspare cuore solo
      fattosi pozzanghera d'acqua morta.
      Angelo Michele Cozza
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        Una lettera non recapitata

        Vaneggiando spirati eventi,
        da voi, maritata e madre di più figli,
        folle evaso da una cella di sogni
        incanutito odisseo infelice ritorno!
        Orsù, non me ne vogliate
        se per una volta, irriconoscibile,
        emerso da una voragine di tempo,
        infrangerò la ferrea legge che disciplina
        le nostre separate esistenze,
        se inquirente estorcerò nuove
        o vecchie verità sui vostri giorni,
        la confessione con cui, compunta
        e a malincuore, ammetterete
        arrossendo che qualcosa di me
        in voi pur sia sopravvissuto;
        che talvolta, al viver di un ricordo,
        il cuore in segreto riattizzato,
        e a mia insaputa, abbia poi tremato.
        Il tempo dell'assenza, ove regna
        fatale il silenzio, è senza fine:
        non posso percorrerlo fino in fondo
        e negarmi di renderlo sonoro!
        Lasciate che qualche facella, un lustro
        io strappi al buio che mi accompagna
        in queste orripilanti lande disseminate
        di carcasse interiori e spenti accadimenti.
        Sullo spartito del cuore orchestrale,
        sapete, le note d'amor che innamorata
        appuntaste, sopravvivono indelebili:
        fughe di attimi felici risuonano
        nella casa delle mie risonanze
        e vibrante il cuore vi si riaccorda.
        Pur se amor continuerà,
        chissà per qual arcano prodigio,
        a fruttificare tra sabbie e pietraie
        e all'arsura del mio deserto
        negata sarà ogni fonte che la calmi,
        non temete: remissivo obbedirò
        come predestinato alla mia sorte,
        ma ingenerosa non privatemi
        di una intenerita parola,
        dell'illusione di aver rubato
        un luccichio dai vostri occhi.
        Incurabile, mi riprenderà
        la nostalgia tra le sue braccia;
        baccello vuoto ritornerò
        ad essiccare al sole;
        mi condurrà la morte un giorno
        tra plaghe di ammortate presenze.
        Dalle strade da voi percorse,
        caduti fitti fiocchi d'oblio
        si cancellerà il tangibile segno
        di ogni mia traccia; acquietata,
        per altri abbrivi e senza indugio
        riprenderete il cammin vostro
        archiviando l'infausto verdetto
        emesso dal tribunale del cuore
        per un errore d'amore: errore
        da voi perpetrato, e da me,
        condannato, nell'ombra sofferto.
        Forse un giorno, in un vicolo,
        o sulla collina dove ci avvampò un bacio,
        o in un bosco, sotto un pino seduto,
        tra pause di vento, guardando aghi cadere,
        ancora, a voi perduta, come flutto alla riva,
        improvviso andrà il pensiero
        ed esclamerò un nome, un nome
        (il vostro nome!) che per apòcope
        diventa rosa e da anni mi ricorda
        la pena alla sepoltura di un sogno.
        Angelo Michele Cozza
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          Asseconda i capricci del vento

          Asseconda i capricci del vento
          la foglia superstite sul ramo brullo
          trai i campi o sui muriccioli
          nessun fiore riceve raggi di sole
          da un cielo biavo e trasparente.
          Mite letargo di natura:
          un pieni nulla par avvenire
          spoglia la vita nega i suoi sorrisi
          l'animo, triste fatto, reclina il capo.
          S'aprirà un valico alla floridezza
          e tornerà il colore delle selve
          irromperà il getto di una linfa
          ansia di verdeggiare siepi e alberi
          domani auspichiamo.
          Oh quante volte si muore e si risorge
          secca e straripa amore
          tacciono e borbottano
          le voci dei lontani fiumi!
          Aspettiamo senza impazienza
          un sortilegio, diamo più credito
          alla speranza, accoriamoci
          alla persuasiva voce che ci intima
          di attendere e scaccia dal sangue
          la precognizione della morte.
          Cuore strepita!
          Dubbioso non attendere
          per risalire un palpito,
          abbozza spiragli: un giorno,
          nell'euforia di un cambiamento,
          sorpresi, risorgeremo senza dolore
          tra urli di vita e ritinteggiate illusioni.
          Angelo Michele Cozza
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