Dall'ultima volta che colsi una rosa

Dall'ultima volta
che colsi una rosa
per barattarla con un bacio
è passata una vita.
Allora, le arterie
mi sarebbero scoppiate
nel darla in dono ad una donna
e strapparle dalla bocca un sorriso.
L'ultima volta
che morsi delle labbra
ero un uomo vivo,
al centro della giostra,
intorno tutto mi girava
e non era molto complicato
esser felice.
Oggi un ristagno
è nei miei occhi,
distante, vuota e senza luce
mi appare ogni cosa.
Il percorso planimetrico
degli anni da vivere
ho sempre ignorato;
altri la mia vita
ridussero in scala
ne fissarono l'altimetria
la forma e i confini.
Eppure, quante volte
il pantografo dei sogni
ne tentò un ingrandimento
sul lucido del cuore!
Angelo Michele Cozza
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    Bisogna pure

    Poi che come pungente spira
    il dolore rampicante si attorciglia
    con le sue fitte chiome di pianto,
    bisogna pure che di me stesso mi riappropri, che a picco coli
    l'agguerrito vascello di tristezze
    che corsaro scorribanda
    lungo sguarnite coste di speranze
    che la ciurma di malinconia,
    che mi assalta,
    arretri oltre la frontiera del cuore
    che smantelli gli avamposti
    da cui dietro spinosi arbusti,
    trattenendo il respiro, udii
    trasportate dal vento
    le tristezze della mia vita.
    La pena di essere
    che viva sento e soffro
    come aratro va viene torna
    scava solchi profondi,
    il vomere affonda tra le radici
    e le arse zolle del cuore
    né il corpo lascia senza memoria!
    Nei suoi solchi ho visto
    il mio sangue tremebondo
    nutrire chiazze di gramigna
    immissario fluire
    in pozze di melmosi giorni!
    Domani o altro giorno che sia,
    bisogna pure
    che la luce di una nuova alba
    a cangiare venga i foschi
    colori della pena d'essere,
    che un riflesso di cristalli
    pure ritorni a illuminare
    un volto impallidito
    con un gorgoglio di fiamme.
    Angelo Michele Cozza
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      Salute a te o vento.

      Salute a te o vento
      armonia vagabonda di mormorii,
      musicale voce lamentatrice
      che vieni da lontano e animo ridai
      a moribonda aria!
      Hai mugghiato tra i portici,
      trasportato polline, agitato
      ciuffi di canne, spettinato chiome
      e salici, attraversato contrade,
      scompigliato mucchi di sabbia,
      corrugato il ponto,
      soffiato su lapidi e vivi!
      Ora raccogli le tue forze,
      trova un varco nel mio cuore,
      increspa l'acqua stagna del mio lago,
      insuffla un alito da i vetri infranti
      della finestra delle mie speranze!
      È lontano ma non obliato il ricordo
      di quando, aspettandoti con ansia,
      liberavo nel cielo aquiloni colorati
      o sfidandoti, disarmato di abiti,
      nei tuoi momenti di veemenza
      imperterrito ti venivo incontro!
      Altri venti ho incontrato, altri soffi,
      hanno scosso gli arrugginiti
      cardini della porta dei miei anni,
      altri petali ho visto strappare
      al bocciolo prima che fiorisse
      pendie e secche foglie mulinare
      tra turbini di sogni;
      altri perduti giorni ho visto
      stramazzare, senza luce.
      Angelo Michele Cozza
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        Thànatos

        Thànatos,
        insopportabile vita
        disfatto mi trascina
        per giorni cupi e tristi
        deportandomi
        in funerei pensieri
        ove consunta anima,
        smarrita si aggira
        te invocando
        che, impietosa, ti attardi
        e più acerba e lunga
        fai la pena mia!
        Sono qui Thànatos,
        prendimi per mano
        e conducimi sulla strada
        da cui viene e va ogni
        vivente cosa! Oltre
        non indugiare! Non indurmi
        stanco... a venirti incontro!
        Liberami da questo fardello
        di uman dolore che misera
        fa la vita quando null'altro
        avanza se non malinconia
        che, pungente abbracciando,
        trafigge l'inconsistente guscio
        a strenua difesa opposto
        contro mortali insidie!
        Sai... fui vivo un tempo:
        gladio impugnai
        nella cruente arena
        di ideali battaglie!
        Sentii i possenti fremiti
        che scuotono il cuore
        e fanno grande l'occhio
        con cui penetri le cose
        cercando amor di vita!
        Tra tramonti ed albe,
        il cielo e le stelle scrutai
        nelle mia lunga notte
        ma non scorsi che ombre!
        Cuori, muti e sordi, interrogai
        nel solitario mio tragitto
        e fu sempre silenzio!
        Poi che il vano essere
        incontrai e mi avvidi
        che tutto muta e solo
        acuto dolor resta,
        tra metamorfosi avvilenti
        si spense ogni altra fiamma!
        Per atavico gioco di istinti
        in un abbandono di sensi
        a caso venuto al mondo,
        subii l'assurda sorte
        che la vita impone
        e al giogo del vortice
        poi l'abbandona!
        Ilota di me stesso
        al canuto traghettatore
        pagherò il riscatto
        per tornar presto
        su agognata riva
        avocando una libertà
        che negata è in vita!
        Altro non spero Thànatos!
        Conducimi Lì dove
        forse mi aspettano,
        riportami all'arcano lido
        da cui per il Quaggiù
        senza volerlo salpai.
        Angelo Michele Cozza
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          Taci stupido orgoglio

          Taci stupido orgoglio
          smorza l'insorta rancura
          che deluso come fuoco mi brucia!
          Inviperito non sospingermi
          abbuiato sull'orlo del pendio
          che scoscende fino alla fossa:
          abboniscimi, giungere là non voglio
          così infangarmi non posso...
          Pur se amor in petto infuria
          ma nulla lo cura o la carezza
          di una mano lo sfiora, ancora
          zitto zitto nell'ombra restiamo
          e facciamo finta di niente.
          Impietoso non ricordarmi
          che offrir volevo in dono
          a chi non sapeva che farsene
          l'oro colato dai miei sospiri.
          Luce non può raccogliere
          chi ha già occhi chiusi
          fragore di cuore non scuote il sordo:
          sasso egli resta agli scoppi di spolette
          d'amore tutto assorto nel suo torpore!
          Ah cuore, cuore immiserito
          come ieri non te ne sei accorto!
          Randeggiare, non approdare
          questo ci poteva essere concesso...
          quando avvistammo l'isola dei sogni!
          Dopo affondo per vortici d'assenza
          ora puro marame ogni riva ci respinge;
          sull'animo da inganno fatto diaspro
          un soffiar di giorni cosparge le spente
          ceneri di un ultimo ceppo di illusioni!
          Taci, taci impennato orgoglio
          attizzato e indignato non insorgere
          non inveire contro l'Invisibile
          o chiunque altro umano fariseo
          che appostato nel silenzio ci derida!
          Andiamo, proseguiamo pure...
          spogliati di miraggi e di speranze
          continuiamo il gravoso viaggio.
          Dalla prigionia del corpo
          sforziamo un sorriso;
          finti vivi e maschera, affettiamo
          un cordiale gesto di saluto
          rivolti al passante ignaro
          che incontreremo domani;
          a chi estraneo, al cuore
          mai appuntamento potrà dare.
          Angelo Michele Cozza
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