Bioccolo argentato

Nell'azzurro infinito
un bioccolo argentato,
come isola lontana
avvisto nel mare cielo.
Che farà là solo e immoto,
non teme l'appressarsi dell'ora
che scardinerà il suo batuffolo
di vapore mutandolo in altra fattura?
Incerto e ignoto è ogni destino!
Se penso al mio
nei mutamenti che il dolore imprime
viene da interiore cisterna sonora
l'eco di un tonfo di vuoto accadere.
Perché non rende il viver una ragione?
Oh il miraggio che ci inganna
e del vero ultimo ci priva!
Almanacchi di pagine indecifrabili
studieremo un giorno nell'Aldilà!
In un fermento di puro silenzio,
riapriremo il solco sempre assetato
di una conoscenza che non appaga
l'antico bisogno di saper per certo
perché qui siamo e non altrove.
Angelo Michele Cozza
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    Ricordando Pavese

    Del difficile mestiere di vivere
    come te, poco e male appresi:
    spezzare il cerchio della solitudine
    oltre l'ozio guardare la luna e i falò
    appieno comunicare con gli altri
    scovare una fida compagna
    foggiare amore e illusioni
    emergere da un torbido domani
    precluse attività io le riconobbi:
    goffo, tutto mal intesi negli anni.
    Tu forse più di me sapesti
    che se ben interiorizzati e seguiti
    (assecondandone il ritmo)
    soffrire diventa meno caro
    e l'esistere si fa desiderio continuo
    che vuoi appieno godere.
    All'alba, all'invito degli eventi
    sorridendo al sole che ti guarda
    ti persuadi ad andare per il mondo:
    un viluppo poi segue volubile
    frana si sfrangia e smentisce
    quanto strepitante avevi creduto.
    Se vieni ai ferri corti con la vita
    bisogna che raschi con perizia
    la pruina delle illusorie apparenze
    per trovare un senso a quanto ti accade
    e metterne in luce la vera sostanza:
    il significato supertemporale
    il rinveniente che non si racconta
    il pathos sgusciante che non si descrive
    l'esaustivo che giustifichi e plachi
    una vita febbrile scondita e rapinosa.
    Ammettiamolo pure senza sforzo:
    bisogna ben conservare la speranza
    e attizzare l'abitudine di illudersi
    non irrigidire l'elasticità istintiva
    se vogliamo con gusto sopravvivere
    se non vogliamo già stenderci
    stanchi, consapevoli e più lucidi,
    nella fossa tombale del nulla.
    Angelo Michele Cozza
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      Da che respirai a pieni polmoni

      Da che respirai a pieni polmoni fragranze di rose
      quanti sono gli anni passati,
      quanti petali e ciuffi
      poi il vento ha strappato
      al petto e al crine di giovanili speranze portandoli via!
      Tra sassi e streppeti, stanche membra,
      aggirandosi tra ricordi, vitali tremiti
      cercano in una sterile ascesa
      di duri e infittiti silenzi.
      Solo un cigolio di anni, di tanto in tanto,
      stridulo ancora risuona
      lungo una solitaria strada senza ritorno,
      solo malinconie indelebili
      come scarabocchi imbrattano
      le nivee pagine dell'anima mia!
      Non basta, non basta la speranza
      a ricomporre quanto il tempo disfa
      con le sue nefande devastazioni ricorrenti!
      Non può la cenere ritornare ceppo
      e il ceppo tronco, non può il fiore avvizzito
      espandere la corolla se gli stami
      non smettono l'incessante morire!
      Tutto è uno scendere infinito senza salire.
      Senza riposo, polvere, traspirata dal tempo,
      sulle cose si addensa e, ne sommerge l'essenza.
      Cristalline trasparenze offuscate
      cedono il passo ad obliqui profili
      dalle oscure movenze!
      E mentre perdute presenze
      salpano per sempre per mete d'oblio
      tra tristezze nuove e antiche, il cuore
      afflitto si mostra sciogliendosi in pianto
      in uno sfioro d'angoscia.
      Angelo Michele Cozza
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        È un nuovo giorno, albeggia

        È un nuovo giorno, albeggia.
        Strisce di luci tenui emerse dall'orizzonte
        annunciano e dischiudono un nuovo giorno.
        Adagio, dai pendii, migrano nebbie mattutine;
        i suoi giri perpetua la ruota degli eventi
        senza posa. Su erbe intirizzite da brine,
        calano e poi d'improvviso si involano
        gazze e passeracei solitari;
        di tanto in tanto, chissà da quale punto,
        giunge un impeto di vento e si allontana,
        si tinge l'azzurro di colori prediletti e rari.
        Lontano dai ritmi imposti dalla città operosa,
        con occhio gaio, in una radura di molli zolle,
        già bivacco con i miei pensieri.
        Non un blando brusio, non un fruscìo
        corrompe la solennità del silenzio che dilaga;
        spettatore resto di una quiete inusitata.
        Ah il ricomporsi della semplicità delle cose,
        il sollievo dell'orecchio dagli insulti rumorosi,
        le fragranze dei profumi campestri, la quiete
        dell'aria pura che altro respiro al petto dona!
        Lieto sono di essere presto fuggito
        dall'insolente erompere dell'aspro rullare
        di umani strombettii scordati,
        dall'invivibilità dei chiusi recinti di case,
        dal timore di essere pressato
        malamente da calca umana.
        Starsene soli ogni tanto, riscoprire
        un senso di vita smarrito,
        affrancarsi da un sottile e celato affanno
        che opprime il cuore, udire chiaro e secco
        il richiamo misterioso dell'immanenza,
        fermarsi per un poco su una piazzola
        del ripido pendio della vita e ammirare
        la terra e il cielo prima che un moto
        ineluttabile mi precipiti senza avviso,
        codesto tante volte
        è baluginato tra le mie brame.
        È solo nei brevi momenti
        in cui ci riappropriamo di noi stessi
        che avvertiamo l'infinito perdurare di un attimo,
        che spezziamo i reticolati dei nostri confinamenti
        e corriamo, corriamo tra distese di emozioni
        con una dolcezza e un tepore nel petto
        dimentichi di essere... atomi volatili del vivente!
        Angelo Michele Cozza
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          Nello spietato specchio

          Nello spietato specchio,
          ogni mattina, da anni
          come bolli sul passaporto
          dei miei viaggi per la vita
          rughe fanno mostra
          ricordandomi
          che vivere è fatica
          che non c'è pace
          né tregua nell'esser vivi!
          Invisibili lacrime
          segrete a me stesso
          disperate scorrono mute
          per solchi d'anima
          nello strazio vivo
          di un pesante momento
          di verità spesso fuggito.
          Ancora, per altri giorni,
          in uno slancio stremato,
          affannato correrò per la vita
          agonizzando ad ogni passo
          dietro tramortiti sogni
          rimpianti e ingialliti.
          Continuerà il tumulto
          che stagna nelle radici
          sommerse dell'acre speranza
          che al niente conduce!
          La sera poi verrà
          e come in un assaggio
          di morte le sue ombre
          mi correranno incontro
          s'aprirà l'altra porta
          di un oscuro ingresso!
          Perdendomi in quel buio
          che si para innanzi
          svanirò in un infinito
          e disabitato silenzio.
          Angelo Michele Cozza
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