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Io ti parlo

Io ti parlo,
ma la voce
devia e non ti tocca!

Volo sulla tua bocca
ma ritraendoti io cado.

Come anello ti cerca il mio dito
ma nel tuo cerchio non si infila.

Luce, fuggi dai miei occhi
lasciandoli all'oscuro.

Ruscello che corri, in pozze
ristagni le mie acque.

Percorro le tue strade
ma ai miei passi le sbarri.

Ti vengo incontro
ma non ti scorgo.

Accatasto sogni
e tu li bruci.

Cerco il tuo pieno
e mi offri il tuo vuoto.

Ah... se per una volta sola
il cuore mi toccassi:
sentiresti, incredula,
quanto un'ustione bruci!
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    Ci saremmo dovuti incontrare prima o poi

    Ci saremmo dovuti incontrare
    prima o poi da qualche parte,
    era questo il nostro accordo.
    Se saresti tu venuta da me
    o io da te, non ricordo.
    Creduli, a noi stessi l'avevamo promesso,
    quasi a fugare il timore malamente celato
    che forse ciò non sarebbe più potuto accadere.
    Io lo pensavo e tu non lo dicevi
    che se ogni falda è prosciugata
    in pozza d'acqua morta
    l'acqua non torna mai più chiara.
    Estinta, or tu sei sotto una croce
    io a temere per questa mia vita
    che poco amo e a malincuore abbraccio
    vuoto ad altro vuoto si aggiunge
    vero e duro è: ammetterlo!
    Si cresce di dolore se si scurisce
    la linea all'orizzonte a cui guardi
    e così si ruzzola ad ogni oscuramento;
    viene un soffio gelido in una corte
    vi passa e strappa foglie morte,
    tu guardi e con il cuore in lacrime
    ripensi ad ogni affetto perduto.
    Appena ieri, con un nodo alla gola,
    ho dovuto prendere atto
    che ci saremmo riabbracciati
    solo nel ricordo.
    Oggi festosa ad altra vita,
    tra volte stellate, anima tu torni.
    Si apre un solco nel cielo e vi passi;
    il virgineo tuo candore impallidisce
    quello alato della schiera che ti aspetta.
    Lassù, già addolcita e conquista
    il tuo sguardo casto l'infinito indifferente.
    Per intero percorso il calvario dei giorni,
    distaccatasi da questo mondo,
    colomba t'aggiri per elisie sfere
    sgombra di pena e di dolore
    dimentica dell'immeritato male
    che la vita con accanimento ti addusse.
    Ieri notte, sai io che così di rado
    sono visitato dal sogno, tua madre
    ho rivisto come se fosse stata reale:
    con un sorriso, più ampio e solare
    di quelli che in cuore conservo
    da quando era viva, mi ha detto
    che tu già preghi per noi,
    per noi che canne al vento
    frali e ondulanti restiamo, qui,
    sul ciglio romito di un presente
    che scoscende e tra indifferenza e stagioni
    al sole e all'ombra si consuma.
    Oh povere stente strozzate parole,
    balbuzie che dir vorrebbero e... non sanno!
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      Quando con le sue mareggiate

      Quando con le sue mareggiate
      uomo tristezza ti palleggia
      venuto meno il pericolo di dire
      parole indurite a chicchessia
      accorrono e fanno ressa nugoli
      di pensieri che non puoi fermare.
      Progetti e ricordi, in gran pompa
      sfilano e ti danzano intorno;
      ti rivestono con le loro trame
      li odi e ti mozzano il fiato:
      tu, chiudi gli occhi e non dici parola.
      Ieri, oggi, domani... gli sterili figli
      della nostra vita mortale,
      i fantasmi del nostro durare
      che ci ricatturano con le loro storie!
      Come lontani spari in giorno
      di festa che l'occhio non vede
      il cuore che batte e spera
      il rimbombo ne ascolta.
      Velleità, ideali pagliuzze accese,
      faville che pur rivivono nelle pupille
      espulse da neonati vagheggi
      nel silenzio chi sa dove
      frottole andranno a morire!
      Cederesti del tutto. Poi,
      improvviso si spezza il cerchio
      attorno a cui giri senza saperlo
      rinvieni e ritrovi il respiro.
      Pacato, dentro più non ti guardi,
      riprendi il tuo ritmo umano...
      Ma lo scontento ben presto riparla,
      allarga le braccia e ti viene incontro
      di te ancora prende possesso, ti fa suo!
      Cessa l'interiore sciabordio:
      ozia l'ora e si annera il tempo;
      spogliato rimani di ogni senso.
      Dimesso, tra scherni di ombre
      che covano fredde sere future
      riarso ripensi alla vita che passa...
      alla speranza che al limite
      vana ti consuma rigonfio d'illusioni.
      E mentre più accidiato temi
      gli sfasci che il vuoto perpetua
      riascolti i passi dei nemico che conosci
      il niente e la morte.
      Tra scaglie e pietre arse,
      assetato di sereno essere
      pure ritorni a cercare una polla
      per dissetare la speranza
      che domani ritrovi un altro te stesso.
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        Se mai ce ne fosse bisogno

        Se mai ce ne fosse bisogno
        compiaciuta spendi a mio favore
        qualche frizzante e olezzante parola
        quando interrogata da civettuole
        di me lontano a caso racconti:
        nel totale, poi sai non sarò
        così diverso da come mi vuoi.
        A chi non sa nulla di noi
        e non è toccato da amore
        mostra che giusto avevano visto
        i nostri cuori, che un miracolo
        esistenziale, tardivo e raro,
        pur è possibile per chi spera.
        Ben di rado ci è consentito
        ribaltare un destino franato
        ma testimonia che ancor talvolta
        è possibile che una bottiglia vuota
        si riempia e disseti una vita
        che anche gli uccelli di malaugurio
        possono essere smentiti
        quando pregni di sicumera
        cianciano che da una pozza torbida
        mai si può attingere acqua chiara.
        -Chi da luce rischia il buio!-
        proclamò un poeta
        correremo questo rischio
        improvvisata dicitrice
        tanti curiosi poi lasceremo
        a bocca chiusa e con un palmo di naso.
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          Bioccolo argentato

          Nell'azzurro infinito
          un bioccolo argentato,
          come isola lontana
          avvisto nel mare cielo.
          Che farà là solo e immoto,
          non teme l'appressarsi dell'ora
          che scardinerà il suo batuffolo
          di vapore mutandolo in altra fattura?
          Incerto e ignoto è ogni destino!
          Se penso al mio
          nei mutamenti che il dolore imprime
          viene da interiore cisterna sonora
          l'eco di un tonfo di vuoto accadere.
          Perché non rende il viver una ragione?
          Oh il miraggio che ci inganna
          e del vero ultimo ci priva!
          Almanacchi di pagine indecifrabili
          studieremo un giorno nell'Aldilà!
          In un fermento di puro silenzio,
          riapriremo il solco sempre assetato
          di una conoscenza che non appaga
          l'antico bisogno di saper per certo
          perché qui siamo e non altrove.
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