Solitudini

Quando solo ti senti
e l'ultimo malinconico
spinoso passo di spirale
serrandosi ti avvolge
e l'animo costringe
in oblique tristezze,
finisci col tirar pugni nell'aria
o sputarti allo specchio
pur di sottrarti
ai colpi mortali
che il dolor vibra
al tuo esser vivo.
Ad altri dir vorresti
di te, delle tue pene...
dell'esilio forzato
del cuor che indomito
non si prostra
al corteo d'ombre
dei giorni vuoti
che passano morti
lungo i viali che un tempo
furono della giovinezza.
Murate restano le parole
che sulle labbra mute,
come semi rattrappiti
in aride zolle,
agonizzano inerte.
Ignorato dal mondo
che con sguardo idiota
senza guardarti ti fissa,
soffri e contorci te stesso
cercando di rifarti le forze,
riemergere dal gorgo
e aggrapparti all'istinto
che trascina alla vita.
Al vano gioco ritorni:
altre albe verranno
dalla volta trapunta di stelle!
E se anche la ruota
del torchio che le speranze
macina non si inceppa,
se anche non cessa
l'ansia che ti fa infelice,
nel sogno amico aspetti
che qualcuno raccolga
l'opaca sorte
che ti inserra
per trasformarla
in un brivido di luce.
Angelo Michele Cozza
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    Un uomo solo

    Tardiva dispare l'ultima stella nel cielo.
    Albeggia. Spirati sono i notturni sogni.
    Sbuca il giorno, longevità di tedi,
    cruda lentezza d'ore per chi come te
    niente si aspetta, uomo solo!
    Tu certo ricordi le gremite vie
    da tempo più non ripercorse
    come alle prime luci
    ricominci lo spingere,
    il pestare, il gran vociare,
    i tafferugli dei credenti in corteo
    alla supplica diurnale delle illusioni!
    Fuggito dagli altri, sposato te stesso,
    rintanato da tempo nel tugurio dei giorni
    un fiume in magra dentro ti corre
    detriti di sangue sedimentano,
    stagna una tremore in arterie spossate;
    un affievolire di flussi ti stanca di essere vivo;
    vano aspetti la bonifica di un sorriso,
    una interiore implosione di palpiti
    uno scoppio di riso da labbra mute...
    La bussola che non illuso pur segui
    va impazzita e senza meta
    tutte le direzioni per te sono uguali,
    l'ora della meridiana sul quadrante
    dei giorni perduti ripercorre il ritmo
    del dolore che si ravviva, nel buio
    ritrovi i pioli della pena che risali,
    nell'ombra del mondo ti lasci svanire.
    Dimmi: - Tornerebbe la speranza
    se cessasse il grido di ali spezzate,
    se ritrovassi la magica chiave
    per la toppa del cuore? -
    - Ma l'illusione manca! - Tu dici!
    - In una radura spopolata,
    dalla vita sono stato sbattuto
    e ivi, sosto smarrito:
    corre e si assembra il nulla che mi parla,
    un silenzio di sale mi nutre; pensieri amari
    insabbio e spalo asciugando lacrime al sole.
    Senza fine è l'attesa in questa caducità
    di uno sconvolgente accadimento umano. -
    Chi ti occupa e opprime? Ah, cosa
    potrà mai più decantare il limaccioso respiro
    che a malavoglia ancora ti tiene in vita? -
    Oh uomo solo, come ti somiglio!
    All'aratro del tempo seguirà un solco solo
    vi giaceremo entro per sempre.
    Angelo Michele Cozza
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      Nel tedio dei giorni vuoti

      Nel tedio dei giorni vuoti
      dalla tolda, confusa tra mille,
      un fazzolettino colorato
      ti ho visto agitare
      additando un saluto
      a me canuto fermo sul molo!
      Un refolo messaggero
      me ne ha portato il profumo
      ma il tuo veliero,
      presago delle sirti della rada,
      in rotta già dirige per altri porti;
      all'estremo limite scomparso
      qui non farà mai scalo,
      ed io che giammai potrò
      raggiungerti, col pensiero,
      appena potrò mandarti un bacio!
      Senza essermi stata accanto,
      vanita e non rinvenibile,
      ancestrale candore di cigno
      più non ti rivedrò apparire
      dall'orizzonte dei sogni perduti
      nell'intorpidire del ricordo.
      Eluso il richiamo
      di un terrifico strapiombo
      fuggirò tra ritrovate solitudini;
      da un ermo promontorio
      nelle compagne ore infelici
      che in stuolo già mi aspettano,
      scruterò azzurre distese
      a te pensando, sole che scompari;
      serioso, ti raggiungerà il cuore
      abbaglio di sogno non consumato.
      Ah allucinazioni in viluppo
      tripudi vissuti, amenità volatili,
      che sempre mi restano dentro
      quando pura magnificata essenza,
      salsedine ti riporta il mare!
      Angelo Michele Cozza
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        Come ogni sera

        Come ogni sera
        mi precipiterà addosso
        un decadere di luci.
        Preso di mira
        dalle mie ombre,
        mi sposterò
        in continuazione
        tra trincee di illusioni
        per non essere
        a fondo colpito
        dietro alle postazioni
        dei miei pensieri.
        Non potrò
        attardarmi molto
        per trovare
        un sicuro riparo:
        ogni indecisione
        sarebbe fatale!
        Si immilla e brucia
        l'attesa dell'alba
        se profondo penetra
        l'ago che in pressofusione
        instilla virali malinconie!
        Ah luce diurna,
        perché notturna non sei!
        Oscurità, che sbrecci
        fendi scavi e ti insinui,
        con quanti smottamenti il cuore incrini!
        Angelo Michele Cozza
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          Come bimba vispa e curiosa

          Come bimba vispa e curiosa
          che non sappia a freno tenere
          morboso istinto di sapere
          tu chiedi della mia vita
          e se a una meta il cuore vada.
          Ebbene fattati insistente
          dissetati pure alla mia fonte
          ma se di acre essenza
          sarà ripiena la coppa
          bada tutta tua verrà la colpa
          se le labbra vi hai voluto portare!
          Resa scabra dal calpestio degli anni
          è la mia vita e spianata non potrà tornare.
          Raggiunto da ceneri d'astri
          un tempo lustri di ideali
          or di tristezza vedo colorarsi
          i miei cieli di silenzi;
          appena un avanzo di speranza
          mi rimane e questo già mi basta.
          Sbucherà un mattino senza nubi
          scoprirò il fondo soleggiato di un bosco
          dalle cui foglie avanzerà
          un effuso stormire che al petto darà pace;
          per un attimo dimenticherò
          il distacco che mi aspetta, il buffo destino
          che fardello resta alle mie spalle.
          Vivrò attese di tremori umani
          martelleranno flutti la marina
          e nelle solitudini che ci afferrano
          ne udrò il rimbombo grandioso;
          fisserò sull'orizzonte il sole
          che nasce e muore come l'amore;
          mi carezzeranno fiocchi
          e petali erranti al respirare del vento.
          Un raddolcito indugio,
          non so se dalla sorte mi sarà concesso:
          gioco forza, impietrito un dì
          dovrò poi... mettermi in viaggio.
          In sordina, oggi o domani,
          me ne andrò senza voltarmi
          come chi persuaso dagli accadimenti
          sa, da tempo immemorabile,
          che indietro giammai si torna;
          fronda di ramo secco su cresta d'onda
          mi lascerò condurre alla foce.
          Verranno tempi di memorie,
          in una certezza di luce ch'io
          da poco affetto oscurato non ebbi mai
          da te sarò ricordato,
          per essere stato solo me stesso
          e non blabla da altri... inventato.
          Angelo Michele Cozza
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