Cuore, grammofono che stridi

Cuore, grammofono che stridi

Cuore, grammofono che stridi,
pezzaccio di latta arrugginito
preso a calci dalla vita
ora che nessuno t'ascolta
nullificati rimarranno i tuoi motivi!
Rintànati nel vivaio arso dei ricordi
e fatti pure muto se nulla barbaglia
per l'orizzonte a cui riguardi!
Si stella la notte in fuga
eppure tra le tue spalancate imposte
non trapelano che deformi sagome scure
soli andremo sotto la luna!
Stasera per noi scordato è ogni strumento,
cupo e distorto è ogni ancestrale suono
e solo un murmurare assiduo di duoli
dai lidi deserti dell'animo provato si ode!
Adelante pestifere pene dilaganti,
son qui ad aspettarvi, infierite di più
scaraventatemi nella disperazione!
In quest'ora torbida e pregna di amaro
crudele si svela l'ascoso senso del vuoto,
ci adunghiano artigli di mostri invisibili
spuntati dai dirupi scabri dell'eterno!
Se presente e passato si annullano
in un momento se l'avvenire è d'argilla
e non turbinano illusioni, arresi consegniamoci
pure all'atro fondo! Scompariamo
da questo mondo che non ci vuole
e da vivi, se rabbuiati, illuminarci
pure disdegna con chiarie di speranze.
Tutto è così e così è
l'amore passa e nulla più resta
insaccati nel nulla vorremo solo riposare
nel mare delle ammortate presenze.
Sorte inclemente fatti clemente
traghettami senza indugi sull'altra sponda!
Angelo Michele Cozza
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    Nel rasserenante paese

    Nel rasserenante paese
    abitato da mordenti desideri
    nella piazza del cuore
    come usavo fare da fanciullo
    delle zolle di zuccherò vorrei comprare
    e per un po' addolcire l'acre malinconia
    che oggi mi tiene compagnia.
    Al banco dei canditi sogni
    con un tronchetto di liquirizia
    rifarmi vorrei l'anima
    e assaporare il frutto raro
    che afferra il dolce senso del ghiotto
    davanti a una gremita fruttiera.
    Uomo, chi vorrebbe che il cuore
    al dolore si torcesse e la tristezza
    amara l'anima facesse?
    Ma se chiusa è la credenza
    di golose dovizie, se la chiave non hai
    e non credi al miracolo che infranga
    il vetro blindato che dalla felicità
    ti separa, se non disponi di un grimaldello
    solo fantasticare sull'ultimo fico secco
    ti rimane! Sull'inaccessibile contenuto
    che il cristallo dei sogni ti mostra
    appena azzardi qualche fantasia,
    aspetti che arrivi il sonno sedativo
    che anestetizzi le papille gustative
    e a tacere metta le tua brame.
    Poi quando ti risvegli, ciò che vedi
    è solo il vuoto, sospeso nel vuoto
    le ali non servono:
    mancano le correnti ascensionali!
    Così, davanti alla delusa mira
    a ruotar, te ne resti in moto circolare.
    Angelo Michele Cozza
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      Sapere aude

      Più non si riprodurrà per me
      l'avvicendarsi di avvenimenti
      lieti e tristi un giorno;
      tutto resterà intatto alle mie spalle:
      la vita quotidiana della gente
      il ridicolo universo, le distanze.
      -Vale la pena di vivere? -
      è la domanda schiacciante
      che mi si presenta davanti
      ogni alba. Qual è la risposta?
      Quante logiche astruse a sostegno
      di un'esistenza edace che dilegua!
      Eppure non so rispondere al rebus
      se assisto ad accasci di speranze
      e sventro nasciture illusioni.
      Esposto al dubbio che si addensa
      e si spalanca interrogo l'oroscopo:
      nella sfera di vetro divinatoria
      frammentario si mischia passato e futuro;
      non vi è collante che faccia presa
      né evoluta che a qualcosa adduca;
      mi guardo nel cuore,
      la poca luce mi inclina
      cedo, salto tra cielo e abisso;
      in sosta sull'orlo dello stupore
      nulla fiuto dall'incurante tempo
      per proteggermi dal peggio.
      Senza un chiaro senso,
      per abitudine, ancora per un frangente,
      spinto dal vento delle passioni
      verosimile continuerò a viaggiare;
      senza insegne di esultanza
      tremante aspetterò un segnale
      da un viso senza volto: qualcuno
      busserà la prima e l'ultima volta.
      Poi, stramazzato resterò muto:
      si acclarerà un nulla al cospetto del mondo
      ad onta di quel che senza volerlo. Pur fui.
      Angelo Michele Cozza
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        Mare

        Quando vetrina di cristallo puro
        incontaminato mi mostri, Mare,
        un cosmo di sconosciute creature,
        quando lampeggiano riflessi
        di vitree scaglie o spume
        o in un video immaginato
        zampilli i tuoi giganti esplodono,
        quando percorro l'offesa piaggia
        al morir di un mareggio
        e mi imbatto in carcasse
        di conchiglie o stracci di fondali
        o in uno sparuto osso di seppia
        stupito allor mi sovvien
        che nella notte dei tempi
        da te, principio equoreo,
        un giorno emersi uomo.
        Ah quante volte rapito
        familiare il tuo palpito riascolto
        come ai tuoi ritmi
        che di improvviso mutano
        altezza e tono mi abbandono!
        Come seguo il lacerarsi
        dello smisurato telo d'azzurri
        ad ogni strappo di vento;
        come ti sciorina l'insulto dei nembi
        al sopravvenire di una bufera!
        E il tuo viso che si corruga
        all'insorgere di un delirio lontano,
        le nivee frange che attaccano
        e devastano lidi, i getti
        di pulviscoli cristallini che spezzano
        lo sguardo all'orizzonte levato,
        il risucchio rabbioso di bocche
        ebbre al dilatarsi dei tuoi polmoni,
        gli scompigli di ectoplasma,
        i bollori di salsedine che si scagliano
        su venati ciottoli di riviere:
        cancellazione di battigie,
        rovesciar di scafi, affondar di navigli!
        Oh calma divina
        quando stremato in bonaccia
        ti assopisci in un accadere nullo!
        Incessante viver il tuo che ti rinnova
        sotto lo sguardo di un sole passante
        che si specchia e dilegua al passo dell'ora.
        È in questa immensa tua statura
        che un piccolo me accresciuto si ritrova
        che più gagliardo un sangue ritorna
        e mi ricaccia nel giogo della vita
        persuaso da richiami ineludibili
        giunti da fraseggi di altri sogni...
        Angelo Michele Cozza
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          Quando l'aureo disco del giorno

          Quando l'aureo disco del giorno
          più non vedrò apparire all'orizzonte
          e nel mio cielo non vi saranno stelle,
          quando più non mi giungerà il suono
          vario dell'onda o gridìo di voci,
          tacerà per sempre questo mio cuore
          ma fino ad allora, ancor vi parli
          la tortura di questa passione,
          che voi, brama prediletta,
          con indifferenza, appena ascoltate!
          Quando dal vuoto imprigionato
          a voi libera ripenso, in alto vanno
          le mie inumidite orbite;
          alle illusioni, promesse strappo
          perché nel vostro petto cavo
          un posto sicuro io trovi.
          Se sapeste nel chiaro guardare,
          vedreste i miei occhi scuri
          fissarvi senza tregua;
          se dai vostri pensieri non escluso,
          meno penoso sarebbe il ritmo
          scandito dal mio dimesso andare.
          È da troppo tempo che guardo
          le pieghe della vostra bocca
          senza baciarle; voi non sapete
          che mi chinerei, fino a spezzarmi,
          per raccogliere, come primizia,
          un sorriso, da voi lasciato cadere!
          Non ponete altri sgambetti
          a questo cuore che inciampa
          sulle crespe del vostro animo gelato.
          Udienza accordate ad un amor
          che non s'affioca e arrestate
          la dolce tortura che perpetrate!
          Guardatemi come la prima volta:
          un rossore, vi ritornerà dal mio volto.
          Angelo Michele Cozza
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