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Nel rasserenante paese

Nel rasserenante paese
abitato da mordenti desideri
nella piazza del cuore
come usavo fare da fanciullo
delle zolle di zuccherò vorrei comprare
e per un po' addolcire l'acre malinconia
che oggi mi tiene compagnia.
Al banco dei canditi sogni
con un tronchetto di liquirizia
rifarmi vorrei l'anima
e assaporare il frutto raro
che afferra il dolce senso del ghiotto
davanti a una gremita fruttiera.
Uomo, chi vorrebbe che il cuore
al dolore si torcesse e la tristezza
amara l'anima facesse?
Ma se chiusa è la credenza
di golose dovizie, se la chiave non hai
e non credi al miracolo che infranga
il vetro blindato che dalla felicità
ti separa, se non disponi di un grimaldello
solo fantasticare sull'ultimo fico secco
ti rimane! Sull'inaccessibile contenuto
che il cristallo dei sogni ti mostra
appena azzardi qualche fantasia,
aspetti che arrivi il sonno sedativo
che anestetizzi le papille gustative
e a tacere metta le tua brame.
Poi quando ti risvegli, ciò che vedi
è solo il vuoto, sospeso nel vuoto
le ali non servono:
mancano le correnti ascensionali!
Così, davanti alla delusa mira
a ruotar, te ne resti in moto circolare.
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    Sapere aude

    Più non si riprodurrà per me
    l'avvicendarsi di avvenimenti
    lieti e tristi un giorno;
    tutto resterà intatto alle mie spalle:
    la vita quotidiana della gente
    il ridicolo universo, le distanze.
    -Vale la pena di vivere? -
    è la domanda schiacciante
    che mi si presenta davanti
    ogni alba. Qual è la risposta?
    Quante logiche astruse a sostegno
    di un'esistenza edace che dilegua!
    Eppure non so rispondere al rebus
    se assisto ad accasci di speranze
    e sventro nasciture illusioni.
    Esposto al dubbio che si addensa
    e si spalanca interrogo l'oroscopo:
    nella sfera di vetro divinatoria
    frammentario si mischia passato e futuro;
    non vi è collante che faccia presa
    né evoluta che a qualcosa adduca;
    mi guardo nel cuore,
    la poca luce mi inclina
    cedo, salto tra cielo e abisso;
    in sosta sull'orlo dello stupore
    nulla fiuto dall'incurante tempo
    per proteggermi dal peggio.
    Senza un chiaro senso,
    per abitudine, ancora per un frangente,
    spinto dal vento delle passioni
    verosimile continuerò a viaggiare;
    senza insegne di esultanza
    tremante aspetterò un segnale
    da un viso senza volto: qualcuno
    busserà la prima e l'ultima volta.
    Poi, stramazzato resterò muto:
    si acclarerà un nulla al cospetto del mondo
    ad onta di quel che senza volerlo. Pur fui.
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      Mare

      Quando vetrina di cristallo puro
      incontaminato mi mostri, Mare,
      un cosmo di sconosciute creature,
      quando lampeggiano riflessi
      di vitree scaglie o spume
      o in un video immaginato
      zampilli i tuoi giganti esplodono,
      quando percorro l'offesa piaggia
      al morir di un mareggio
      e mi imbatto in carcasse
      di conchiglie o stracci di fondali
      o in uno sparuto osso di seppia
      stupito allor mi sovvien
      che nella notte dei tempi
      da te, principio equoreo,
      un giorno emersi uomo.
      Ah quante volte rapito
      familiare il tuo palpito riascolto
      come ai tuoi ritmi
      che di improvviso mutano
      altezza e tono mi abbandono!
      Come seguo il lacerarsi
      dello smisurato telo d'azzurri
      ad ogni strappo di vento;
      come ti sciorina l'insulto dei nembi
      al sopravvenire di una bufera!
      E il tuo viso che si corruga
      all'insorgere di un delirio lontano,
      le nivee frange che attaccano
      e devastano lidi, i getti
      di pulviscoli cristallini che spezzano
      lo sguardo all'orizzonte levato,
      il risucchio rabbioso di bocche
      ebbre al dilatarsi dei tuoi polmoni,
      gli scompigli di ectoplasma,
      i bollori di salsedine che si scagliano
      su venati ciottoli di riviere:
      cancellazione di battigie,
      rovesciar di scafi, affondar di navigli!
      Oh calma divina
      quando stremato in bonaccia
      ti assopisci in un accadere nullo!
      Incessante viver il tuo che ti rinnova
      sotto lo sguardo di un sole passante
      che si specchia e dilegua al passo dell'ora.
      È in questa immensa tua statura
      che un piccolo me accresciuto si ritrova
      che più gagliardo un sangue ritorna
      e mi ricaccia nel giogo della vita
      persuaso da richiami ineludibili
      giunti da fraseggi di altri sogni...
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        Quando l'aureo disco del giorno

        Quando l'aureo disco del giorno
        più non vedrò apparire all'orizzonte
        e nel mio cielo non vi saranno stelle,
        quando più non mi giungerà il suono
        vario dell'onda o gridìo di voci,
        tacerà per sempre questo mio cuore
        ma fino ad allora, ancor vi parli
        la tortura di questa passione,
        che voi, brama prediletta,
        con indifferenza, appena ascoltate!
        Quando dal vuoto imprigionato
        a voi libera ripenso, in alto vanno
        le mie inumidite orbite;
        alle illusioni, promesse strappo
        perché nel vostro petto cavo
        un posto sicuro io trovi.
        Se sapeste nel chiaro guardare,
        vedreste i miei occhi scuri
        fissarvi senza tregua;
        se dai vostri pensieri non escluso,
        meno penoso sarebbe il ritmo
        scandito dal mio dimesso andare.
        È da troppo tempo che guardo
        le pieghe della vostra bocca
        senza baciarle; voi non sapete
        che mi chinerei, fino a spezzarmi,
        per raccogliere, come primizia,
        un sorriso, da voi lasciato cadere!
        Non ponete altri sgambetti
        a questo cuore che inciampa
        sulle crespe del vostro animo gelato.
        Udienza accordate ad un amor
        che non s'affioca e arrestate
        la dolce tortura che perpetrate!
        Guardatemi come la prima volta:
        un rossore, vi ritornerà dal mio volto.
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          Solitudini

          Quando solo ti senti
          e l'ultimo malinconico
          spinoso passo di spirale
          serrandosi ti avvolge
          e l'animo costringe
          in oblique tristezze,
          finisci col tirar pugni nell'aria
          o sputarti allo specchio
          pur di sottrarti
          ai colpi mortali
          che il dolor vibra
          al tuo esser vivo.
          Ad altri dir vorresti
          di te, delle tue pene...
          dell'esilio forzato
          del cuor che indomito
          non si prostra
          al corteo d'ombre
          dei giorni vuoti
          che passano morti
          lungo i viali che un tempo
          furono della giovinezza.
          Murate restano le parole
          che sulle labbra mute,
          come semi rattrappiti
          in aride zolle,
          agonizzano inerte.
          Ignorato dal mondo
          che con sguardo idiota
          senza guardarti ti fissa,
          soffri e contorci te stesso
          cercando di rifarti le forze,
          riemergere dal gorgo
          e aggrapparti all'istinto
          che trascina alla vita.
          Al vano gioco ritorni:
          altre albe verranno
          dalla volta trapunta di stelle!
          E se anche la ruota
          del torchio che le speranze
          macina non si inceppa,
          se anche non cessa
          l'ansia che ti fa infelice,
          nel sogno amico aspetti
          che qualcuno raccolga
          l'opaca sorte
          che ti inserra
          per trasformarla
          in un brivido di luce.
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