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Anime del fiume

Anime del fiume
che stanche andate
come nuvole cupe
in un cenerino cielo
acque non più chiare
offese da scorie umane
che tra giunchi e vimini
al lontano mare puntate,
a voi, pure e incontaminate
un caro tempo,
le mie barche fatte
di carta di giornale affidai;
dalla riva, spiando
trepidante, ne seguii
l'incerto periglioso viaggio.
Ancor seguo il lento fluire
che vi porta e che mi porta
riassaporo perduta ebbrezza.
Ripenso a quando fanciullo
da sorgiva polla
a colme giumelle vi attinsi
placando l'arsura del giorno;
di pietra in pietra a saltellare
ritorno per ritrovar
l'inavveduto spinarello
catturato nella secca
e subito poi scaltro
dalle mani via sgusciato!
Gli empi insulti degli uomini
a morte hanno ferito
le sacre fonti che vita vi danno.
Ammortate trasparenze
a liquami e fecali insidie
hanno ceduto il passo
tramutato in singulto
è il sorriso delle argentee
e cristalline spume
delle antiche correnti,
draghe sempre più in basso
hanno raschiato il fondo,
cocci di bottiglie infrante
or spesso adornano feriti
sinuosi brulli fianchi!
È duro questo nostro tempo:
in fetidi pantani spesso
agonizziamo aspettando
anelanti un destino edace
che rischiari i nostri giorni.
O potessimo rinascere
e dimenticare, ritrovare
le speranze costipate
negli anni e dalla spirale
del vortice per sempre
trascinate e affondate!
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    Usure

    Il tachimetro dei lustri
    già segna sul quadrante
    dodici giri da quando iniziò
    l'abrasione per rotolamento
    sulle ruvide pietre
    della strada della vita.
    L'accumulo dei transiti,
    le accelerazioni e le frenate
    tra notti tramonti ed albe
    sconquassato hanno lo châssis
    che, pur al peggio,
    ancor mi scarrozza per il mondo.
    Tra brusche sterzate e stridii.
    Consumato il battistrada,
    il volante quasi paralizzato,
    malridotto l'avantreno e perduta
    la necessaria convergenza,
    faticose manovre da lunga fiata
    il cuore irrigidito logorano
    e sollecitano senza risparmio!
    Quante volte, in avaria
    per eccesso di attrito,
    la cinghia di trasmissione
    di una illusione mi ha parcheggiato
    avvilito sul ciglio cupo di una via!
    Per polvere di giorni
    ridotta la trasparenza
    della superficie dei vetri
    vana appare l'alta luce dei fari;
    solo lo specchietto retrovisore
    sempre terso ed efficiente riflette
    il cammino serpeggiante dei ricordi!
    Trabiccolo, spesso in panne,
    tra scarrucolio di pulegge
    e scricchiolii, con tremuli assi
    traballante ancor mi trascino
    rimorchiato da motrici speranze.
    Oh l'inclemente usura del tempo
    che precoce dissangua la vita!
    Un giorno, negatami
    la licenza di circolazione,
    un atro carro traslocherà
    in una non lontana fonderia
    un'arrugginita carcassa di ferraglie
    per farne materia per altri stampi!
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      Le abbiamo tentate tutte

      Le abbiamo tentate tutte e più volte
      le strade per dare un senso alla vita
      e ora, che non c'è più nulla da sperimentare
      e tutte le scelte sono state fatte,
      non spenderemmo neppure un soldo
      per un illusione che a poco prezzo
      ancora ci venisse offerta dal caso.
      Troppo volte ci siamo raccomandati alla sorte
      per non registrare un'altra esperienza
      di tremenda sincerità come pure passivo.
      Le prove, sul gran teatro del mondo
      sono state un fiasco; con dolore
      ancora ne udiamo talvolta i fischi.
      Ogni castello in cui avremmo voluto abitare
      è già un rudere deserto, tutti i granai
      da cui attingemmo semi di speranze
      sono svuotati, spezzato è ogni ormeggio
      che, pur tra sciabordii, ancora
      a qualche mezza verità ci ancorava.
      Brutto affare esistere
      se tutto si riduce a recriminare su memorie
      di immagini progettuali mai realizzate
      a raffigurarsi amori impossibili mai vissuti
      ad essere sopraffatti dalla chiacchiera,
      dal'si dicè, ad essere mal controfigura
      di un te che non esiste e neppure conosci
      se il giorno fugace che vivi e ti ignora
      passando sbadato sa di inesistenza.
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        Non chiedermi di vivere

        Non chiedermi di vivere
        come un uccello che volteggi
        e canti senza la sua compagna:
        non posso così vivere il giorno
        se esistente mi neghi il tuo amore.
        Non si può volare, tu sai,
        il vento non può spirare
        quando manca l'aria;
        come pietraia è il fiume
        quando non vi scorre acqua!
        Vieni, come angelo
        fatti ritrovare sulla via del Destino
        insieme andiamo ciarlieri
        ad ascoltare il mare
        sotto la nostra luna,
        vieni teniamoci per mano
        il cuore troverà pace.
        Cos'è la nostra vita
        l'uno senza l'altro?
        All'affanno di essere
        l'amore è solo rimedio:
        con quiete, e soltanto quiete
        il cuore riposa quando si è soli
        illusione e falsa ogni altra cosa.
        Dacché calore non è calore
        e da appuntite sporgenze
        l'animo non preserva?
        Senza emozioni e senza bene
        che ci resta! Che di vero
        non menzognero ci sorride!
        Hai tu guardato sul brullo ramo
        l'ultima foglia rimasta?
        Così io senza di te, appeso al vuoto
        accartocciata sostanza senza sostanza
        sono: martorio senza riposo
        su cui la tenebra si attarda!
        Oltre te, in me non vi è altra vita:
        non rendermi già polvere
        dammi linfa e rinverdito
        più non penzoli il cuore
        tra il solco e la nebbia,
        non lasciarmi pensare
        e dire che tutto è vano.
        Non darmi solo uno sguardo
        ma guardami, non sfigurarmi:
        domani, nella cattedrale della verità
        benedetti saranno gli occhi
        di chi puro abbia saputo vedere.
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          Cuore, grammofono che stridi

          Cuore, grammofono che stridi

          Cuore, grammofono che stridi,
          pezzaccio di latta arrugginito
          preso a calci dalla vita
          ora che nessuno t'ascolta
          nullificati rimarranno i tuoi motivi!
          Rintànati nel vivaio arso dei ricordi
          e fatti pure muto se nulla barbaglia
          per l'orizzonte a cui riguardi!
          Si stella la notte in fuga
          eppure tra le tue spalancate imposte
          non trapelano che deformi sagome scure
          soli andremo sotto la luna!
          Stasera per noi scordato è ogni strumento,
          cupo e distorto è ogni ancestrale suono
          e solo un murmurare assiduo di duoli
          dai lidi deserti dell'animo provato si ode!
          Adelante pestifere pene dilaganti,
          son qui ad aspettarvi, infierite di più
          scaraventatemi nella disperazione!
          In quest'ora torbida e pregna di amaro
          crudele si svela l'ascoso senso del vuoto,
          ci adunghiano artigli di mostri invisibili
          spuntati dai dirupi scabri dell'eterno!
          Se presente e passato si annullano
          in un momento se l'avvenire è d'argilla
          e non turbinano illusioni, arresi consegniamoci
          pure all'atro fondo! Scompariamo
          da questo mondo che non ci vuole
          e da vivi, se rabbuiati, illuminarci
          pure disdegna con chiarie di speranze.
          Tutto è così e così è
          l'amore passa e nulla più resta
          insaccati nel nulla vorremo solo riposare
          nel mare delle ammortate presenze.
          Sorte inclemente fatti clemente
          traghettami senza indugi sull'altra sponda!
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