Melanconia

Anche se molte volte
studi seri e accurati
ho condotto su acuti casi,
non ho mai saputo
se ereditaria o contagiosa
fosse poi la malinconia
progenie di melanconia.
Nell'anima attentamente
assiduo l'ho frugata.
In un focale ingrandimento
al microscopio
ne ho osservato i tratti maculati.
Nocciolo duro e compatto
coriacea sostanza amara
non si lascia vivisezionare!
Reagisce con nerocupi giorni;
in terreni di tristezze si espande
e ivi prolifica vertiginosamente.
Alle inoculazioni di rincoramento
reagisce regredendo poi, tenace,
cessato l'effetto, sottobraccio
fra le sue spore ti riaccompagna
dolcemente! Invano da tempo,
nei laboratori segreti del cuore
si cerca un antidoto che la debelli.
Chi ostaggio ne è non rassegnato
fuggir lontano spera sovente!
Il vitale principio attivo
contenuto in assolati giorni,
talvolta, se non vi è rigetto
produce solare miglioramento.
Miglioramento passeggero
poiché se radicata,
alla prima occasione,
metabolizzando nuove tossine,
profonda più agguerrita ritorna!
Come la cuscuta il cuore avvolge
con la sue spire in tormenti di giorni;
per le ampie fessure entro cui si annida
non vi è tassello che tenga!
La sua ombra è la tagliola
che blocca i passi del domani.
Nell'enciclopedia delle depressioni
umane è classificata come la più profonda,
al paragrafo patologie dei mali oscuri,
a lettere cubitali, rabbrividendo si legge:
invasivo carcinoma mortale!
Angelo Michele Cozza
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    Anime del fiume

    Anime del fiume
    che stanche andate
    come nuvole cupe
    in un cenerino cielo
    acque non più chiare
    offese da scorie umane
    che tra giunchi e vimini
    al lontano mare puntate,
    a voi, pure e incontaminate
    un caro tempo,
    le mie barche fatte
    di carta di giornale affidai;
    dalla riva, spiando
    trepidante, ne seguii
    l'incerto periglioso viaggio.
    Ancor seguo il lento fluire
    che vi porta e che mi porta
    riassaporo perduta ebbrezza.
    Ripenso a quando fanciullo
    da sorgiva polla
    a colme giumelle vi attinsi
    placando l'arsura del giorno;
    di pietra in pietra a saltellare
    ritorno per ritrovar
    l'inavveduto spinarello
    catturato nella secca
    e subito poi scaltro
    dalle mani via sgusciato!
    Gli empi insulti degli uomini
    a morte hanno ferito
    le sacre fonti che vita vi danno.
    Ammortate trasparenze
    a liquami e fecali insidie
    hanno ceduto il passo
    tramutato in singulto
    è il sorriso delle argentee
    e cristalline spume
    delle antiche correnti,
    draghe sempre più in basso
    hanno raschiato il fondo,
    cocci di bottiglie infrante
    or spesso adornano feriti
    sinuosi brulli fianchi!
    È duro questo nostro tempo:
    in fetidi pantani spesso
    agonizziamo aspettando
    anelanti un destino edace
    che rischiari i nostri giorni.
    O potessimo rinascere
    e dimenticare, ritrovare
    le speranze costipate
    negli anni e dalla spirale
    del vortice per sempre
    trascinate e affondate!
    Angelo Michele Cozza
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      Usure

      Il tachimetro dei lustri
      già segna sul quadrante
      dodici giri da quando iniziò
      l'abrasione per rotolamento
      sulle ruvide pietre
      della strada della vita.
      L'accumulo dei transiti,
      le accelerazioni e le frenate
      tra notti tramonti ed albe
      sconquassato hanno lo châssis
      che, pur al peggio,
      ancor mi scarrozza per il mondo.
      Tra brusche sterzate e stridii.
      Consumato il battistrada,
      il volante quasi paralizzato,
      malridotto l'avantreno e perduta
      la necessaria convergenza,
      faticose manovre da lunga fiata
      il cuore irrigidito logorano
      e sollecitano senza risparmio!
      Quante volte, in avaria
      per eccesso di attrito,
      la cinghia di trasmissione
      di una illusione mi ha parcheggiato
      avvilito sul ciglio cupo di una via!
      Per polvere di giorni
      ridotta la trasparenza
      della superficie dei vetri
      vana appare l'alta luce dei fari;
      solo lo specchietto retrovisore
      sempre terso ed efficiente riflette
      il cammino serpeggiante dei ricordi!
      Trabiccolo, spesso in panne,
      tra scarrucolio di pulegge
      e scricchiolii, con tremuli assi
      traballante ancor mi trascino
      rimorchiato da motrici speranze.
      Oh l'inclemente usura del tempo
      che precoce dissangua la vita!
      Un giorno, negatami
      la licenza di circolazione,
      un atro carro traslocherà
      in una non lontana fonderia
      un'arrugginita carcassa di ferraglie
      per farne materia per altri stampi!
      Angelo Michele Cozza
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        Le abbiamo tentate tutte

        Le abbiamo tentate tutte e più volte
        le strade per dare un senso alla vita
        e ora, che non c'è più nulla da sperimentare
        e tutte le scelte sono state fatte,
        non spenderemmo neppure un soldo
        per un illusione che a poco prezzo
        ancora ci venisse offerta dal caso.
        Troppo volte ci siamo raccomandati alla sorte
        per non registrare un'altra esperienza
        di tremenda sincerità come pure passivo.
        Le prove, sul gran teatro del mondo
        sono state un fiasco; con dolore
        ancora ne udiamo talvolta i fischi.
        Ogni castello in cui avremmo voluto abitare
        è già un rudere deserto, tutti i granai
        da cui attingemmo semi di speranze
        sono svuotati, spezzato è ogni ormeggio
        che, pur tra sciabordii, ancora
        a qualche mezza verità ci ancorava.
        Brutto affare esistere
        se tutto si riduce a recriminare su memorie
        di immagini progettuali mai realizzate
        a raffigurarsi amori impossibili mai vissuti
        ad essere sopraffatti dalla chiacchiera,
        dal'si dicè, ad essere mal controfigura
        di un te che non esiste e neppure conosci
        se il giorno fugace che vivi e ti ignora
        passando sbadato sa di inesistenza.
        Angelo Michele Cozza
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          Non chiedermi di vivere

          Non chiedermi di vivere
          come un uccello che volteggi
          e canti senza la sua compagna:
          non posso così vivere il giorno
          se esistente mi neghi il tuo amore.
          Non si può volare, tu sai,
          il vento non può spirare
          quando manca l'aria;
          come pietraia è il fiume
          quando non vi scorre acqua!
          Vieni, come angelo
          fatti ritrovare sulla via del Destino
          insieme andiamo ciarlieri
          ad ascoltare il mare
          sotto la nostra luna,
          vieni teniamoci per mano
          il cuore troverà pace.
          Cos'è la nostra vita
          l'uno senza l'altro?
          All'affanno di essere
          l'amore è solo rimedio:
          con quiete, e soltanto quiete
          il cuore riposa quando si è soli
          illusione e falsa ogni altra cosa.
          Dacché calore non è calore
          e da appuntite sporgenze
          l'animo non preserva?
          Senza emozioni e senza bene
          che ci resta! Che di vero
          non menzognero ci sorride!
          Hai tu guardato sul brullo ramo
          l'ultima foglia rimasta?
          Così io senza di te, appeso al vuoto
          accartocciata sostanza senza sostanza
          sono: martorio senza riposo
          su cui la tenebra si attarda!
          Oltre te, in me non vi è altra vita:
          non rendermi già polvere
          dammi linfa e rinverdito
          più non penzoli il cuore
          tra il solco e la nebbia,
          non lasciarmi pensare
          e dire che tutto è vano.
          Non darmi solo uno sguardo
          ma guardami, non sfigurarmi:
          domani, nella cattedrale della verità
          benedetti saranno gli occhi
          di chi puro abbia saputo vedere.
          Angelo Michele Cozza
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