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Eccola adagio sopraggiungere...

Eccola adagio sopraggiungere

oltre le propaggine dell'occaso

la lenta camminante sera:

il suo manto cala sul cadente giorno;

ove non giunge ancor scalpita

qualche morente scaglia di luce.

Tra poco verranno le tremule stelle,

la luna, l'immoto insondabile buio.

Oltre le cimase, troverà un finestra

il cuore per una scorreria nel cielo:

lì, solitario, valicherà fiumi immaginari

tra valli immerse in arcani silenzi.

Dal margine di un lembo di infinito

frugherà il cuore nel luccichio turchino

alla ricerca di figurati affetti perduti.

L'armonia silente di celeste sfere

riporterà l'eco di voci tacitate

voci più non udite, voci nientificate.

Eh... molti sono stati i partenti forzati;

e indietro nessuno è mai tornato!

Anch'io, pure, dovrò salutare un giorno.

L'oltrevita, l'assurdo eterno inganno,

ciascuno se lo inventa come vuole

e a piacimento lo colloca dove crede

popolandolo di accreditati fantasmi.

Ma nessuna allucinazione vissuta

integro riprodurrà miracolosa

i lineamenti le fattezze e i visi

dei vivi da tanto spariti.

Ah quale fatiscente bolla il vivere:

un soffio la esplode e nessuno saprà

mai chi, volubile, quel soffio mortale emise.
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    Ovunque riparo io scorga...

    Ovunque riparo io scorga e mi rifuggi
    tenace mi riagguanti malinconia!
    Demone scarnificatore del mio cuore
    tu non hai bisogno di seguire
    orme o affidarti ad altri indizi:
    ti basta la scia dei lezzi
    delle mie pene per porre fine
    alla tua ricerca certosina!
    Oh come gelosa sei
    se alle tue narici altra essenza
    giunge dall'anima mia!
    Persuasiva, acerrima
    antica, tu... sempre mi adduci
    nelle tue stanze oscure:
    ai tuoi voleri, stremato cedo
    dopo ammenda di proponimenti
    di svincolarmi dalle braccia tue!
    Non si insorge al tuo giogo
    e ogni appunto segreto
    su cui annotai piani di fuga
    in mille pezzi poi tagliuzzo.
    Come potrei recidere
    il filo che ci congiunge
    risolvere i suoi nodi?
    Tutto sai di me, invisa inseguitrice
    che spossato arreso mi riprendi
    quando un'alta marea mi galleggia;
    senza pietà, tutto poi mi cali
    nella fossa di inumani mostri
    da promessa di lauto pasto attizzati!
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      Or che a te fisso s’appiglia lo sguardo

      Or che a te fisso s'appiglia lo sguardo
      e altra luce in un alone mi avvolge
      lasciami godere il riverbero del giorno:
      consistenza inutile più non è la nostra
      gagliarda la vita più non si inclina
      di brividi e sospiri l'anima scintilla
      amore che dolce impeto mi trapassi.
      Nel grande vuoto del vivere
      che spalancasti ignara
      qualcosa in fondo ci teneva
      alla fine un mastice ha fatto presa
      se risgorgata gioia zampilla e si disvela
      fluisce e in spuma breve non si dilegua.
      Te lo incisi su una pietra come potei
      un lontano giorno che ti amavo
      ma tu smemorata lo scordasti
      come il sogno fatto nella notte
      di cui al mattino non si ha più traccia;
      lo avessi ricordato in un flash di memoria
      non ci saremmo avventati contro
      ma tutto è bene quel che finisce bene:
      altro è il tempo e rimediato ha il destino
      che ha ricucito a filo doppio le nostre vite.
      Minuto ricordino è l'affanno di rincorrerti
      che svanisce all'accorrere dei tuoi baci;
      oggi al ritmo dei passi del mio cuore batte il tuo
      tenendoci per mano quando passiamo per le vie.
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        Oh mia primavera!

        Dimmi lampeggio di pupilla bruna
        da dove oggi giunge la brezza sottile
        che amorevole il cuore accarezza
        e come scosso ramo lo fa tremare?
        Congedatosi l'uggioso inverno,
        con nuovi tratteggi e sfumature
        di verde si va ridisegnando la vita
        con alacre passo riprende vigore.
        Altra cromìa di filigranate sensazioni
        ravvivano l'errare dello sguardo rapito
        or che animula attonita svaga
        tra madreperlacei colori!
        Oggi non iroso spumeggia il mare,
        brilla il verdello tra prosperi pomari,
        dilaga e ondeggia, tra incolti campi,
        il rosso dei papaveri
        pacati parlottano gli esili rivi dei botri
        Oh precoci annunci di primavera
        riscossa della povertà della terra
        che ubertosa si arricchisce di fiori;
        emozioni che accestite e rinverdite
        rose e gerani alle finestre del cuore
        spalancato, da cui lungimirante
        una speranza ben salda festeggia
        un divenire di pensieri con occhi
        intrisi d'amore e di illusioni!
        Riprendimi solare tepore,
        dilata i miei atri di dolcezza,
        innalzami fino alla bellezza pura
        tra fermenti di luce e di chiarori;
        circondato da riverberi e coriandoli di sole
        trepido e irraggiato, dello sbocciare
        di un nontiscordardimé fammi testimone:
        addolcito dall'evento, poi lo raccolga
        e sopra come suggello regale vi imprima
        l'impronta di un casto bacio augurale
        prima che in dono, lo offra al mio amore!
        Ah questo apprendere dal viver non vano
        senza fine per me vecchio scolaro svogliato!
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          Se il sonno tarda a venire

          Se il sonno tarda a venire,
          per una contratta abitudine
          allo spuntar di solitudini
          da un lumicino di fioca luce
          guidato, tra le ragne dei ripiani
          della memoria mi apparto
          e attento vi rovisto.
          Frugando tra cianfrusaglie
          impolverate, in ordine e catalogati,
          tarmati ritrovo i reperti collezioni
          trafugati alla mia vita andata.
          Sceltone uno a caso,
          sciolgo i nodi dello spago che serra
          il pacco di carta da imballo da quattro soldi
          e con delicatezza certosina lo apro.
          Nella paglia affogati, vi son dentro conservati
          cocci vitrei di franta giovinezza!
          Da tanti pezzi aguzzi tento di ricomporre
          l'oggetto distrutto, il quid, il complemento
          del tutto che rapportato all'emergente di oggi
          a trapassati giorni dia un senso!
          Ora i pezzi collimano, prendono forma
          parvenze di altri accadimenti!.
          Ritrema il cuore indovinando l'allusione
          maliziosa a cui rinvia quel puzzle!
          Ah inquietudini morte, fossili di ideali bruciati,
          interiorità stemperate; larve di illusioni
          abortite e non giunte a compimento,
          sviamenti... storie d'errori!
          Sorretto da un improvvisato puntello
          appena svento un crollo imminente!
          Con ginocchia fatte d'argilla in piedi resto,
          al peso che mi schiaccia e opprime, resisto...
          Riavvolgo il tutto, riannodo lo spago;
          al cuore serro cartoccio di ricordi.
          Il buio emesso dalla notte di un corpo senza luce
          si irradia; riparatrice una speranza non accorre,
          si oppongono le palpebre immobili
          ad altro sogno che non sia menzogna!
          Graffiato a sangue
          da schegge di trascorsi giorni,
          per somma di bruciori perdo i sensi:
          a un torpore ben più profondo
          del sonno assente, più tardi mi darò arreso!
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