Perdermi in un ultimo sogno

"Perdermi in un ultimo sogno
essere un altro e diverso
in una selva smarrito
sfinito venir poi ritrovato;
addotto alla corte del tuo cuore
con inconsuete parole
essere annunciato ambasciatore
in cerca di fidate alleanze
per un nuovo regno ricco d'amore"
Illusione, iridata mia traghettatrice
che additi floreali sponde
è con fantasmagorico immaginare
che mi occupi e in alto mi innalzi
quando a me, triste e solo, ti insiemi.
Si, ieri sconosciuta, non ti ho cercata
propizio, solo un caso ti ha sorteggiata!
Ma ora che assidua frequentatrice
figuri nei sogni e nelle speranze
tempo è di festeggiarti
di strapparmi... strapparti
alla tristezza che scellerata
tanto si avventa sui troppo soli.
Ah se talvolta attacchiamo parola
se un conoscerti di un poco si accresce
tu non sai, forse non congetturi
che allora, Morgana mi affatturi!
Altro tepore scopro e mi invade
se un algore improvviso e segreto
coglie un me strizzato di calore;
sensazioni più sottili di un brivido
mi trapassano quando mi ignori,
senza vie di fughe mi avvilisci
per malaccorti cenni di indifferenza!
Non sottrarre al mio zero essere
la felicità fatta di poco che ti chiedo!
Fammi trasalire, lasciami trasudare:
esaltami con sguardi pregni di gioia;
il frullo d'ali di un'emozione
atterri sul mio volto e lo commuova.
Vieni all'alba nuova padrona
vieni... portami con te schiavo
ma belletta questa vita emaciata!
Qual ubertosa oasi di primizie
con altra flora ti contorni
se, smarrito e tremulo, mappo
le dune della mia deserta vita.
Angelo Michele Cozza
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    Eccola adagio sopraggiungere...

    Eccola adagio sopraggiungere

    oltre le propaggine dell'occaso

    la lenta camminante sera:

    il suo manto cala sul cadente giorno;

    ove non giunge ancor scalpita

    qualche morente scaglia di luce.

    Tra poco verranno le tremule stelle,

    la luna, l'immoto insondabile buio.

    Oltre le cimase, troverà un finestra

    il cuore per una scorreria nel cielo:

    lì, solitario, valicherà fiumi immaginari

    tra valli immerse in arcani silenzi.

    Dal margine di un lembo di infinito

    frugherà il cuore nel luccichio turchino

    alla ricerca di figurati affetti perduti.

    L'armonia silente di celeste sfere

    riporterà l'eco di voci tacitate

    voci più non udite, voci nientificate.

    Eh... molti sono stati i partenti forzati;

    e indietro nessuno è mai tornato!

    Anch'io, pure, dovrò salutare un giorno.

    L'oltrevita, l'assurdo eterno inganno,

    ciascuno se lo inventa come vuole

    e a piacimento lo colloca dove crede

    popolandolo di accreditati fantasmi.

    Ma nessuna allucinazione vissuta

    integro riprodurrà miracolosa

    i lineamenti le fattezze e i visi

    dei vivi da tanto spariti.

    Ah quale fatiscente bolla il vivere:

    un soffio la esplode e nessuno saprà

    mai chi, volubile, quel soffio mortale emise.
    Angelo Michele Cozza
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      Ovunque riparo io scorga...

      Ovunque riparo io scorga e mi rifuggi
      tenace mi riagguanti malinconia!
      Demone scarnificatore del mio cuore
      tu non hai bisogno di seguire
      orme o affidarti ad altri indizi:
      ti basta la scia dei lezzi
      delle mie pene per porre fine
      alla tua ricerca certosina!
      Oh come gelosa sei
      se alle tue narici altra essenza
      giunge dall'anima mia!
      Persuasiva, acerrima
      antica, tu... sempre mi adduci
      nelle tue stanze oscure:
      ai tuoi voleri, stremato cedo
      dopo ammenda di proponimenti
      di svincolarmi dalle braccia tue!
      Non si insorge al tuo giogo
      e ogni appunto segreto
      su cui annotai piani di fuga
      in mille pezzi poi tagliuzzo.
      Come potrei recidere
      il filo che ci congiunge
      risolvere i suoi nodi?
      Tutto sai di me, invisa inseguitrice
      che spossato arreso mi riprendi
      quando un'alta marea mi galleggia;
      senza pietà, tutto poi mi cali
      nella fossa di inumani mostri
      da promessa di lauto pasto attizzati!
      Angelo Michele Cozza
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        Or che a te fisso s’appiglia lo sguardo

        Or che a te fisso s'appiglia lo sguardo
        e altra luce in un alone mi avvolge
        lasciami godere il riverbero del giorno:
        consistenza inutile più non è la nostra
        gagliarda la vita più non si inclina
        di brividi e sospiri l'anima scintilla
        amore che dolce impeto mi trapassi.
        Nel grande vuoto del vivere
        che spalancasti ignara
        qualcosa in fondo ci teneva
        alla fine un mastice ha fatto presa
        se risgorgata gioia zampilla e si disvela
        fluisce e in spuma breve non si dilegua.
        Te lo incisi su una pietra come potei
        un lontano giorno che ti amavo
        ma tu smemorata lo scordasti
        come il sogno fatto nella notte
        di cui al mattino non si ha più traccia;
        lo avessi ricordato in un flash di memoria
        non ci saremmo avventati contro
        ma tutto è bene quel che finisce bene:
        altro è il tempo e rimediato ha il destino
        che ha ricucito a filo doppio le nostre vite.
        Minuto ricordino è l'affanno di rincorrerti
        che svanisce all'accorrere dei tuoi baci;
        oggi al ritmo dei passi del mio cuore batte il tuo
        tenendoci per mano quando passiamo per le vie.
        Angelo Michele Cozza
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          Oh mia primavera!

          Dimmi lampeggio di pupilla bruna
          da dove oggi giunge la brezza sottile
          che amorevole il cuore accarezza
          e come scosso ramo lo fa tremare?
          Congedatosi l'uggioso inverno,
          con nuovi tratteggi e sfumature
          di verde si va ridisegnando la vita
          con alacre passo riprende vigore.
          Altra cromìa di filigranate sensazioni
          ravvivano l'errare dello sguardo rapito
          or che animula attonita svaga
          tra madreperlacei colori!
          Oggi non iroso spumeggia il mare,
          brilla il verdello tra prosperi pomari,
          dilaga e ondeggia, tra incolti campi,
          il rosso dei papaveri
          pacati parlottano gli esili rivi dei botri
          Oh precoci annunci di primavera
          riscossa della povertà della terra
          che ubertosa si arricchisce di fiori;
          emozioni che accestite e rinverdite
          rose e gerani alle finestre del cuore
          spalancato, da cui lungimirante
          una speranza ben salda festeggia
          un divenire di pensieri con occhi
          intrisi d'amore e di illusioni!
          Riprendimi solare tepore,
          dilata i miei atri di dolcezza,
          innalzami fino alla bellezza pura
          tra fermenti di luce e di chiarori;
          circondato da riverberi e coriandoli di sole
          trepido e irraggiato, dello sbocciare
          di un nontiscordardimé fammi testimone:
          addolcito dall'evento, poi lo raccolga
          e sopra come suggello regale vi imprima
          l'impronta di un casto bacio augurale
          prima che in dono, lo offra al mio amore!
          Ah questo apprendere dal viver non vano
          senza fine per me vecchio scolaro svogliato!
          Angelo Michele Cozza
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