Verrà il giorno dopo la notte

Verrà il giorno dopo la notte
e io non so se sarò qui o là
se su un bigio muro scorrerà
domani ancora la mia ombra
all'allungo dell'arco del sole.
Non so più nulla di me
del mio cuore e della vita
e tendo a indovinare
se di essi mi chiedono;
sulla porta delle attese
più non c'è più nessuno
che chieda di entrare
e non so per quale ragione
ne tanto arrossisco o apro bocca
se una donna incontro e mi parla.
Resto il bersaglio fisso
per una nera arciera
che se non arma l'arco
o sbaglia mira domani
mi lascerà oculare testimone
di me stesso, spettatore
del dissolversi in aria
di un guscio di soffione,
di gente che gira in tondo
a speranze e illusioni.
Come oggi come ieri
al monotono rullio delle ore.
Chi mescola le carte
e rifà destini è assente
pure l'oroscopo manca
e io non so più nulla
né della luce né del buio.
Oltre i paletti i recinti e le nubi
portami via con te vento
or che come piume son caduti i sogni
stappata è la vela e franti sono i remi...
Di essere durare e amare
svampato il desiderio nulla più
di umano si inventa la vita:
la baldracca stanca e impallidita!
Risucchiami ora vento tra le tue trombe
smembra i miei atomi e sia polvere:
a che serve restare fino al tramonto
e poi attendere il sogghigno delle ombre.
Angelo Michele Cozza
Vota la poesia: Commenta

    Splende stasera la fulgida luna

    Splende stasera la fulgida luna
    in un cielo brillante di stelle
    un niveo cerchio disegna sul mare
    dei variegati oleandri risalta le tinte
    in mostra tra i bordi recintati dei viali:
    nel chiarore, in silenzio, vado.
    Sbucato dal nulla, un cane fulvo
    girovago solo mi accompagna
    non parla ma di istinto intende
    la solitudine e il lutto del mio sguardo.
    Ne sono passate di lune argentate
    da che mi desti un ultimo bacio
    lontana donna dei miei sospiri:
    inverno poi primavera e io solo
    privo di significato, senza di te
    andante fiacco tra andane di ricordi.
    Non posso inchinarmi al nulla
    che vuoi lasciarmi prediletta:
    le farfalle le fole e l'amore
    senza una meta non si librano,
    nessun alato può spiccare voli
    sfiorare la veste dell'arcobaleno
    o atterrare tra gli odori di una corte.
    Se impallinato fu dalla rosa
    di uno schioppo o ingabbiato.
    Oh pur se tu venissi in autunno
    non sentirei l'inferno di quest'estate,
    l'afa opprimente della tua assenza
    si farebbe oggi dolce tepore di attesa
    refrigerio il sentore di ritrovarti.
    E come al ritorno di marea
    o piena che straripi dopo secche,
    un onda tremore tornerebbe
    al riflusso di un passo familiare
    che si avvicini con sorrisi e sospiri!
    Se sogno o presagio sia quel passo
    non dico e non so ma è tutto quello
    che nell'effondersi di una mancanza
    innamorato ancora chiamo speranza.
    Angelo Michele Cozza
    Vota la poesia: Commenta

      Non seguire il pendio, fermati

      Non seguire il pendio, fermati
      ritorna indietro: ti stupirà ancora la vita!
      Voltati, allontanati dall'ingiallire del fogliame
      e dal suo ultimo cadere alle prime brine.
      Un pulviscolo di sole, un favillar d'astro
      un nuvola in alto che l'ombra
      improvvisa ci dice che passa
      la voce di una folata che si leva
      e squarcia il silenzio che ricade
      quando essa cessa e tutto tace
      un volto lieto, una ridente pupilla
      un riso occasionale tra quelli che parlano
      una mescolanza di illusioni e di speranze
      ancora possono affrescare
      le pareti del cuore e dare un'emozione.
      Per la china di morte volontà d'essere
      passano solo diligenze per il vuoto
      e tanti sono i macigni astratti
      di un cielo senza senso sul cammino
      di chi vi transita dal nulla sottomesso.
      Simula altro viaggio e abbandona la china:
      opposto cammino sia il tuo
      ancor tutto non evapori tra esalar di respiri
      volontà di tutto ciò che è vita.
      È solo nel frinire, pur se stride,
      che vive la cicala,
      per espandere la sua essenza
      solo sboccia una rosa:
      i morti son sepolti, le perdite perdute
      pur su una sgangherata zattera
      al naufrago nella canicola o nella burrasca
      possono comparire altre lontananze.
      Angelo Michele Cozza
      Vota la poesia: Commenta

        Devo tramortirlo e imbalsamarlo quest'amore

        Devo tramortirlo e imbalsamarlo
        quest'amore che scalpita e vola
        raschiare alle radici il dediderio
        di te che dentro il cuore fiorisce
        bruciare le pagine su cui è annotata
        la cronaca di un accaduto convissuto?
        Ti sentirai libera dopo
        al vertice di un crepuscolo?
        Libera di che? Di non amare?
        Che contrapporrai a sogghigni di tristezza
        al mortorio corteo di solitudini,
        quale tepore umano ti sorreggerà
        ragionando con vecchie e nuove malinconie!
        Son gelide e magre labbra non baciate
        insostenibili le conversazioni col vuoto
        squartanti i suoi morsi voraci
        rapidi i declini improvvisi di illusioni.
        Non torcere e spezzare il neonato sogno
        balbettante non sapeva ancora esprimersi
        ma fu scritto, venendo al mondo,
        che fummo fatti per amare
        e non viandanti tra la folla della vita
        a cui nessuno bada nel viale degli anni.
        Senza luce la paura del nulla regna
        i primi singulti avvia e serra il petto;
        tutto soffocato, al buio pesante
        più nulla si dibatte, durature assenze
        instillano intollerabili presenze.
        Riprenda ancora la tua vita uno sguardo
        di un sentimento si faccia serva e padrona
        non si ingrigi scialbata d'amore
        e invecchiata funghisca nel rimpianto
        di un languido: "perché così non fu?".
        Se qualcosa di me in te affonda
        se non demone incarnato io sono
        e non ho mirato e impallinato le tue ali
        abbandonati al primitivo sogno
        e sia quel che sia domani;
        una croce in segno di assenso
        il tuo cuore analfabeta apponga
        in calce ad un compromesso d'amore!
        Un atteso e nuovo ritrovarsi
        in un reminiscente slancio d'anima
        ci dica: siamo ancora in vita
        una presenza fidata ci accompagna
        e la sua voce ci riscalda il cuore.
        Angelo Michele Cozza
        Vota la poesia: Commenta

          Si, di me non hai ancora un volto

          Si, di me non hai ancora un volto
          ma solo una voce e un po' di tepore
          per modellare l'incorporea mia forma
          eppure ad ogni riascoltarci nitida
          par che ritorni un'infantile gioia
          possiamo respirare tra le stelle
          andando per il giorno, pur lontani,
          abbondanza e succo di primizie
          rinvenire tra i solchi dei nostri pensieri.
          Non ne voglio, non ne posso
          perdere neppure una goccia
          troppo prezioso è per la vita
          affetta da strozzarsi di secchezze;
          per te e per me voglio sognare
          ripensare al sole, cercare perle;
          finita la mia sosta sul sentiero
          deserto di presenze vive
          compagno proseguire insieme
          e intonare all'arpeggio che vibra in noi
          una nuova canzone di emozioni.
          Avventizia non sia quest'epoca di ali:
          un volo d'api non reclini, un sorriso
          esploda sempre in dolcezze
          in questa luce che rilascia luminanze
          e allontana le tenebre di ieri.
          Su, intendi questi spiriti che parlano
          di albe future, di preannunci
          di frescure di altri mattini
          di presenze di palpiti e tremori
          di sciami di sorti trasalimenti:
          acerbo e odioso un passato
          sia solo il pattume di un ricordo
          seppellito nella discarica del dolore!
          Schiudi le tue labbra serrate
          respira questa nuova stagione
          che tra la nostra meraviglia
          incede e odora di fiori
          scongiurato domani sia
          un saluto distacco tra di noi.
          Se acrobata cammino sul filo teso
          tra il principio e la fine
          tienimi in equilibrio sicuro
          bilanciami con l'asta del tuo cuore
          e parlami perché io non veda
          gli aguzzi speroni che stanno
          nel sottofondo aspro della vita:
          ci risposi l'amore di essere e sentire
          e altro suono nuziale ci commuova
          al correre della sabbia nella clessidra.
          Angelo Michele Cozza
          Vota la poesia: Commenta
            Questo sito contribuisce alla audience di