Fotogrammi

Malinconia e languori
di arpe e viole morenti
viali tappezzati di brune fronde
nebbie cadenti e alberi spogli
sgomenti di solitudine e sparizioni
gemiti e trapassi silenti
muto segue lo sguardo dell'essere
da questa postazione in disfacimento.
Logora e commette inclemente
i suoi crimini il tempo
rottami fra schiume i ricordi
di giorni lieti fugaci passati.
Non fuggiremo mai più dal gorgo:
nei fumi e nei sogni dissolti
riassunta tutta è la vita;
cenere è oggi il fuoco che ci arse
spennate e spezzate le ali dorate.
Chi più ci abiterà
se nessun polline
giunge sul cuore e la gramigna
colonizza le nostre zolle
che fiorirà se tutto rabbrividisce
e solo una primavera ci fu data!
Nulla più ci ubriaca
scomparso è ogni prurito ideale
l'asfissia è completa
trascinato dal volano degli anni
stride e cigola un corpo
sull'autostrada a senso unico
dei giorni e delle notti.
Angelo Michele Cozza
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    Me ne voglio andare in riva a un fiume

    Me ne voglio andare in riva a un fiume
    trovare una pozza, in un suo gorgo
    annegare il cuore e la vita
    trafitto dalle ire di un vento diaccio
    oltre le nebbie e le cime
    un'ultima volta puntare
    la falarica dello sguardo al vano immortale
    poi ancora sputare su ricordi e amore
    deturpare in eterno figure e visi...
    Me ne voglio andare in riva a un fiume
    come fronda arsa tombare nell'acqua
    sentire il risucchio prossimo del mare
    l'inutilità della luce e del sole
    restituire allo spazio e al tempo
    informi una vita che non chiesi.
    Quanta e quale viltà necessita
    per chiudere la rappresentazione
    annichilirsi dietro al sipario
    e confondersi col suo buio!
    Angelo Michele Cozza
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      Spiriti dell'aria, musichi e danzatori

      Spiriti dell'aria, musichi
      e danzatori, portatemi con voi
      nell'oltre cielo che risorge.
      Malato e svampato son di vita!
      Voi sapete di me, del mio cuore
      conoscete la storia dei miei anni
      l'autodafè del mio destino.
      Reo d'amore e di bene.
      Sono nella cella senza grate
      miasmi respiro e vivo
      tra le inclemenze del tempo.
      Orsù non lasciatemi ancorato
      nella rada del dolore
      tinte di pena son le vedute
      intorno, scurito è l'affresco
      di albe e di tramonti,
      dai giorni niuna luce brilla
      da un buio folto e ispessito.
      A che il respiro senza luce
      i colloqui con la mia ombra
      il polverio e il vocio dei ricordi
      or dolci o funerei e amari
      che si affoltano nella bufera?
      Non udite l'eco dei miei singulti
      tra valli e dirupi, le urla
      che s'alzano dalle latebre
      dell'anima mia nell'ora alta?
      Oh labbri eterei sussurrate
      il vostro invito mi giunga
      da un varco io spicchi un volo
      uno svolìo mi esponga alla luce
      un fremere di vita rifiorisca
      una esistenza che languisce;
      su un domani lieto ricada
      il mio sguardo: ancor sfrecci
      prima che rintombi su una croce.
      Angelo Michele Cozza
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        Or tu lo vedi anima mia

        Or tu lo vedi anima mia
        come veloci si schiudono
        e avvizziscono tra rovi
        i petali della vita
        come flutto alla riva
        va e viene il respiro
        come fra il tutto e il niente
        faccia spola la morte.
        Tu sai cosa è
        che si insinua
        tra la carne e le costole
        e si fa strada
        fino al cuore
        ed è più forte del dolore
        che sonda il vuoto del nulla!
        Su, vieni alla sagra
        del bene e della luce
        adornati e adduci il cuore
        non fingerti stanca
        esulta danza e canta:
        il biglietto di ingresso
        non è poi così caro
        costa solo un volo d'ali
        e pur senza domani
        ci allumerà un chiarore.
        Accompagnatrice del corpo
        batti le tue piume nell'aria
        eterea allietati e vibra d'amore
        discendi nell'essenza
        delle cose e vivi
        squarta brune e silenzi
        caricati di sorrisi e di sole!
        Pure la cicala all'imbrunire,
        sai, tra le erbe secche canta.
        Angelo Michele Cozza
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          Dov'è l'acqua chiara

          Dov'è l'acqua chiara che vidi passare
          sotto il silenzio del placido cielo
          i sogni che ebbi nelle notti felici
          l'amore che baci e carezze promise!
          Tutto vanisce nell'intervallo
          fra me e me, fugge il tempo
          affonda passati anni vissuti l'oblio
          si allungano ragne e fuliggine.
          Oh sabbia fine
          che scorri nella clessidra
          un me finito si consuma
          tra scorci di albe e di tramonti!
          Passo, vivo e sparirò
          senza aver visto tutto
          seguo il fiume della vita,
          come chiunque altro immerso
          mi adatto a sopravvivere
          anticipa la sonda dello sguardo
          acuto la mia penombra
          e nulla posso fare
          per interrompere il niente incipiente
          che vedo nel suo candore annerito.
          Senza luce nella luce, sub umbra,
          mi accorgo ancora di me
          tra straniamenti mi distendo
          addormentandomi vecchio e ansante
          nella mia ignoranza di sempre.
          Angelo Michele Cozza
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