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Ero sulla soglia dell'età verde

Ero sulla soglia dell'età verde
quando una sera ti vidi passare
e seguii la tua ombra fino ad un portone
serbando per giorni nella mente un viso
viso vagheggiato e tinteggiato da un albore
che spunta solo quando il cuore sogna
e al mattino ricorda intatto il suo dire.
Fu un inseguire furtivo e segreto
che tallonava una femminea figura
un affacciarmi continuo nella serra
ove cresceva prospero il tuo germoglio.

Trascorse del tempo, non so quanto
prima che ti rivolgessi la parola
e una vampa rosea abbagliasse i nostri occhi.
Eri leggiadra, le tue unghie avevano il colore della rosa
scarlatta, dardi scoccavi e infiacchivi il mio coraggio
che a te mi avvicinava con passi intimoriti.
Si accorciava poi la dolce lontananza
petali spuntavano dal grembo del sogno
il tuo respiro accelerato e ansante come il mio
rompeva il silenzio e dava fiato a parole mai udite.
Oh rosa come profumavi di soave e di speranza!

Ancella in divenire quali mondi spalancavi
come mi soggiogava la tua onda di tenerezza
in una avventurosa incertezza e illusione mi cullava
quante girandole multicolore esplodevano intorno:
era stagione di fiori e tu l'aura grazia dell'amore!
Cessati i preludi e tutti lontani
alitammo felici tra divini riflessi di luce
e vagammo tra le stelle nei pelaghi del cielo.
Perché precipitoso poi vanì
il nostro sogno tra i gorghi della sorte!
Dove sei ora, sarai viva, sarai sepolta?

Te cercando va cuore immiserito di porta in porta
te rincorro nelle tenebre infinite colomba bianca!
Se cielo fiume mare monte o orizzonte affisso
nella triste ora te va cantando il cuore illanguidito
memore amore di mia prima giovinezza!
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    Sequestrami vento e portami via

    Si è alzato chissà dove
    un vento stasera, sbuffa
    e fa udire inquieto la sua voce:
    spasimano le poche foglie su rami
    dondolano ombre e luci su viali
    carte turbinano in erme strade;
    passa, passò prima, passera dopo
    così come pensiero per la mente.

    Che è vento questo risuonar
    interior lieve lento o acuto
    di nostalgie e memorie?
    Oh tu orchestral strumento
    che il mio silenzio fendi
    e vele ideali enfi
    sei di ponente o di scirocco?

    Come orienterai la mezzana
    sulla cui tela è ricamato
    in un cuore in nome del mio amore?
    Su sirti gibbose o al largo
    mi spingeranno i tuoi soffi
    mi risparmierà la tempesta
    che attacca il regno dei ricordi?

    Oh dimmi, come fai tu inconsistente
    ad avere tanta forza
    e optare per tante direzioni?
    Sussurro leno o urlante sibilo
    che accarezzi o scompigli
    animator di chiome veli e vessilli
    al tuo ritmo batte il mio petto
    se dimentica il passo delle parche
    che mute incedono funeste
    per condurmi all'abisso.

    Sequestrami o vento che passi
    prendimi nel tuo viaggio
    più non sbadigli al mio destino
    se ancor a solitudini cedo
    o nei loro gorghi affondo:
    una folata mi strappi
    all'istante in cui languori
    e un corpo senza vita sento!
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      Ì ve sento penziere mieje

      Ncielo s'è spase nu lenzuolo niro
      chiòve primma nu poco po' assaje
      'a stanza s'è fatta scura 'e gelata.

      I' ve sento penziere mieje
      ca nun parlate, diciteme: addò iate?
      Ah sta pucundrìa ca vene a 'ncuità
      ca saglie stregne e affoca!

      Miette vela e iammo luntano core
      scappammo primma ca cchiù s'accoste
      e st'ànema ca tutto sente struje.

      Addà passà st'ombra, addà passà
      s'addà sbruglià stu velo niro!
      Vattènne, vattènne aria d'autunno
      nun te sta cu me abbracciata!
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        Amore che con cuore e fiore rimi

        Amore che con cuore e fiore rimi
        nel corteggiarti la vita consumai
        slancio tenero del sogno audace
        la mia forza indomita eri
        poi le tue promesse disciolte
        nel nulla e il mio andar solo!
        Dimmi, in che sbagliai
        se vano dappertutto ti cercai?
        Un errore, un altro e poi ancora
        oh me asino insistente e cocciuto
        che dietro nuvole farneticando
        con te lunghi discorsi allacciava
        per reggere con ragione una vita
        pesante di angosce e di tristezze!
        Paradiso, purgatorio o inferno
        pur tu a bada tenevi pensieri neri
        quando una speranza si allentava.
        Premio mai ricevuto, boccio acerbo
        o mai spuntato dalla pietra
        lava raffreddata, bugia ripetuta
        sbatter d'ali impallinato!
        Oh domino che cuori padroneggi
        quanto ben poco mi sorridesti;
        raggio di luce non fendesti
        la muraglia di nebbie e a voce alta
        non potei gridare: - Sta arrivando
        mi acceca e per me splende amore! -
        Zitte cornacchie cianciose
        la morte è qui vicina, zitte
        io vivo appena e non per sempre.
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          Teatrante faceto e serioso

          Teatrante faceto e serioso
          su sveglia! Poltrone andiamo
          il palcoscenico del giorno
          è già pronto e allestito da ore
          il ruolo e la parte la conosciamo
          oltre la platea e il coro, sulla pedana
          comparse reciteremo il tiritera
          tra luci e ombre, fischi e battimani.
          Sei stanco del palco? Ma dai!
          Non puoi ritirarti o eclissarti
          se non si chiude il sipario
          e violare le regole del contratto
          che stipulasti col regista
          all'inizio della messinscena!
          Nella trama della commedia
          apparire, è la tua missione
          illuderti di essere, il tuo alimento
          domandare e non sapere, la tua pena
          amare utopie e amori, il tuo sogno!
          Respira le tue sceniche polveri
          tra la vigile gente di teatro
          e variegate illuminazioni filtrate
          e ricorda che sulla locandina
          pure in fondo e minuscolo
          a volte figura inaspettato il tuo nome.
          Daì! La tournée è quasi alla fine.
          Comica assurda tragica o grottesca
          non puoi rifiutare la tua parte.
          E se dimentichi battute?
          Tranquillizzati: c'è sempre un suggeritore!
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