Se l'idrovora non svuota la sentina

Un sole tiepido da fori di nubi emerge
lieve uno spirar le scardina silente
oltre piccole bave e rughe
remote scie solcano l'azzurro glauco
dal fronte di frangiflutti semi sommersi
gabbiani reali atterrano o decollano.

In un meriggio al termine
immoto sulla riva il cuore elabora
lungo un orizzonte torbido
che non ha segni chiari
aspetta il pescatore che a una lenza
un pesce abbocchi prima o poi.

S'abbruna a poco a poco l'aria
il cielo a mesto poi muta colore
una moltitudine di pensieri salpa
disegna spirali e cerchi concentrici
a istanti di tristezza si cerca scampo
mentre crolla su memorie il ricordo.

Dov'è lo svincolo che evita
una strada che non ha uscite
e rimette in viaggio l'anima confusa
la forza che sospinge l'uomo avvilito
fuori del recinto chiuso
dove stanno croci di eventi seppelliti?

Domani ancora più ingorghi di disaggio
più strapiombi deserti e inciampi
altri fili si sfilacceranno dalla trama
solchi più profondi scaverà l'aratro tempo
che col coltro taglia e col versoio rovescia
lungo il versante della vita che scoscende.

Affonderemo quanto prima se l'idrovora non svuota
la sentina che per stillicidio di tristezze si riempie!
Angelo Michele Cozza
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    Ero sulla soglia dell'età verde

    Ero sulla soglia dell'età verde
    quando una sera ti vidi passare
    e seguii la tua ombra fino ad un portone
    serbando per giorni nella mente un viso
    viso vagheggiato e tinteggiato da un albore
    che spunta solo quando il cuore sogna
    e al mattino ricorda intatto il suo dire.
    Fu un inseguire furtivo e segreto
    che tallonava una femminea figura
    un affacciarmi continuo nella serra
    ove cresceva prospero il tuo germoglio.

    Trascorse del tempo, non so quanto
    prima che ti rivolgessi la parola
    e una vampa rosea abbagliasse i nostri occhi.
    Eri leggiadra, le tue unghie avevano il colore della rosa
    scarlatta, dardi scoccavi e infiacchivi il mio coraggio
    che a te mi avvicinava con passi intimoriti.
    Si accorciava poi la dolce lontananza
    petali spuntavano dal grembo del sogno
    il tuo respiro accelerato e ansante come il mio
    rompeva il silenzio e dava fiato a parole mai udite.
    Oh rosa come profumavi di soave e di speranza!

    Ancella in divenire quali mondi spalancavi
    come mi soggiogava la tua onda di tenerezza
    in una avventurosa incertezza e illusione mi cullava
    quante girandole multicolore esplodevano intorno:
    era stagione di fiori e tu l'aura grazia dell'amore!
    Cessati i preludi e tutti lontani
    alitammo felici tra divini riflessi di luce
    e vagammo tra le stelle nei pelaghi del cielo.
    Perché precipitoso poi vanì
    il nostro sogno tra i gorghi della sorte!
    Dove sei ora, sarai viva, sarai sepolta?

    Te cercando va cuore immiserito di porta in porta
    te rincorro nelle tenebre infinite colomba bianca!
    Se cielo fiume mare monte o orizzonte affisso
    nella triste ora te va cantando il cuore illanguidito
    memore amore di mia prima giovinezza!
    Angelo Michele Cozza
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      Sequestrami vento e portami via

      Si è alzato chissà dove
      un vento stasera, sbuffa
      e fa udire inquieto la sua voce:
      spasimano le poche foglie su rami
      dondolano ombre e luci su viali
      carte turbinano in erme strade;
      passa, passò prima, passera dopo
      così come pensiero per la mente.

      Che è vento questo risuonar
      interior lieve lento o acuto
      di nostalgie e memorie?
      Oh tu orchestral strumento
      che il mio silenzio fendi
      e vele ideali enfi
      sei di ponente o di scirocco?

      Come orienterai la mezzana
      sulla cui tela è ricamato
      in un cuore in nome del mio amore?
      Su sirti gibbose o al largo
      mi spingeranno i tuoi soffi
      mi risparmierà la tempesta
      che attacca il regno dei ricordi?

      Oh dimmi, come fai tu inconsistente
      ad avere tanta forza
      e optare per tante direzioni?
      Sussurro leno o urlante sibilo
      che accarezzi o scompigli
      animator di chiome veli e vessilli
      al tuo ritmo batte il mio petto
      se dimentica il passo delle parche
      che mute incedono funeste
      per condurmi all'abisso.

      Sequestrami o vento che passi
      prendimi nel tuo viaggio
      più non sbadigli al mio destino
      se ancor a solitudini cedo
      o nei loro gorghi affondo:
      una folata mi strappi
      all'istante in cui languori
      e un corpo senza vita sento!
      Angelo Michele Cozza
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        Ì ve sento penziere mieje

        Ncielo s'è spase nu lenzuolo niro
        chiòve primma nu poco po' assaje
        'a stanza s'è fatta scura 'e gelata.

        I' ve sento penziere mieje
        ca nun parlate, diciteme: addò iate?
        Ah sta pucundrìa ca vene a 'ncuità
        ca saglie stregne e affoca!

        Miette vela e iammo luntano core
        scappammo primma ca cchiù s'accoste
        e st'ànema ca tutto sente struje.

        Addà passà st'ombra, addà passà
        s'addà sbruglià stu velo niro!
        Vattènne, vattènne aria d'autunno
        nun te sta cu me abbracciata!
        Angelo Michele Cozza
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          Amore che con cuore e fiore rimi

          Amore che con cuore e fiore rimi
          nel corteggiarti la vita consumai
          slancio tenero del sogno audace
          la mia forza indomita eri
          poi le tue promesse disciolte
          nel nulla e il mio andar solo!
          Dimmi, in che sbagliai
          se vano dappertutto ti cercai?
          Un errore, un altro e poi ancora
          oh me asino insistente e cocciuto
          che dietro nuvole farneticando
          con te lunghi discorsi allacciava
          per reggere con ragione una vita
          pesante di angosce e di tristezze!
          Paradiso, purgatorio o inferno
          pur tu a bada tenevi pensieri neri
          quando una speranza si allentava.
          Premio mai ricevuto, boccio acerbo
          o mai spuntato dalla pietra
          lava raffreddata, bugia ripetuta
          sbatter d'ali impallinato!
          Oh domino che cuori padroneggi
          quanto ben poco mi sorridesti;
          raggio di luce non fendesti
          la muraglia di nebbie e a voce alta
          non potei gridare: - Sta arrivando
          mi acceca e per me splende amore! -
          Zitte cornacchie cianciose
          la morte è qui vicina, zitte
          io vivo appena e non per sempre.
          Angelo Michele Cozza
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