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La nebbia di notte

Fermati, dice la nebbia:
"mangiami e dissetati"
e mentre lo dice si sfoga,
così si giova
di nascondere il fuoco delle case.

E, come un fredda cataratta,
induci a giocare a nascondino,
sei ormai nel circolo sanguigno,
già in sorte alla natura
che incompleta ti prende.

Spericolati ragazzi, a te si mischiano,
nella città di cupole intorpidite;
luce t'addensa e le bagnate vie
di sferiche pietre antiche,
ai silenziosi laghi conducono.

E gli animali ammutoliscono
e nel contempo, un altro tempo nasce,
Un fascino nello sfoggiar mistero;
fra terra e cielo si sfoca la luna,
che contempla sovrana
la magica Valle Padana.
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    Colori da bere

    Non ditemi che i bei colori
    sono dell'estate,
    adesso tremo di freddo,
    ma i rossi frutti del melograno
    sono stigme di sangue!

    Per non parlare della melarancia,
    quando lo bevo
    mi rende dolce come l'amore;
    la cesta è piena di profumo
    l'infilo con chiodi di garofano:
    "oh, delizioso pomander"! .

    Arancia mania l'anima mia
    s'indora e riaffiora alla mente,
    la pulsione della notte;
    così io bevo l'inverno
    e sul viso e fra le mani mi passo,
    il succo odoroso di melarancia.
    Composta sabato 13 dicembre 2003
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      La ruggine

      Cardini rotti arrugginiti,
      come le foglie ultime sui rami
      concime per la terra, ancora vive,
      esalerà domani.

      E sta la porta divelta
      presa per ardere,
      e fuoco che fatica a vivacizzar la sera,
      muri di penombra d'edera.

      Nel mezzo, un suono strano;
      un sasso battuto con la mano
      sgrana una scintilla.

      Stento a vedere gli occhi della notte,
      m'appoggio coi piedi e
      indago sul cotto esagonale.

      Penso al fiore rosso e al verde ramo:
      nell'aria fumo di camino,
      nell'umido sentir m'incastro.
      Composta giovedì 22 giugno 2006
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