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Il lucignolo

Esausta, corro incontro alla sera,
anche la nube nera soccombe;
al rientro mi sento anima nel grembo materno.

Non apro bocca, ho voglia del mio silenzio,
un fruscio s'apre nel veloce spoglio;
cedo all'acqua e già si debella la stanchezza.

Nella stanza la debole luce della luna,
l'osservo pare vetro smerigliato;
lascio aperta la finestra e accendo una candela,
comincio a mirar la fiamma in estasi di fuoco.

Man mano, il lucignolo s'allunga,
pare animato da un voler supremo;
galleggia nel suo limpido calor disciolto
abbandonando la vita di nero filo ritorto.
Composta nel aprile 2010
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    Aprile

    In perlustrazione mi conduco,
    nel lucente piumaggio colorato,
    s'incentra nel fiore la castità dell'ape;
    la nuvola bassa si concentra, e, s'avventa la pioggia d'improvviso.

    Brancola l'uccello, prima di trovar riparo,
    s'adopera invano il raggio del sole,
    s'inchina annodandosi il salice,
    la calligrafia di un lampo,
    semidistrutto il campo.

    Sto guardando un posto spettrale,
    una comunicazione dentro un corridoio,
    schivo pozzanghere e, s'apre un cancello primordiale.

    Spruzza anche l'anima, tanto aprile impazza,
    normale è l'annusare l'aria,
    impossibile non sentirne il gusto,
    mentre la terra dura si scoagula.
    Composta nel aprile 2010
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