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Il grecale

In certi pomeriggi d'aprile solevo andare,
fra intagli di rocce scure e battute come il ferro,
e fiori rupestri inaccessibili che mi sfidavano, mossi dal grecale.

Voli lontani e viottoli dove perdersi per gioco,
verso l'ignoto che il monte col suo respiro ingoiava.
Camminavo e calciavo ciottoli un po' a destra, un po' a manca e, scavalcando sterpi di serpi,
l'anima schiava, liberavo.

Guardavo dall'alto una valle di radici sommerse.
Composta nel aprile 2000
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    Le margherite

    Ci sono giorni corti e scorciatoie di cieli sereni,
    altri, enormi come montagne di segaline risorse,
    prati persi di vista e per caso ritrovati; insenature,
    che paiono fatte apposta per nasconderci un segreto.

    La luce va e viene e porta a casaccio i colori,
    a volte snervati, altre con nervature perfette.
    Pulite sono le ombre del sole e cariche di sole si perdono; si nascondono in sentieri bianchi,
    dove fanciulli scalpitano e velocemente s'allontanano.

    Poco distante, un praticello punteggiato di margherite,
    appare la tua figura e con te, la rutilante atmosfera di un dipinto astratto.
    In alto, un gruppuscolo di api operaie segue la regina,
    nel suo volo nuziale.

    I nostri passi nell'erba.
    L'aria trascina sul tuo naso una farfalla; sorrido e ammiro le tue pallide smorfie.

    Ho fra le mani il mondo e siamo a tu per tu con le margherite.
    Composta venerdì 28 aprile 2000
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