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Anna V.F.

Sei troppo pallida Anna, sciupata,
com'è sciupato il fiore dopo la tempesta,
le mani strette al cellulare, tremano.

Piangi sommessamente,
occhi di brillante nero,
pettine di dita passi nei capelli,
e fra le labbra un muto-suono,
par sorseggiar il sole dietro la persiana.

Gl'incensi s'innestano nell'aria,
in geroglifici di danze indiane,
il profumo ramifica nel tuo corpo
s'inoltra nel sentiero,
e quasi di botto ti colleghi con Morfeo.

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    La scampagnata

    Se rompe il tempo niente scampagnata,
    niente raccolta dei funghi:
    nel bosco, lasciamoci Pan,
    con la sua siringa stretta in mano,
    dietro ad una quercia a sonar,
    con quanto fiato ha in gola.

    Lasciamolo a provocar panico,
    a un'algida ninfa che fuggirà,
    imbattendosi in gruppi di "soldati"
    inermi e smarriti, ai quali,
    apriremo le porte dei nostri granai.
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      Vivere

      Quando il mio vivere,
      aveva la giovinezza in pugno,
      l'ingenuità negli occhi e nei pensieri:
      odoravo di pane, ma non avevo fame
      e m'allontanavo.

      Nel calore del sole sorsi più volte,
      con mani e pelle dorata
      e tanta meraviglia inanimata.

      T'immaginavo difronte al mare, a sostare:
      m'attendevi, coi piedi nervosi nella sabbia.
      T'immaginavo semplicemente ed ero lì con te.
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        Il silenzio

        Silenzio, mi sento da te attratta,
        mi conforto nel tuo profondo
        e dell'incanto delle piccole cose:
        la formica col suo fardello vedo sparire,
        mi perdo nel silenzio che sa di tanti suoni in uno.

        Passa il vento che sordo s'allontana
        e la parola rimane dentro intatta,
        come grandine che colpisce senza scalfire,
        un angolo nascosto e provvisorio,
        un'energia mossa dai misteri.

        Anche nei pertugi entra l'infinito:
        ansimo, perché il mio pensiero è indomabile,
        vorrei sapere come prenderlo per mano
        e, magari parlarci piano, piano,
        come a un buon amico.
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