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Le migliori poesie di Angela Mori

Poetessa e scrittrice, nato a CATANIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: ANGELIKA MORI

La passione di cappucetto rosso

La passione di cappuccetto rosso.
L'ho voluto io quest'incubo,
cercandoti tra i fitti tralci di un bosco,
intrecciati e umidi di bruma
nel tetro della notte.
Li ho voluti io quei graffi sulla pelle,
con spine di cupe rose
e foglie putride e ingiallite,
sotto la vecchia faccia della signora in cielo,
che spiava gelosa ogni respiro.
Ho corso a lungo,
seguendo il tuo ululato,
Forte da graffiar l'udito...
Ho voluto togliermi di dosso
la seta di un rosso mantello,
sporcar di rossetto la tua bocca,
lambire cosi l inferno,
farmi posseder dal vento
che bruciava dentro te.
Ho cercato e voluto
i tuoi palmi forti su di me,
Il tuo sapore d odio e rabbia,
ho voluto sdraiarmi su pozze di fango,
contaminare il mio corpo con il tuo
ho voluto amarti in nemesi di gioia,
in quella notte di smania e trasgressione,
tra le creature che popolano gli incubi,
con te che corrodi il mio cuore
e ti nutri del mio dolore.
Composta venerdì 26 luglio 2013
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Aspetterei te

    Se solo mi dicessi "aspettami"
    mi fermerei qui
    nei meandri delle mie memorie,
    colorate d'azzurro
    alla tua presenza
    circondate d'oscura foschia
    del mio passato.
    Aspetterei qui,
    distesa sulla terra calda
    dove camminavamo insieme,
    a respirare l'aria
    che ha ancora il tuo sapore
    a contemplare l'immenso cielo
    senza bisogno di sapere
    se è giorno o sera
    se piove o c è sole.
    Io ti aspetterei
    da oggi fino a domani
    e per sempre
    io ti aspetterei.
    Composta sabato 19 settembre 2015
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Notte con lui

      La notte gli cade addosso,
      ombrosa e screziata d'argento;
      soave il suo sonno cela,
      pensieri non reali
      che statici nei sogni sostano.
      Dischiuse vermiglie labbra
      fiato che sa d'arsura ancora,
      consumato come il giorno trascorso
      sul mio corpo.
      Ridestarlo con un bacio vorrei,
      sotto il candore della luna
      che illumina il suo magnifico volto,
      mentre il vento d'autunno
      echeggia alla finestra,
      come un perseverante canto
      che tiene sveglia la mia brama.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        A te che amo tacendo

        Ti amo perché sai piangere,
        Dentro e fuori di te,
        Perché sei un sogno
        Che non muore all'alba
        E un pensiero che non si scalda
        Solo a meridione.
        Sei un inquieto sospiro
        Al rosso del crepuscolo,
        E una frenesia audace nell'oscurità,
        Prima che giunga il sonno.
        Ti amo perché sai sorridere,
        Eclissato nel silenzio
        Dei tuoi giorni.
        Tu sei potente e sei tenue,
        Solitario nell'eremo
        Che attorno a te hai costruito
        E la mia presenza verso te,
        È silente e assidua
        Come un'ombra che non chiede e ama.
        Me ne sto ad adorarti,
        Mentre la notte si consuma
        Sul tuo volto,
        Che non vedo ma sfioro,
        Con un bacio e una preghiera.
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          Scritta da: ANGELIKA MORI

          La pazza

          Ho visto una pazza
          andare in giro nuda
          mentre rideva di atei sorrisi;
          sfidava il fresco ottobre
          coperta solo delle sue vergogne.
          Goffe movenze,
          quasi abominevoli i capelli arruffati,
          come velli di gatti neri
          nati dalla bocca dell'inferno.
          Grassa la pazza,
          come chi non ha un solo giorno
          patito la fame.
          Ho visto la pazza
          correre allegra in piazza,
          dove straniera gente
          la guardava divertita
          mentre le sue braccia
          lasciava danzare in aria
          che parevano grosse bandiere chiare,
          flaccide senza vento giovane a pomparle,
          nel mare dell'età' che avanza.
          Ho visto la pazza correre,
          mentre camici candidi la inseguivano,
          prima di cadere,
          sullo scuro marciapiede,
          come un tronco spianato da un fulmine,
          o un peculiare, insolito volatile
          colto in volata da un tiro funesto.
          Ho udito la pazza
          supplicare pietà,
          perché la libertà era bella
          prima di assopirsi
          con un riso sedato sulle labbra,
          tra la gente che la accerchiava,
          ridacchiava e non capiva.

          Angela mori.
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