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Le migliori poesie di Angela Mori

Poetessa e scrittrice, nato a CATANIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: ANGELIKA MORI

Bambino solo

Lui piangeva:
Il suo cuore da bambino amava e perdeva.
Lui tremava:
La paura era più forte dei gemiti
Che nel cuscino affogava.
Non sentire voleva
Quei fragori della vita,
Che lo circondava senza affetto,
Ma nelle sere il vento della solitudine
Si tramutava lento
Nella sua voce;
Lei gli mancava!
Solo al buio rimaneva
In quel tetro degli anni, cresceva.
Chissà cosa pensava
Quando la individuava tra i vetri appannati,
Nella notte che il cielo riversava
O nei sorrisi falsi di chi lo ingannava,
Al rosso dei tramonti
Che il tempo aumentava.
Chissà come la vedeva,
Nei suoi sogni mentre la cingeva
E il suo cuore da bambino sperava
In un rientro che mai sopraggiungeva.
Cresceva e amava
Senza forza ormai di sperare,
Adulto diventa e solo rimane
Senza di lei cha tanto amava.
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Giovani genitori

    E ti osservava poco distante,
    Come Paride la bella Elena
    Ti ammirava nei tuoi abiti color dell'empireo,
    Con l'espressione di riverita adorazione.
    Il suo sguardo lodava i tuoi contorni,
    E l'ebano dei tuoi capelli,
    Che sfiorava il viso stanco,
    E le tue labbra scarlatte,
    Che asserivano emozionate,
    Mentre i tuoi occhi,
    Come noci d'autunno,
    Irradiavano aurei abbagli,
    Agli ultimi fasci del sole.
    Ti spiava con amore e venerazione,
    Finché le tue mani gesticolavano adagio,
    Femminili le dita affusolate,
    Alla pesantezza dei finti diamanti,
    Non si soggiogavano.
    Gratitudine nel suo cuore,
    Per chi ti fece tanto bella,
    E ancora grazie nei suoi pensieri,
    Per te, che gli donasti,
    La cosa più desiderata.
    Giovane, tenera genitrice,
    Vita che da vita,
    Giovane, orgoglioso padre,
    Innamorato di figlia e madre.
    Composta venerdì 6 settembre 2013
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Il bambino

      Da solo giocava,
      il bambino dal mondo dentro,
      da solo parlava,
      a chi non sa ascoltare,
      solo lui rideva,
      di risate non capite
      era solo lui,
      con la sua ignota pena...
      Il suo gioco durerà la sua vita intera,
      non tramonterà, ne sciuperà
      la sua innocente anima,
      ma muterà, solo il suo corpo.
      Che importa a quel bambino infinito
      se la gente di lui ha compassione?
      Lui gioisce, parla e gioca da solo,
      tra gli altri che fioriranno,
      effimeri fanciulli che
      diventeranno uomini;
      in lui invece si mostra il dono dell'infanzia,
      Per sempre.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Faccia a faccia (specchio)

        Faccia a faccia,
        Davanti ad uno specchio,
        Intrinseco di mancanze,
        Ti vedo;
        Come opera del periodo assai antico,
        Statico, inerme e raccolto,
        Mi scruti...
        Sibillino angelo senza tempo,
        Sei avvenente da fare paura.
        Carico di difetti,
        Rubi la mia forza,
        Ponendo a nudo la mia anima,
        Quante donne sulla tua strada,
        Dalla puttana alla più pura,
        in ogni luogo,
        In ogni spazio,
        Non c'è uomo che non ti odia.
        Scaltro, corruttore, artico,
        Dalla fessura dei tuoi occhi,
        Non una lacrima è mai uscita.
        Il sogghigno sul tuo viso,
        Infido, forte e suggestivo,
        Non si smorza al mio strido;
        Tu sei ciò che io non sono,
        Io sono donna, tu sei uomo!
        Ti rivedo ogni giorno in ogni specchio,
        E non t'invidio!
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          Scritta da: ANGELIKA MORI

          Il rubacuori

          Egli preferisce grazia inviolata,
          Creatura quieta e ubbidiente,
          Che si elargisce scoprendo
          Ogni suo spazio,
          Con turbata malizia.
          Egli non avversa,
          Grazia alcuna,
          Purché ardua non sia conquista,
          L'essere gentil sesso,
          Che non si contrasta,
          Al cavaliere o al predatore.
          Egli bramerebbe,
          Di espugnare la sua anima,
          Liberandone le doti velate;
          Virtù che innate,
          Possano saziare la sua sete,
          D'amore e di passione.
          Solo in seguito
          Che l'avrà posseduta
          Si tedierà di essa.
          La ricerca di una novella realtà,
          Sarà l'evento da fondare,
          Che brulicherà la sua mente,
          Fino alla nuova,
          Frizzante conquista.
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