Poesie di Andreas Gryphius
Canto della sera
Il rapido giorno è fuggito, la notte agita la sua bandiera
e adduce le stelle. Torme stanche di esseri umani
lasciano il campo e il lavoro, dove erano animali e uccelli
s'attrista ora la solitudine. Come il tempo si consuma!
Il porto s'avvicina sempre più per la barca delle membra.
E come fuggì questo giorno, così in pochi anni
io e tu, e quel che abbiamo, quel che vediamo, finiranno là.
Questa vita mi sembra un campo di corse.
O sommo Dio, non farmi scivolare sulla pista!
Non far che mi sviino né guai, né pompe, né piaceri, né paura!
Davanti e d'appresso mi stia il tuo eterno splendore.
Fà che l'anima vegli se il corpo stanco s'addorme,
e quando l'ultimo giorno verrà a sera con me,
dalla valle di tenebre sollevami su a te.
- Riferimento:
- Andreas Gryphius, nato nel 1616 a Glogau, in Slesia, e qui morto nel 1664 - poeta e drammaturgo tedesco -
Autore del Barocco, è stato il più significativo compositore tedesco di sonetti del XVII secolo.
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Nascita di Gesù
Notte, lucente notte! Notte, più chiara tu del giorno!
Notte, più splendida del sole, che luce dai alla luce,
che Dio- luce di luce -elesse alla sua luce,
notte, trionfante di ogni notte e giorno!
Gioiosa notte, che metti in fuga tenebre
e singhiozzi, l'odio portato al mondo,
le paure, i terrori e orrori atroci.
Si squarcia il cielo ma non ne cadono fulmini.
Eccolo in questa, chi fece notte e tempi,
eccolo carne ed obbediente al tempo:
la nostra carne e tempo han pegno eterno!
Il fosco dei dolori, il nero dei peccati,
il buio della tomba disperde questa notte.
Notte, più chiara tu del giorno! Notte, lucente notte!
Alle stelle
Luci che mai son pago di mirare
come diamanti eternamente ardenti. Voi,
fiaccole lucenti,
che la notte e tenebrose nubi
attraversate;
voi che i parchi del cielo, come fiori
adornate.
Voi, testimoni d'Iddio il dì della
creazione,
che solo Dio conosce e commisura,
che soltanto il Suo verbo chiamò col
giusto nome
(noi, ciechi mortali, che cimentarci osiamo!)
Custodi del piacere, oh quante dolci notti
ho trascorso, vegliando, a contemplarvi.
Sentinelle del tempo, quando succederà
che libero d'affanni e mai di voi
dimentico,
sotto di me io vi scruti, voi che col
vostro lume
mi avete acceso l'anima e la mente?