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Le migliori poesie di Andrea Spartà

Scrittore, nato venerdì 18 novembre 1988 a Patti (ME) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Andrea Spartà

Il Silenzio del Mondo

Stamattina c'era un ragazzo...
portava uno zainetto sulla spalla destra...
una piccola valigia nella mano sinistra...
lettore mp3 in tasca e cuffie nelle orecchie...
Camminava, quel ragazzo... camminava...
ed urlava, quel ragazzo... urlava...
urlava ma nessuno poteva sentirlo... nessuno ci riusciva...
ed anche il mondo gli urlava contro... ma non lo sentiva...
solo la musica nella sua mente, nel suo cuore... solo la musica...
Le strade intorno a lui urlavano... la gente urlava...
il mondo stesso, con il suo silenzio, gli urlava contro...
ma quel ragazzo, no, non sentiva...

Salì sul pullman e partì, quel ragazzo...
le cuffie non abbandonarono le sue orecchie...
la musica non abbandonò il suo cuore...
i pensieri non abbandonarono la sua testa...
Testa poggiata sul finestrino, qualche goccia che scivola lenta...
campi, case, amplessi vari che scorrono veloci...
e musica... tanta musica che urla dentro... sussurandoti le parole migliori!
Persone mute intorno a quel ragazzo... persone mute...

Non trovò il suo posto, quel ragazzo, in quel viaggio...
quel viaggio che qualcuno chiama in un modo, altri in un altro...
ed altri ancora dicono semplicemente "vita"...
Eppure aveva cercato, si era sforzato per bene, aveva urlato...
e nonostante ciò era rimasto in piedi, fuori...
spettatore di un gioco terribile che qualcuno chiama in un modo...
altri in un altro... ed altri ancora dicono semplicemente "vita"...
e guardava, guardava, guardava... senza poter interagire...
era lì, tra di loro, eppure non percepiva nessuno...
era lì, tra di loro, eppure nessuno percepiva la sua presenza...
Cercò, cercò e cercò ancora... cercò così tanto che alla fine si convinse...
non era vero che non aveva trovato il suo posto...
bensì il suo posto stesso non esisteva...
il suo destino era quello di restare lì, in disparte, solo, a guardare...
ogni tanto metteva una mano avanti...
ma quei corpi che si avvicinavano a lui li trapassava...
le urla che gli squarciavano il petto erano muti...
i suoi sguardi morivano nel nulla...

Salì sul pullman e partì, quel ragazzo...
stava tornando indietro, o forse solo più avanti...
l'importante, in fondo, era andare...
cuffie nelle orecchie, sempre e comunque, e urla... tante urla...
Ed eccolo di nuovo a casa...
zainetto sulla spalla destra... piccola valigia nella mano sinistra...
lettore mp3 in tasca e cuffie nelle orecchie...
Non poteva sentire la voce delle persone chiamarlo...
non poteva sentire la voce del mondo...
non poteva senire...
nulla...
tranne che se stesso...
tranne che la sua voce...
tranne che il suo canto...
e le sue parole, risuonavano in lui e nelle sue orecchie...
Era lì. Sarebbe rimasto. Sarebbe tornato senza esser mai davvero partito.
E urlava.
Ma nessuno poteva sentirlo...
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