Poesie di Andrea Polo (Graffio66)

Medico, nato mercoledì 26 gennaio 1966 a Stra ( VE ) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: ANDREA POLO

Prima

Dell'amore una
stella
non brilla mai
sola.
Come la margherita
di
campo bianca.
Quale
solitudine sarebbe
un
solo fiore in un
campo.
Il
volo nuziale ha
solo due
occhi ma la regina
non
si posa mai su un
fiore.
Prima
che il vento forte
di
nuvole nere oscuri
il cielo.
Prima
che le onde spezzino
i rami.
Prima l'amore che
i
fiori si inginocchino
che
già ora, nel loro
sbocciare, è tardi.
Andrea Polo (Graffio66)
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    Scritta da: ANDREA POLO

    L'acqua del torrente

    L'acqua scorre nel torrente da sempre.
    Inizia il suo scorrere dalle montagne dove
    la neve si scioglie.
    A volte, lungo il percorso, in alcuni punti
    sembra quasi fermarsi ma il suo scorrere
    è continuo e quasi sempre irrequieto.
    In certi tratti scende in modo tumultuoso
    e violento, si increspa tra le pietre,
    sbatte contro i sassi.
    Nel suo scendere, l'acqua non ha pace,
    e dopo tanta turbolenza si getta nel lago
    calmo e sempre piatto.
    Con dolcezza prenderà la via del fiume
    per perdersi alla fine nel mare.
    Ma quel suo scendere turbolento,
    a volte pericoloso del primo tratto
    è stato il momento più alto e più bello
    del suo scorrimento.
    Andrea Polo (Graffio66)
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      Scritta da: ANDREA POLO

      Di vele e di sogni

      Hamidullah,
      a volte i tuoi
      occhi sono
      come persi nel
      vuoto
      che li inseguo
      a volte
      li ritrovo in un
      sorriso
      un po' triste un
      po'
      malinconico
      in cerca di sogni
      che
      questo mondo
      ti ha tolto.
      Perché i tuoi
      occhi che
      l'Afghanistan
      è nel buio
      che inginocchiano
      il mondo
      sono mare,
      sono
      cielo e vento
      che
      le vele bianche
      degli
      oceani aspettavano.
      Questa mattina
      medicandoti
      mi accorgo
      che
      hai un ago infisso
      nella
      pianta del piede.
      Sono
      sbalordito, nero,
      più arrabbiato
      smarrito,
      non so nemmeno
      io
      cosa mi sento ed
      il fucile
      appoggiato dietro
      il tavolo
      mi guarda in piedi.
      Forse
      camminando adesso
      che
      cammini che la
      sensibilità ancor ti
      manca
      alle piante l'ago
      si è
      conficcato nella tua
      carne
      senza te ne accorgessi.
      Ed i tuoi passi
      che
      ancor non sentono,
      penso,
      sono i passi del mio
      mondo, di noi,
      passi ciechi
      che
      calpestano campi
      di grano
      senza rimorso e
      non so
      più cosa pensare
      ma i fucili
      tacciono in questo
      giorno
      eppur la guerra è
      anche
      nei silenzi di altri
      mondi
      che falsi pregano
      nelle
      chiese la pace ma
      per loro
      e non ci sarà così
      mai pace.
      Hamidullah
      ogni volta che ti
      vedo
      mi insegni qualcosa
      e le vele
      degli oceani, di
      questi deserti
      aspettano
      il tuo
      vento, lo so.
      Ti guardo nei tuoi
      sguardi
      spesso assenti
      per
      inseguirti e mi
      chiedo
      dei tuoi sogni
      tu
      che hai visto solo
      sabbia
      e fango e piante
      senza
      fiori ne voli di
      farfalle.
      Mi chiedo triste
      che
      solo l'amore per
      una fata
      lontana mi fa
      respirare
      che le sue
      chiome
      mi accarezzano
      i pensieri
      dei desideri di un
      bambino
      calpestati da giganti
      di impronte
      che non hanno idee
      di libertà.
      Che il mondo ora
      si
      fermi e ti guardi
      che
      si fermino i giganti,
      che
      i fucili tacciano per
      sempre
      per i sogni di un
      bambino
      che del mondo sono
      la libertà cercata.
      Andrea Polo (Graffio66)
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        Scritta da: ANDREA POLO

        La sposa vestita di bianco

        È arrivato finalmente quel giorno tanto atteso.
        La sposa vestita di bianco,
        che, esce dalla chiesa del piccolo paese,
        è un vero incanto.
        La guardo in tutta la sua bianchezza,
        e rivedo la mia vita.
        Li in cima alla bianca vetta,
        mi sentivo di poter volare.
        Quanti sogni, e quanto amore che sentivo,
        per quell'uomo che avevo al mio fianco.
        Ma da quel giorno è stato uno scendere continuo.
        È rimasta, per consuetudine, la fede al dito
        e il vestito bianco, chiuso in un armadio, è ingiallito.
        La strada è diventata piana, quella vetta imbiancata
        è lontana e non sono più sicura, dopo tanta strada
        che l'amore sia davvero vicinanza e condivisione.
        Andrea Polo (Graffio66)
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