Scritta da: Silvana Stremiz

Nel giardino pubblico

Una giovane ha appena accavallato le gambe
E il poeta spera che il vento sia suo complice.
Sorveglia irrispettosamente l'orlo del vestito,
l'unica strada verso la felicità.
La giovane sorride, estranea all'importanza della sua coscia
parlando di profumi o ragazzi o promesse.
E il vento soffierà
- di fronte a tanta insistenza soffierà –
ma la vera fortuna sta nel fatto che la mano della giovane
scenda in tempo, e la sua pelle continui ad essere possibile.
Alexis Diaz Pimienta
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Nella piscina dell'Hotel Siviglia

    Quella ragazza dalla pelle scura,
    quella che bacia e abbraccia lo straniero,
    con le sue trecce false, Cuba pura
    che scola birra Hatuey e usa sincera

    accento, gergo e arti di terra dura,
    l'arrangiarsi di poveri quartieri;
    quella ragazza con la vita tesa
    come un violino in preda ai desideri;

    quella ragazza con la notte accesa
    su tutto il corpo, che tiene distesa
    tutta quell'ombra sul sole d'Europa;

    quella ragazza ignora che io esisto,
    che le scrivo un sonetto, e che la vesto
    di versi in rima, mentre lui la spoglia.
    Alexis Diaz Pimienta
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Dice il nipote

      I nonni non mi piacciono perché finiscono subito.
      Sono a malapena un ginocchio ossuto, una mano
      tra i capelli,
      e diventano già una foto nella sala,
      un volto che s'allontana.

      I nonni mi spaventano perché sono molto docili,
      sanno tutto e cantano.

      I genitori dovrebbero avere i figli più da giovani,
      perché questi a loro volta avessero presto figli
      e i nonni non arrivassero tanto tardi.
      Alexis Diaz Pimienta
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Una storia banale come tante altre

        Sono arrivati all'Avana,
        passeggeri dello stesso aereo,
        vicini di posto,
        chiacchierando delle sciocchezze
        che riempiono i viaggi lunghi.

        Lei ha nascosto la macchina fotografica,
        ha comprato pizze infami,
        ha usato monosillabi per nascondere il suo accento.

        Lui parlava a voce alta
        e sorrideva per ogni cosa,
        ha visitato gli alberghi,
        ha falsificato lo stupore,
        ha affittato un'automobile.

        Lei è entrata nel mercato,
        è salita sugli autobus,
        ha visto le costellazioni
        dal lungomare,
        ha comprato e bevuto acquavite.

        Lui ha pagato le ragazze,
        ha dato mance,
        ha fatto felice un bambino
        con gomme da masticare e biro,
        ha fotografato le code e le case.

        Un giorno prima di ripartire
        si sono incontrati sotto i portici
        della Piazza d'Armi,
        soli, a tarda notte.
        E non hanno trovato nulla da dirsi.
        Alexis Diaz Pimienta
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Fine del viaggio

          Se hai scoperto
          che tutti gli oracoli ingannano,
          che tutte le strade portano a te stesso,
          cosa farai delle tue prossime paure?

          Se hai scoperto
          che gli astri mentono
          — o forse si sbagliano —
          che farai delle tue maldicenze?

          Se hai scoperto
          che la vecchia gitana col fazzoletto rosso
          imbroglia da secoli i viaggiatori,
          cosa farai di tanti manoscritti,
          di tante fidanzate che aspettano fiori?

          Se hai scoperto
          che anche nella vita
          sei un semplice passeggero in transito,
          che farai, dove lo farai, e quando?
          Alexis Diaz Pimienta
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