Lo spaccio di parole

Io mi avvicino
a quel piccolo gruppo
di parole in libera uscita.
Da loro
trovo sempre qualcosa
che mi può servire ad impostare un pensiero.
È a libera offerta
ma non fanno scontrini,
non hanno il permesso per vendere nulla.
Sono state espulse dal consesso della gente per bene
perché le hanno scoperte
che dicevano il falso.
Una emme del gruppo
è stata coinvolta in un brutto giro
di false promesse in cambio di voti.
Ne è uscita pulita,
ma non più di tanto,
insufficienza di prove.
A una virgola invece
hanno dato dieci anni
e interdizione perpetua dai libri di scuola.
Otto punti hanno avuto vent'anni ciascuno.
Le - i - e le - o-,
le più coinvolte di tutte
hanno avuto l'aggravante dell'associazione a delinquere,
insieme formavano l'- io-,
la parola più usata dai vanesi al potere.
Ma a me non importa
di ciò che hanno fatto,
se mi conviene non dico di no.
Sembra però che siano richieste
perché ci saranno nuove elezioni
ed allora come sempre tutte le parole saranno buone,
soprattutto quelle bugiarde.
Alexandre Cuissardes
Composta lunedì 25 febbraio 2013
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    C'è il che

    Offre rum e tequila,
    e femmina di cocco
    con una sola c,
    prepara per gli amici
    il cuba encarcelada,
    versione americana del cuba libre,
    nome da propaganda.
    Veste di un bianco fine
    e copre la testa
    con un panama all'antica.
    Indica col dito la sua guancia destra
    e racconta la storia di un cicatrice
    che nessuno vede.
    Forse scambia le ferite dell'anima
    con quelle del corpo,
    della pelle.
    Lui
    la rivoluzione
    l'ha conosciuta,
    o forse no.
    L'ha combattuta.
    Forse,
    o forse l'ha condannata,
    stando in disparte,
    col sigaro in bocca,
    e la condanna in mano.
    O se l'ha fatta,
    la rivoluzione
    l'ha fatta in retroguardia,
    oppure a parole,
    un racconto.
    Magari l'avrà descritta,
    come corrispondente
    di un foglio di carta
    in lingua spagnola.
    Di certo la cita molto.
    O forse no,
    quanto basta.
    Nessuno lo sa,
    siamo tutti sulla parola,
    sulla sua parola,
    ma è facile credere,
    finché offre da bere.
    Nessuno può testimoniare
    né il fatto ne il non fatto,
    né i fatti o i non fatti,
    la verità con la sua verità.
    Nel suo covo
    carte illeggibili
    sparse in giro
    e frasi di convenzione,
    fatte per le elezioni.
    Tratte da libri distrutti
    che non possono più testimoniare
    di essere stati rapiti
    e derubati dei contenuti.
    Restano ai muri ritagli di manifesti
    strappati con le mani.
    Fanno pensare che nell'altra vita
    fosse un candidato
    della prima o della seconda repubblica.
    A vedergli la pancia
    sembrerebbe di entrambe.
    Degli ideali che spiega
    restano a prova le etichette,
    non molto chiare,
    cucite all'interno di schiena
    sulla casacca da uomo politico,
    casacca cambiata più volte,
    come spesso succede in quel mondo.
    E l'unica casacca che ha,
    l'ha spesso fatta cambiare colore,
    ma non l'ha mai fatta lavare
    e disinfettare.
    Ma in fondo
    a noi cosa importa,
    finché fa belle feste
    e ci offre da bere,
    è passato il concetto
    che il voto è sprecato,
    tanto vale gettarlo per chi offre di più.
    Alexandre Cuissardes
    Composta lunedì 25 febbraio 2013
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      Nell'attesa

      Mi sono perso in casa
      in pochi metri,
      in ciò che mi rimane
      mentre aspetto i cani
      a far pulito.
      Mi sono perso in un passato antico,
      speranze condivise
      ma non so più con chi,
      sangue sputato sulle mani sporche.
      Mi sono perso dove ho scaricato il mitra
      e l'ho piantato in terra
      a canna in giù
      albero di ferro.
      È lo stesso luogo
      dove ognuno ha perso un po' di se
      il se migliore,
      e preso un po' del peggio
      per reinserirsi in ciò
      che lo aspettava
      a braccia aperte
      con le manette pronte
      ed una lettera di scuse
      per i modi.
      Tutti hanno bivaccato nell'attesa,
      lasciando a me lo sporco da spazzare.
      Fatemi uscire presto
      fatemi andare via
      perché non possa mai vedere
      ciò che si sta per consumare
      o tornerà la voglia maledetta
      di tirar fuori il mitra e di sparare.
      Alexandre Cuissardes
      Composta venerdì 22 febbraio 2013
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        Dopo il comizio

        dice il burocrate all'onorevole
        "tutto è filato liscio,
        tutto è riuscito bene,
        è suonata la grancassa
        ha convinto molta massa-".
        Pensa il burocrate nella sua mente
        "è stato appena sufficiente,
        pure lui non vale niente.
        Ma anche per questa volta
        la mia tasca è piena,
        il posto è salvo,
        ma devo stare attento
        fra la gente c'è fermento.
        Mentre seguo il mio padrone
        sarà bene che cominci
        ad agganciare le persone,
        per potere se succede
        essere pronto a cavalcare
        il potere popolare."
        Alexandre Cuissardes
        Composta venerdì 22 febbraio 2013
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          Cercasi vittima per la notizia di domani

          Qualcuno
          non ricorda nessuno dei fatti,
          perché accaduti tanti anni fa.
          Altri
          dicono di non conoscerli
          quei fatti
          perché avvenuti troppo lontano
          dal loro punto di vista.
          Tutti però sono concordi nel giudicare,
          se stimolati,
          ma senza impegno,
          pareri non vincolanti.
          C'è chi parla
          ma riporta per sentito dire,
          non si assume responsabilità.
          Nessuno scioglie il dubbio,
          risponde alle domande.
          Ognuno dice le sue ovvietà
          o inventa viaggi mai effettuati,
          nel giorno in cui successe,
          questo
          per non dover scendere in particolari.
          Ed ognuno spara le sue cazzate,
          l'unico invece che ha visto tutto
          lo ha fatto con gli occhi di un altro,
          ma non li vede da anni
          non sa dove ritrovarli.
          Uno che di certo sa tutto di tutti,
          e le loro rispettive versioni dei fatti
          non si è ancora autorizzato a parlare.
          Ha in testa la verità,
          tenuta ben chiusa in un posto segreto.
          La tiene pronta per un giornale straniero,
          non chiede soldi
          solo il diritto di asilo
          in un paese diverso,
          unica condizione posta,
          che non si chiami italia.
          Da tutto questo
          la stampa ha costruito la verità per i propri lettori,
          anche per oggi la prima pagina è fatta,
          per chi ha voglia di credere.
          Alexandre Cuissardes
          Composta venerdì 22 febbraio 2013
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