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L'ora dell'aperitivo velenoso

È per sentito dire
che so della tua vita,
certo ne parlano
per farmi stare male.
Sai come sono gli amici,
spesso tutto fuorché amici.
Sembra che prendano la mira
quando mi vedono apparire,
sembra che armino le lingue
per poi sparare.
Sparare parole che feriscono ogni volta
ma feriscono soltanto.
Non si può far morire
chi ci fa un po' divertire.
E c'è chi gioca
a fare finta di non sapere
e ripete di nuovo
il - come va -
della volta prima.
C'è poi chi se la gode
del mio gran soffrire
e ride soddisfatto
guardando in viso il suo bicchiere.
Qualcuno parla meno
come se non gli importasse
ma aspetta solamente
"la prossima occasione"
l'occasione giusta
per il colpo di frusta.
Contribuiscono tutti quanti,
ognuno a modo suo,
al mio soffrire.
Ma solo quando mi volto
si fanno i complimenti.
Davanti alla mia faccia
sono pieni di premure.
Non perdono occasione
per farmi ricordare
che ancora esisti
e che stai bene,
che io non ho perso niente.
A parte "tutto"
penso io.
Ma era un tutto così nascosto
e solo da parte mia
che neppure so dov'era
se c'era,
adesso dove sia.
Ed anche per stasera
ho già pagato il prezzo per la compagnia.
Volto le spalle a tutti
ed esco a capo basso,
ed ai richiami per restare
scuoto la testa
come i cani dai lunotti delle auto
e faccio no-no con l'indice su dritto.
E non mi volto non per non lo fare
ma solamente per non far vedere
che anche stasera hanno mirato giusto,
parlato agli occhi per farli lacrimare.
E penso dentro me:
- schifosi amici buona notte,
adesso fate un giro di bicchieri
alla salute della battuta più cattiva.
E datevi appuntamento per domani,
tanto è sicuro che ritornerò
a farvi divertire,
a farmi schifo,
a stare
come solo si sente
chi come me
non ha la forza per cambiare,
ed in quel tutto che ha perduto
ha al primo posto la dignità
e poi l'onore.
Composta sabato 20 luglio 2013
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    Un saluto di canapa

    Io
    questa morte,
    l'ennesima morte che non vale niente
    la voglio dedicare a un po' di gente.
    Vi faccio un regalo che per voi
    vale di certo poco
    ma che a me costa molto caro.
    Un regalo che vi meritate,
    un regalo d'estate.
    Vi regalo un uomo appeso,
    un corpo sospeso.
    Sospeso a un albero,
    a una trave.
    Pezzi di legno
    diventati all'improvviso boia loro malgrado,
    costretti ad ascoltare le ultime bestemmie
    nomi cognomi e fatti,
    accuse,
    e quel
    -facciamo presto per favore-
    che però non possono esaudire,
    perché non sanno cosa fare
    non sono nati per impiccare.
    Restano fermi,
    lì,
    mentre invece la corda non sente per mestiere
    cultura e antiche parentele
    o forse non ha cuore
    e stringe,
    senza provare alcun dolore.
    Ed ecco fatto,
    il giorno dopo
    un morto in più sulla coscienza,
    non per un gesto disperato
    ma per un uomo assassinato.
    Io questa morte ve la voglio dedicare
    con una dedica originale,
    mandandovi a cacare,
    voi con i vostri studi e le carriere,
    voi che tornate casa tutte le sere,
    con la coscienza sporca
    ed il domani assicurato.
    Voi che guardate in viso i vostri figli
    che hanno di fronte un padre disgraziato.
    Voi che strisciate sempre
    con quel permesso in testa di poter far tutto,
    separati dagli altri da un abisso e un muro.
    A voi riservo
    come finale,
    il mio affezionato caldo ed eterno vaffanculo.
    Composta sabato 20 luglio 2013
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      Addio

      Ti conterò le rughe,
      quelle in faccia
      e quelle sul corpo,
      per ricordare gli anni che hai.
      Ne avevo perso il conto,
      degli anni e delle rughe,
      era da tanto che non ti guardavo.
      Ti conterò le righe,
      quelle lasciate
      dagli elastici che stringono forte
      per tenere insieme abiti troppo stretti
      e pelle troppo vizza.
      Ti conterò gli anelli
      tutti da poco prezzo
      per ricordare i tuoi tanti fidanzati per una sera.
      E gli abiti negli armadi,
      destinati ad ogni loro uscita
      a scivolare a terra per un po'
      sul pavimento di una camera d'albergo,
      sempre dopo una cena ed un presente.
      Osserverò i tuoi graffi,
      uno per ogni uomo che hai portato a letto.
      E mi domanderò il perché
      siano stati così tanti
      i graffi,
      gli amanti.
      E mi domanderò il perché
      uno che fosse uno non fosse velenoso
      non ti abbia ucciso.
      E te lo griderò sul viso
      quante rughe ti ho contato
      per ricordarlo a te gli anni che hai,
      che hai avuto.
      E ti rinfaccerò gli anelli
      e le collane,
      il prezzo da pagare per averti.
      Ma è inutile che chieda
      che urli,
      dovevo solo un po' sfogarmi.
      Adesso sei distesa
      ed è certificato
      che ormai ti sei giocata
      quell'ultimo respiro.
      Sei lì
      ormai incapace di far male,
      di dare spiegazioni.
      Del resto cosa importa,
      anche se a caro prezzo
      ti sono sopravvissuto
      con gli abiti
      gli anelli e tutto il resto.
      Composta sabato 20 luglio 2013
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        pace imposta

        È successo.
        In un momento
        da troppi a uno,
        col consenso di nessuno.
        È finita la baruffa,
        quel continuo battagliare,
        quell'imporsi con l'inganno
        e con la truffa.
        C'è chi ha messo tutti a posto,
        quelli in alto e quelli in basso,
        quelli a destra e quelli a manca.
        Ci han pensato in quattro o cinque
        con al seguito i cannoni
        carri armati
        e soldati a battaglioni.
        Da domani si comincia.
        Tutti in fila di mattina,
        e la sera a letto presto.
        Toni bassi nella voce,
        il dovere di ubbidire.
        A qualcuno mancheranno
        quelle risse da cortile,
        qualcun'altro ci dirà
        - era l'ora finalmente-
        Ed ognuna delle parti
        canterà la sua vittoria
        o cantando una faccetta
        o inneggiando a una bandiera,
        mani aperte
        o chiuse a pugno.
        Ma non sanno che fra un po'
        si saprà la verità,
        che hanno perso tutti quanti.
        A seconda del colore
        potran scegliere se stare
        dalla parte di chi prende schiaffi in faccia
        a mano aperta
        o cazzotti
        a pugno chiuso.
        Ed a tutti per giustizia
        anche molti calci in culo.
        Composta giovedì 18 luglio 2013
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          i dipendenti

          A fine lavoro,
          gli paga lo stato
          quei trenta denari
          al giuda di turno,
          a chi deve tradire.
          A fine lavoro
          gli paga lo stato
          quei trenta denari
          al servo di turno,
          a chi deve colpire.
          Paga lo stato per fare del male,
          paga il prezzo che c'è da pagare.
          Fischia la frusta
          su chi deve ubbidire
          raschia sul corpo
          di chi deve soffrire.
          Ecco lo stato
          a farsi sentire.
          Composta giovedì 18 luglio 2013
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