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Seduto nella fila degli uomini soli

Ed alla fine del film
tutti si baciano,
l'amore trionfa
e ti domandi perché,
ma la risposta che ti dai
è sempre la stessa.
Li pagano bene
per il lieto fine.
e poi sono attori,
recitano
Meglio che sia così,
deve essere così.
Perché se così non fosse
potresti restarci secco
su questa poltrona.
Composta sabato 9 novembre 2013
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    L'ultima figura vista

    Mi guardi
    ma di sfuggita.
    Mi ascolti
    ma per educazione.
    Io non so neppure più
    quello che sto dicendo.
    Mi sei di fronte
    ma i tuoi piedi
    sono già voltati all'indietro,
    sono impazienti di portarti via,
    tu con le tue valigie.
    Io parlo al passato
    dico mille volte
    "ti ricordi..."
    "mi ricordo..."
    Ma tu invece
    hai ben chiaro il tuo futuro.
    Mi faccio quasi schifo
    col mio inutile parlare,
    ti faccio perdere tempo e basta.
    Forse
    il fatto che io non sia riuscito mai a cambiare
    ti ha tolto dall'impiccio,
    ti ha dato la scusa che cercavi
    per mollare.
    Eppure
    sapessi quanto mi è costato
    non riuscire a fare
    neppure quel niente che mi hai sempre rinfacciato.
    Certo che sei bella,
    chissà
    come hai fatto a contentarti
    per tutto questo tempo,
    o forse c'è sempre stato l'aiuti di qualcuno,
    magari un consigliere di bella presenza...
    Meglio che non sappia
    meglio che non veda.
    O forse no,
    è meglio che ci pensi spesso
    in questo tempo che mi aspetta.
    Pensare tutto il male su di te
    mi impedirà di fare male a me,
    forse.
    Ma non mi sono accorto
    che avevo smesso di parlarti,
    e tutte queste cose
    le avevo solo in mente.
    E so come sei fatta,
    non hai aspettato
    che mi risvegliassi dai pensieri
    e mi hai lasciato qui da solo.
    Ma adesso sono cosi stanco,
    mi butto un po' sulle lenzuola sfatte
    però prima di cercare di dormire
    prendo la mia autostima ed il mio amore
    e li metto sotto il letto
    a macerare,
    accanto alle mie scarpe ed alle tue pantofole,
    e non li tolgo più da li,
    neppure per pulire.
    Composta martedì 8 ottobre 2013
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      piccole risposte da un sigaro acceso

      Sono seduto al tuo tavolo da scrittura.
      Quando non ci sei lo faccio mio.
      Ma sembra che lo sappia
      che da adesso sarà mio per un bel po',
      o forse per un bel sempre,
      il legno è più rilassato.
      Tu ci battevi sopra i pugni troppo spesso,
      gli facevi del male.
      Vedo dalla finestra
      a pulire in spiaggia
      pigri operai
      con divise luccicanti
      ed occhi spenti.
      Hanno la testa china,
      non so
      se sia in segno di umiltà
      o per cercare fortuna in basso,
      ai loro piedi.
      Usano i rastrelli
      come pettini di barbieri.
      Sanno di fare un lavoro inutile,
      ed anche i rastrelli lo sanno.
      Non si possono togliere
      le vergogne della gente in mutande d'estate.
      E poi
      lo sporco d'autunno
      è già alle loro spalle
      che avanza.
      Fra qualche giorno
      sarà tutto come prima.
      La luce
      passa a tratti nello studio,
      illumina i titoli dei libri,
      ma solo per un attimo,
      la luce non chiede permesso.
      La sfrontatezza del potere
      o dell'anarchia,
      oppure
      sanno che io non conto un cazzo,
      chissà chi li ha informati,
      forse la prima stampa.
      Il cielo è molto scuro,
      un culo di bottiglia
      si direbbe.
      Virgole di fuoco chiaro,
      lampi di flash.
      Forse dall'alto
      mi scattano qualche foto
      con una Rolleiflex
      ed un vecchio flash Metz.
      Sarò famoso,
      o saranno foto tessera
      per il passaporto all'al di là.
      Ma il primo tuono
      mi fa pensare che mi sbagliavo.
      Non sono famoso,
      se non per la mia nullità,
      e per l'al di là
      non servono foto tessera,
      basta smettere di respirare.
      Mentre io ed il mio amabile sigaro acceso,
      acceso
      dove tu non volevi,
      dialoghiamo fra sordi
      già piove.
      Ma sono al coperto.
      Mi fa compagnia il tuo cane
      che non ho più.
      Con la tua partenza
      ha capito
      che con me non sarebbe stata una facile convivenza.
      Non ci siamo mai capiti,
      io e lui,
      come del resto io e te.
      Forse si è reso conto che non lo amavi
      o non lo amavi più come prima,
      oppure ha capito
      che non lo avevi mai amato.
      So di cani
      che si sono lasciati morire
      sulla tomba del padrone,
      che brutta parola
      la parola "padrone"
      per definire il padrone di un cane.
      Chissà se un cane si è mai suicidato?
      Se non tornerà saprò che lo ha fatto
      e che la colpa è la tua.
      Intanto distendo le gambe
      sotto il tuo tavolo da scrittura,
      guardo fuori
      solo per un attimo.
      Stasera
      non accenderò nessuna luce in casa,
      accenderò solo sigari.
      Per illuminare
      quel poco che mi serve
      i lampi di fuori mi bastano,
      speriamo che durino a lungo
      e non facciano danni,
      o li facciano alle persone giuste.
      ma questo è chiedere troppo,
      dovrebbero scatenarsi per anni.
      Ma non è un mio problema,
      a me danno luce innocente,
      luce dal cielo,
      luce da lontano.
      Intanto
      sul tavolo brilla
      il giallo importante
      del mio bicchiere di whisky.
      Grazie per avermi lasciato solo
      donna che ho lasciato scappare.
      Composta domenica 6 ottobre 2013
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